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  • Giovedì 5 novembre 2026

A Venezia sono aumentati i ratti a causa del Mose

L'acqua alta era il principale strumento di controllo della popolazione di roditori, che ora può nidificare senza ostacoli

Il Mose di Venezia (ANSA)
Il Mose di Venezia (ANSA)
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Il Mose di Venezia sta avendo una conseguenza imprevista. Facendo ciò per cui è stato progettato, e cioè impedire alle maree di allagare la città, ha anche eliminato il principale fattore di controllo naturale della popolazione di ratti, cioè appunto l’acqua alta. E quindi adesso sono presenti in un numero maggiore, con tutti i rischi sanitari e di danni alle strutture che ne derivano.

Il Mose è un’enorme diga mobile installata sulle tre bocche di porto, cioè tre passaggi, che separano la laguna di Venezia dal mare: quella del Lido, quella di Malamocco e quella di Chioggia. La marea viene bloccata da 78 paratoie, che sono cassoni metallici larghi 20 metri e alti tra i 18,5 e i 29,5 metri, attaccati a enormi blocchi di cemento sul fondale. Normalmente le paratoie rimangono disposte sul fondale, ma si alzano quando l’alta marea supera una certa soglia, proteggendo la laguna.

Il sistema entra in funzione con maree superiori ai 110 centimetri e protegge la città da maree alte fino a 3 metri. Quest’anno il Mose è stato attivato 30 volte, tutte concentrate tra il 28 gennaio e il 20 febbraio. È un numero elevato e inusuale dovuto al fatto che i livelli delle maree sono stati più alti rispetto alla media.

Un tempo, quando l’acqua alta superava una certa soglia, penetrava nei sotterranei, nei fossati, nelle fognature e nei punti più bassi dei palazzi facendo annegare le cucciolate di ratti, e costringendo gli adulti ad abbandonare i loro rifugi. L’annegamento dei cuccioli manteneva sotto controllo la popolazione. Ora il Mose, lasciando la superficie cittadina asciutta, consente ai ratti di nidificare senza ostacoli.

Il quotidiano locale La Nuova Venezia ha intervistato Filippo Roncali, responsabile tecnico di Veneziana Disinfestazione, azienda che offre servizi di derattizzazione e disinfestazione nel centro storico e nelle isole. Roncali ha parlato di «un aumento oggettivo del numero di roditori in città».

Tra le varie specie presenti a Venezia ci sono il Rattus norvegicus, comunemente noto come pantegana, e il Rattus rattus, o ratto nero, il più comune e anche una delle specie più invasive e dannose.

Il ratto nero ha una coda più lunga del corpo che funziona come un quinto arto e viene usata per arrampicarsi sugli alberi. Predilige le aree asciutte, mentre il Rattus norvegicus, anche questo molto comune, non popola i piani alti e costruisce a terra la propria tana, colonizza le fognature, le discariche e in generale le zone con molta presenza umana e dove il cibo si trova facilmente. In condizioni favorevoli la femmina ha un’alta capacità riproduttiva: può avere sette gravidanze l’anno partorendo, ogni volta, dai tre ai quindici piccoli. La gestazione dura fino a 24 giorni, circa 18 ore dopo la nascita della nidiata la femmina è di nuovo ricettiva e può venire nuovamente ingravidata. I piccoli diventano indipendenti intorno al mese di vita.

Oltre che dall’assenza di alte maree, la prosperità dei ratti a Venezia, ma non solo, è garantita anche dall’afflusso turistico che quotidianamente, tra le calli di Venezia, produce una grande quantità di rifiuti alimentari e dunque di riserve di cibo.

Un esemplare di Rattus norvegicus (Colombe Delons, Getty Images)

Il mancato controllo della popolazione di ratti non è comunque l’unica conseguenza del Mose. Un recente studio pubblicato su Scientific Reports e realizzato tra gli altri dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste sostiene che l’utilizzo sempre più frequente delle dighe dovuto all’innalzamento del livello del mare (e legato a sua volta ai cambiamenti climatici) potrebbe avere conseguenze sul ricambio idrico della laguna garantito proprio dall’alternanza delle maree e fondamentale per il mantenimento di quell’ecosistema: il ridotto rinnovo delle acque potrebbe metterne a rischio l’ossigenazione, portare a una crescita eccessiva di alghe o alla stagnazione di inquinanti provenienti dalla terraferma.