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  • Martedì 3 novembre 2026

Cosa ci fanno 2mila militari salvadoregni ad Haiti

Ufficialmente sono stati mandati da Bukele per trovare 4 soldati dispersi, ma sono davvero tanti e potrebbero restare più a lungo

Un convoglio di soldati di El Salvador nel quartiere Tabarre, vicino all'aeroporto di Port-au-Prince, il 30 ottobre 2026 (AP Photo/Odelyn Joseph)
Un convoglio di soldati di El Salvador nel quartiere Tabarre, vicino all'aeroporto di Port-au-Prince, il 30 ottobre 2026 (AP Photo/Odelyn Joseph)
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El Salvador ha inviato 2mila soldati ad Haiti, lo stato caraibico che da diversi anni lotta contro la presenza pervasiva di gang criminali violente che controllano parte del paese e della capitale Port-au-Prince. È il più ampio dispiegamento di soldati salvadoregni all’estero da decenni, e lo scopo non è del tutto chiaro.

Il presidente autoritario Nayib Bukele ha detto di aver mandato i soldati per recuperare quattro tecnici dell’aviazione salvadoregni rapiti da una gang mentre erano in missione sull’isola con il contingente internazionale. Ma il numero di soldati è eccezionalmente alto per una missione simile, e Bukele sembra convinto che possano essere decisivi anche per stabilizzare la situazione ad Haiti.

I tecnici erano stati rapiti in un’imboscata il 18 ottobre: prima Bukele aveva inviato alcune centinaia di soldati e poi, dati i risultati scarsi, aveva aumentato il numero. Attualmente i tecnici sono dispersi: nelle ricerche sono stati trovati dei resti umani, ma non sono stati identificati.

In un messaggio su X Bukele ha detto che i soldati salvadoregni non sono stati mandati sull’isola per invaderla né per danneggiare il popolo haitiano, ma per completare la loro missione e «dare una lezione» alle gang.

Nello stesso messaggio però Bukele presenta El Salvador come un potenziale modello per Haiti nella lotta alle bande criminali. «Abbiamo attraversato la stessa sofferenza», dice «ma siamo riusciti a uscirne e oggi siamo il paese più sicuro del continente».

Il riferimento è alla gigantesca operazione di contrasto alla criminalità organizzata che Bukele avviò nel 2022. Coinvolse migliaia di soldati e fu caratterizzata da metodi sommari e violenti, processi e incarcerazioni di massa in prigioni costruite appositamente per chi era accusato di far parte della criminalità organizzata.

Nonostante le numerose violazioni dei diritti umani l’operazione è sostanzialmente riuscita: Bukele ha portato il numero di omicidi e altri reati nel paese da uno dei più alti al mondo a uno dei più bassi, e il suo modello è stato preso a esempio da diversi paesi dell’America Latina.

In passato Bukele si era già detto convinto di poter «aggiustare» la situazione ad Haiti con una missione militare, e aveva detto di voler «finire» le gang. Molti dettagli sull’operazione continuano a essere vaghi e non c’è una data di fine chiara: i soldati salvadoregni quindi potrebbero rimanere ad Haiti per lottare contro le gang anche dopo l’operazione di recupero dei militari rapiti.

Un soldato haitiano scorta un convoglio di soldati salvadoregni, il 30 ottobre 2026 (AP Photo/Odelyn Joseph)

Anche il governo di Haiti ha detto di essere favorevole alla missione salvadoregna. È stato lo stesso primo ministro haitiano Alix Didier Fils-Aimé a dire di aver parlato al telefono con Bukele e a presentare l’operazione come un appoggio da El Salvador alla missione internazionale contro le gang.

Bukele ha detto che El Salvador coprirà da solo il 90 per cento delle spese, e che il supporto logistico ricevuto «da altri paesi» è stato minimo. Tra questi ci sono sicuramente gli Stati Uniti, che hanno fornito alcuni degli aerei per trasportare soldati e mezzi.

L’amministrazione del presidente Donald Trump è alleata di Bukele e ha appoggiato l’operazione sia sul piano pratico che diplomatico, anche perché le interessa stabilizzare Haiti: negli ultimi anni molti haitiani sono emigrati nei paesi vicini, fra cui appunto gli Stati Uniti, e Trump ha fatto del controllo dell’immigrazione una delle sue bandiere.

Un mezzo corazzato della Forza di soppressione delle gang di Haiti nel quartiere Tabarre di Port-au-Prince, il 19 ottobre 2026 (AP Photo/Odelyn Joseph)

La situazione ad Haiti è caotica da molto tempo. Il paese non ha un presidente dal 2021, quando fu ucciso quello in carica al tempo, Jovenel Moïse, e non organizza elezioni dal 2016. Le autorità provvisorie che si sono succedute alla morte di Moïse hanno avuto pochissimo potere effettivo: nel 2024 varie gang ne approfittarono e presero il controllo della capitale e altre zone del paese, con estrema violenza.

Nel 2024 contro le gang arrivò una missione internazionale approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Si chiama Forza di soppressione delle gang (GSF nell’acronimo inglese) e ha ampi poteri, fra cui la possibilità di collaborare con l’esercito haitiano e con la polizia. Finora però ha ottenuto risultati scarsi.

Della GSF fanno parte agenti e soldati da diversi paesi, fra cui Kenya, Ciad, Mongolia e anche El Salvador: i quattro militari rapiti erano ad Haiti con essa, come tecnici aeronautici senza ruoli di combattimento.

Non è chiaro come la missione ONU e quella salvadoregna si coordineranno fra di loro, oltre che con il numero non precisato di mercenari stranieri che assistono la polizia haitiana. C’è quindi il timore che la presenza di migliaia di militari che rispondono a catene di comando diverse possa aggravare la situazione di caos.