Sono state arrestate 7 persone per l’omicidio di Fabrizio “Diabolik” Piscitelli
Tra cui il capo del clan Senese, che avrebbe deciso di uccidere il capo ultras della Lazio per controllare il mercato della droga a Roma
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Mercoledì mattina sono state eseguite le ordinanze di custodia cautelare nei confronti di sette persone accusate di essere i mandanti dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik”, capo degli ultras della Lazio coinvolto in varie attività criminali, che fu ucciso nel 2019. Vuol dire che chi di loro non era in carcere è stato arrestato, mentre a chi si trova già in carcere per altri motivi è stata notificata l’ordinanza.
Tra di loro c’è Michele Senese, capo dell’omonimo clan, una delle organizzazioni mafiose più potenti di Roma. Senese è già in carcere dopo essere stato condannato in via definitiva nel 2017 a 30 anni per l’omicidio di Giuseppe Carlino (commesso nel 2001 a Torvaianica). Secondo la procura, Senese avrebbe approvato l’uccisione di Piscitelli, che sarebbe stata organizzata invece da Leandro Bennato con l’aiuto di Alessandro Capriotti: entrambi hanno ricevuto le ordinanze di custodia cautelare. Bennato è già in carcere dopo essere stato condannato definitivamente a 19 anni e 4 mesi quest’anno per sequestro di persona e spaccio di cocaina. È a capo, con il fratello Enrico, della famiglia che comanda e gestisce le attività criminali delle zone romane di Casalotti e Primavalle.
Non è stata resa nota l’identità degli altri quattro arrestati, ma fanno tutti parte della criminalità organizzata romana.
La procura ipotizza che l’omicidio sarebbe stato commissionato perché il clan considerava Piscitelli un rivale per il controllo della vendita di droghe illegali in città, in particolare nella zona della Tuscolana, un quartiere a sud-est di Roma. Il mercato di stupefacenti di Roma è il più grande d’Italia e il più appetibile per le organizzazioni criminali.
Piscitelli venne ucciso il 7 agosto del 2019 mentre era seduto su una panchina del Parco degli Acquedotti, nel quartiere Appio Claudio di Roma. L’assassino gli si avvicinò fingendosi una persona che era andata a correre, e lo uccise con un colpo di pistola alla testa. Bennato, secondo la procura, avrebbe anche scortato in scooter l’esecutore materiale dell’omicidio.
Come esecutore materiale fu condannato in primo grado all’ergastolo Raul Esteban Calderon nel 2025, che poi quest’anno è stato assolto dalla Corte d’assise d’appello di Roma.



