Spot elettorali ben riusciti, imbarazzanti o controproducenti
Ne sono stati fatti a centinaia per le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, anche con l’intelligenza artificiale
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Per le elezioni di metà mandato statunitensi del 3 novembre i partiti, i candidati e i gruppi di finanziatori hanno speso oltre 10 miliardi di dollari in pubblicità. È una cifra alta anche rispetto alle passate elezioni di metà mandato: nel 2022, per esempio, la spesa fu di 8,9 miliardi di dollari. Tutti questi soldi sono serviti a finanziare centinaia di campagne pubblicitarie, ognuna delle quali ha prodotto a sua volta spot elettorali da diffondere in televisione e sui social.
Alle elezioni di metà mandato si vota per un sacco di cose insieme: verranno rinnovati tutti i 435 membri della Camera federale, 35 membri del Senato, 36 governatori e molte cariche locali, come i membri dei parlamenti statali, gli sceriffi e i componenti dei consigli scolastici. Degli oltre 10 miliardi di dollari complessivi, quasi 4 sono stati spesi per le elezioni della Camera e del Senato: 2,1 miliardi per sostenere candidati Repubblicani e 1,8 miliardi per candidati Democratici.
I Repubblicani hanno speso molti più soldi dei Democratici per parlare di criminalità, immigrazione e temi etici o culturali, come l’aborto e i diritti delle persone transgender. I Democratici hanno invece insistito più dei Repubblicani su corruzione, sanità e intelligenza artificiale. Entrambi i partiti hanno speso molto per parlare di economia, indicata dalla maggior parte degli elettori come la principale preoccupazione per via dell’aumento del costo della vita.
Gli spot prodotti per tutte queste elezioni sono quindi molto vari: ce ne sono di ben riusciti, di imbarazzanti e di controversi, e molti sono stati fatti con l’intelligenza artificiale.
Vediamone alcuni.
Lo spot che ha causato una grossa lite in Michigan
Negli ultimi giorni della campagna elettorale uno spot diffuso da Rebellion PAC, un’organizzazione che raccoglie fondi per promuovere una svolta populista all’interno del Partito Democratico, ha provocato una grossa lite tra la deputata federale Democratica Haley Stevens e il candidato Democratico al Senato Abdul El-Sayed.
Stevens si era a sua volta candidata per il Senato, ma ad agosto aveva perso le primarie contro El-Sayed. Era stata una campagna elettorale dura e piena di attacchi personali, anche perché i due hanno posizioni politiche molto distanti: Stevens è moderata e filoisraeliana (ha anche ricevuto finanziamenti dall’AIPAC, la principale e più potente lobby filoisraeliana negli Stati Uniti); El-Sayed è molto più di sinistra e si oppone al sostegno militare statunitense a Israele. Dopo aver perso, Stevens aveva dato il suo sostegno a El-Sayed.
Lo spot che ha causato la lite tra i due critica proprio il sostegno militare a Israele. Mostra una coppia di americani in un supermercato che critica i prezzi troppo alti di alcuni prodotti, come le uova, e sostiene che siano dovuti al fatto che i soldi dei contribuenti statunitensi vengono usati per «uccidere i palestinesi».
Stevens ha chiesto a El-Sayed di condannare lo spot. Lui ne ha preso le distanze, dicendo che non l’aveva approvato e che né lui né la sua campagna elettorale c’entravano qualcosa. A Stevens però non è bastato: domenica ha detto che voterà per il Repubblicano Mike Rogers. Per questa scelta è stata criticata da tutto il Partito Democratico, anche dall’ala più moderata che l’aveva sostenuta alle primarie. La sua decisione ha comunque creato qualche problema a El-Sayed, che avrebbe fatto volentieri a meno di questa polemica a due giorni da un’elezione molto combattuta.
Gli spot fatti con l’intelligenza artificiale
Quest’anno sono stati spesi oltre 130 milioni di dollari per diffondere più di 200 spot fatti con l’intelligenza artificiale: circa la metà contiene immagini finte di politici reali, e in oltre il 70 per cento dei casi l’uso dell’AI non è dichiarato. Più dell’80 per cento di questi spot è stato prodotto da candidati Repubblicani o da gruppi che li sostengono: d’altra parte un po’ in tutto il mondo sono soprattutto le destre a fare largo uso dei contenuti generati con l’AI.
La campagna di Ken Paxton, il candidato Repubblicano al Senato in Texas, è stata tra quelle che ne hanno fatto un uso più esteso. Paxton e i gruppi che lo sostengono hanno diffuso molti video creati con l’AI in cui il candidato Democratico James Talarico fa o dice cose inventate, oppure ripete frasi che ha detto davvero ma tolte dal loro contesto.
In uno spot della campagna di Paxton, per esempio, il finto Talarico modifica la Bibbia mescolando frasi che non ha mai detto ad altre che ha detto davvero, come quelle secondo cui Dio è «non binario» e i generi sono sei.
Talarico ha risposto con uno spot in cui accusa Paxton di mentire su di lui, anche con i video fatti con l’AI. Poi dice: «Non mi serve l’intelligenza artificiale, la verità su Paxton è già abbastanza grave», e conclude elencando i numerosi scandali politici e personali che hanno coinvolto Paxton negli ultimi anni.
Lo spot più scorretto di tutte le elezioni di metà mandato
È stato quello di Vivek Ramaswamy, candidato Repubblicano a governatore in Ohio. Lo spot fa leva su una vicenda privata e particolarmente dolorosa del passato della sua avversaria Democratica Amy Acton, ed è stato considerato troppo personale e di cattivo gusto anche da molti politici Repubblicani. Nello spot viene intervistata la madre di Acton, il cui secondo marito è stato accusato di aver violentato Acton quando lei aveva 12 anni. La madre è rimasta con lui e non vede la figlia da quasi cinquant’anni.
In risposta, la campagna di Acton ha diffuso un video in cui il fratello parla degli abusi subiti da entrambi quando erano bambini.
Lo spot di Ramaswamy
Secondo alcuni sondaggi interni del Partito Repubblicano, ottenuti da Axios, invece che avvantaggiarlo lo spot si è ritorto contro Ramaswamy. Inizialmente la sua campagna aveva stanziato 4 milioni di dollari per diffonderlo, ma ha smesso dopo pochi giorni.
I Democratici che provano ad apparire molto moderati
In queste elezioni vari candidati Democratici sono competitivi in stati dove di solito i Repubblicani vincono agevolmente, come il Texas, il Kansas e il South Carolina. Stanno approfittando anche del fatto che il presidente Donald Trump è impopolare pure tra molti elettori Repubblicani, e questa impopolarità si trasmette ai candidati del partito.
Allo stesso tempo, per provare a vincere negli stati più conservatori i candidati Democratici devono mostrarsi moderati o comunque non allineati all’ala più progressista del partito. In Alaska, per esempio, la candidata Democratica al Senato Mary Peltola ci tiene a ribadire la sua indipendenza: in uno spot di agosto dice di essere pronta a scontrarsi con chiunque – «compresi i Democratici» – non capisca che per l’economia locale sfruttare risorse come il petrolio è fondamentale. In South Carolina la Democratica Annie Andrews ha girato uno spot con il padre, un Repubblicano che a un certo punto dice: «Annie non è una pazza socialista».
I Repubblicani che devono distanziarsi dalle politiche di Trump
Dall’altro lato, molti candidati Repubblicani devono distanziarsi dalle decisioni più impopolari di Trump, diventate difficili da difendere. Succede per esempio negli stati agricoli come il Kansas e l’Iowa: il gasolio è fondamentale per far funzionare i macchinari, e l’aumento dei prezzi dei carburanti provocato dalla guerra in Medio Oriente (iniziata proprio da Trump a fine febbraio) mette in difficoltà i lavoratori del settore.
In Michigan, che confina con il Canada, i dazi altissimi imposti da Trump sulle merci canadesi sono così impopolari che anche il candidato Repubblicano al Senato, Mike Rogers, se ne è distanziato. A inizio ottobre ha diffuso uno spot in cui dice che «qui in Michigan sappiamo che il Canada non è nostro nemico» e chiede di mettere subito fine alla guerra commerciale.
– Leggi anche: Come i dazi di Trump stanno dividendo due città
Barack Obama sfida a pallacanestro Josh Turek
Un altro degli spot più particolari e ben fatti di queste elezioni di metà mandato è quello in cui l’ex presidente Democratico Barack Obama, che è ancora molto influente, sfida a pallacanestro Josh Turek, il candidato Democratico al Senato in Iowa. Turek ha vinto due ori paralimpici con la Nazionale statunitense di pallacanestro in carrozzina, e il basket è da sempre una grande passione di Obama. Ovviamente nello spot Obama dà il proprio sostegno a Turek, che secondo i sondaggi è sostanzialmente pari con la candidata Repubblicana Ashley Hinson.



