In pochi mesi a Roma sono esplose quasi venti bombe
Quasi tutte nella zona orientale della città, e molte indirizzate ad attività commerciali: per ora ci sono solo ipotesi
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Da giugno nella zona est di Roma sono esplose 19 bombe. Erano bombe rudimentali, semplici da fabbricare e difficili da tracciare, dette comunemente “bombe carta”. La maggior parte ha colpito attività commerciali come concessionari di auto, bar, barbieri, enoteche, panifici, sale scommesse, ferramenta. Alcune sono state messe anche in ingressi di palazzi residenziali. Finora c’è un’unica persona che è rimasta ferita a seguito delle esplosioni, il residente di un palazzo di via Tommaso Smith, nel quartiere di Casal Bruciato, che è stato colpito da alcune schegge.
In tutte le altre esplosioni non è stato ferito nessuno, ma i danni collaterali sono stati significativi: agli androni dei palazzi, agli appartamenti, a infissi e finestre, ai marciapiedi o alle auto parcheggiate in zona.
Le indagini sui vari episodi sono in corso. Secondo chi indaga, l’ipotesi più probabile – ma ancora da accertare – è che siano episodi collegati tra loro e riconducibili a contese o regolamenti di conti tra vari gruppi criminali che si stanno riposizionando dopo alcuni recenti arresti.

Una bomba carta esplosa nell’androne di un palazzo in via Giacomo Galopini, nel quartiere Torre Gaia, a Roma Est, 2 novembre 2026 (Benvenuti/LaPresse)
Le ultime due esplosioni sono avvenute nella notte tra il 2 e il 3 novembre a Castelverde, vicino al centro commerciale Roma Est, fuori dal Raccordo. In via di Massa San Giuliano il Monkey Bar è stato danneggiato sia all’esterno che all’interno. La notte precedente due bombe erano esplose a un’ora di distanza l’una dall’altra all’ingresso di due palazzi a Torre Gaia e Casal Bruciato.
Le altre degli scorsi mesi avevano interessato diversi quartieri, tutti periferici e concentrati in maggioranza nella parte orientale della città: Alessandrino, Torre Maura, Borghesiana, Guidonia, Tor Bella Monaca, La Rustica, Don Bosco, Centocelle, Cinecittà, San Basilio. Ma alcune erano esplose anche in zone distanti, come Casetta Mattei, Ostia o Ciampino, dove a fine ottobre una bomba carta aveva colpito un’agenzia di scommesse.

L’androne di un palazzo di via Statilio Ottato, in zona Don Bosco, dopo l’esplosione. Roma, 3 agosto 2026 (ANSA)
Tutte le bombe sono state piazzate e fatte esplodere durante la notte, anche per questo non hanno provocato quasi nessun ferito. Gianpiero Cioffredi, dell’associazione Libera contro le mafie, ha detto alla rivista lavialibera che «tutte le bombe tranne una hanno colpito attività che hanno come proprietari esponenti della criminalità o comunque gente coinvolta nello spaccio, con nomi importanti».
Il 25 marzo, per esempio, una bomba è scoppiata davanti a una ferramenta di Tor Bella Monaca di proprietà dei genitori di Vincenzo Vallante, soprannominato “Naruto”, considerato a capo di un’organizzazione criminale legata allo spaccio di droga. A fine agosto una bomba artigianale era esplosa sulla Casilina, davanti a un negozio di noleggio e vendita di auto, danneggiando la serranda. Ventiquattro ore dopo il negozio era stato colpito da una seconda bomba, più potente, che aveva danneggiato anche le auto in sosta. L’attività è di Manuel Sammarco, che dal 2024 si trova ai domiciliari per possesso di cocaina e crack.

L’androne di una palazzina in via di Casal Bruciato, Roma, 2 novembre 2026 (Benvenuti/LaPresse)
A inizio ottobre è stata colpita invece la New Costantino Rent Car, sulla Casilina, che appartiene ai fratelli Emanuele e Alessio Costantino, figli di Andrea Costantino, detto “Er Verdura”, già condannato per usura ed estorsione in concorso con alcuni membri del clan Pagnozzi.
Lo zio materno dei due fratelli è stato condannato a trent’anni per traffico internazionale di stupefacenti, mentre loro, nel 2021, si erano salvati da un tentato omicidio il cui mandante era Giuseppe Molisso, legato al clan Senese. L’attentato era stato invece materialmente eseguito da Gustavo Alejandro Musumeci, conosciuto anche come Raul Esteban Calderon, condannato in primo grado all’ergastolo, ma poi assolto in appello, per aver ucciso nel 2019 Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik”, ex capo degli ultras della Lazio coinvolto in varie attività criminali.

L’autosalone dei fratelli Costantino danneggiato da una bomba carta, Roma, 3 ottobre 2026 (Valentina Stefanelli/LaPresse)
All’inizio di ottobre il prefetto di Roma Lamberto Giannini ha incontrato il questore Roberto Massucci insieme ai comandanti provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, per occuparsi di tutte queste esplosioni. Uno dei filoni delle indagini riguarda le piazze di spaccio e la possibile riorganizzazione territoriale dei gruppi criminali.
Per decenni la vendita di sostanze stupefacenti nella zona est di Roma è stata gestita dal clan Senese, una delle organizzazioni di matrice camorristica più potenti di Roma, guidata da Michele Senese, noto come “O’ Pazzo”. Senese è in carcere dal 2017 per una condanna in via definitiva a trent’anni per omicidio, ma da lì ha continuato a dirigere il clan mantenendo il controllo sia sullo spaccio che sulle estorsioni.
La sua organizzazione ha subìto un duro contraccolpo negli ultimi anni grazie a una serie di inchieste portate avanti dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, compresa quella legata all’omicidio di Piscitelli. A inizio settembre, in relazione all’omicidio, erano state eseguite le ordinanze di custodia cautelare nei confronti di sette persone accusate di essere i mandanti dell’omicidio: oltre a Michele Senese avevano riguardato altre persone a capo di altrettante famiglie criminali attive a Roma.

L’autosalone in via dei Platani 171 colpito da una bomba carta, Roma, 9 ottobre 2026 (Benvenuti/LaPresse)
L’ipotesi di diverse inchieste giornalistiche e associazioni che si occupano di mafie è che il vuoto di potere conseguente alle inchieste stia avendo come conseguenza una lotta per il controllo del territorio. Una lotta che potrebbe essere ricondotta o alle seconde linee delle organizzazioni storiche, sempre meno numerose, che si scontrano tra loro, o a una faida tra queste ultime e nuovi gruppi emergenti, che pretenderebbero un pezzo di territorio da gestire in modo autonomo da clan e camorra.
Cioffredi, sulla rivista lavialibera, ha ipotizzato che da un lato ci siano «i gruppi giovani che cercano autonomia» e che dall’altro ci sia «il tentativo del clan Senese di dimostrare che è ancora operativo e di coprire la percezione di vuoto». Questo spiegherebbe anche il passaggio alle bombe carta, e non l’uso di pratiche più “tradizionali” come sparatorie o attacchi mirati alle persone: perché le bombe carta si possono assemblare con materiale facilmente recuperabile, non richiedono molti mezzi e risultano comunque efficaci.
Nel frattempo, a metà ottobre Libera e altre decine di associazioni e sindacati hanno promosso una manifestazione a piazza Malatesta, vicino al Pigneto, intitolata “Fuori la mafia dalla città”.



