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  • Mercoledì 4 novembre 2026

Sopra alcune carceri italiane sono state montate grosse reti

Le ha volute il governo, sono parte di un piano per contrastare le consegne con i droni

Il carcere di Vicenza coperto da una rete antidrone (da Google Street View)
Il carcere di Vicenza coperto da una rete antidrone (da Google Street View)
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Nel corso di quest’anno il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP) ha iniziato a mettere delle reti sopra le carceri, per impedire ai droni di consegnare ai detenuti cellulari, sostanze stupefacenti e armi: è un problema che negli ultimi anni si è intensificato e riguarda soprattutto alcune carceri. Il DAP è l’ente del ministero della Giustizia che si occupa di carceri, e le reti sono l’ultima misura adottata tra quelle comprese in un piano più ampio per contrastare questo problema.

Carlo Nordio, il ministro della Giustizia, ha detto che il piano comprende l’installazione all’interno delle carceri di decine di dispositivi per rilevare, identificare e localizzare i droni, e di altri che servono invece ad abbatterli: i cosiddetti jammer, strumenti che servono a disturbare le frequenze dei droni, e quindi a far perdere il controllo a chi li guida. Sono anche stati programmati diversi interventi nel 2027 per ammodernare la videosorveglianza delle carceri.

Rispetto a questi sistemi però le reti sono molto più economiche e non richiedono personale esperto per farle funzionare: è proprio con questi argomenti che il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro (che si è dimesso lo scorso marzo) aveva detto che avrebbe fatto mettere le reti in molte carceri italiane.

Delmastro lo aveva detto all’inizio del 2026 dopo una visita al carcere di Trieste, il primo ad averle: da allora, secondo dati forniti dallo stesso Nordio, le reti sono state messe in altre quattro carceri. In altre 14, ad agosto, l’installazione delle reti era stata programmata o finanziata; in altre 21 erano state avviate le gare d’appalto.

Negli ultimi anni i droni sono stati sempre più utilizzati per introdurre in carcere oggetti vietati, perché la polizia penitenziaria fa molta fatica a intercettarli. Le consegne in carcere solitamente avvengono in due modi: in alcuni casi il carico viene agganciato al drone e il detenuto lo recupera sporgendosi dalla sua finestra, in altri viene fatto cadere in un punto dell’istituto facilmente raggiungibile dove viene poi recuperato.

Spesso le consegne con i droni avvengono di notte, quando la visibilità è ridotta ed è più facile eludere i controlli. Siccome spesso i droni sono rumorosi, a volte sono stati lanciati fuochi d’artificio per coprire il rumore. Gli oggetti consegnati con i droni vengono poi rivenduti a prezzi molto elevati dalle organizzazioni che gestiscono il contrabbando interno al carcere.

Nell’ultimo triennio, secondo il ministro della Giustizia Nordio, le consegne illecite con i droni hanno riguardato una trentina di carceri: quelle in cui ci sono stati più casi sono Napoli Poggioreale, Lecce, Taranto, Foggia e Bari.

Quando successo, le consegne sono state intercettate in maniera perlopiù casuale: nel 2025, per esempio, a Catania la polizia aveva fermato tre ragazzi dentro un’auto in centro, gli agenti si erano insospettiti per la loro reazione nervosa, avevano perquisito l’auto e trovato al suo interno un drone con attaccato un involucro di pellicola con dentro tre cellulari. Successive indagini avevano accertato che erano destinati a detenuti reclusi nel carcere di Catania. In altri casi si è risaliti alla consegna fatta coi droni a partire dall’utilizzo di armi dentro le carceri di cui i detenuti non avrebbero potuto altrimenti essere in possesso.

Le carceri in cui sono state installate le reti antidrone sono, oltre a Trieste, anche Bari e Vicenza: non si sa con certezza quali siano le altre due, delle cinque citate da Nordio, che ha dato informazioni dettagliate sulle reti antidrone nelle carceri italiane rispondendo a un’interrogazione parlamentare del deputato di Azione Fabrizio Benzoni.

Proprio poche settimane fa a Bari un drone è rimasto impigliato nella rete antidrone installata all’inizio dell’estate, subito dopo che il personale del carcere ne aveva abbattuto un altro che trasportava 700 grammi di droga, un cellulare e cinque schede telefoniche; nel carcere di Vicenza pochi giorni fa ne è stato intercettato un altro che trasportava cinque cellulari e 30 grammi di hashish.

Secondo il ministro Nordio, l’utilizzo combinato dei vari sistemi per contrastare i droni ha permesso nel 2025 di rilevare il 179 per cento in più dei droni rispetto al 2023 e il 66 per cento in più rispetto al 2024; la capacità di rilevazione dei droni avrebbe raggiunto il 90,9 per cento nel carcere di Taranto, l’82 per cento in quello di Siracusa e il 75 per cento in quello di Carinola (in provincia di Caserta): sono tre carceri in cui le consegne con i droni erano molto presenti.