Il governo prova a limitare il rincaro dei libri scolastici

Nel disegno di legge di bilancio ha inserito una norma per obbligare gli editori a vendere le edizioni digitali e stampabili a metà prezzo

Una pila di libri scolastici (Valentina Stefanelli/LaPresse)
Una pila di libri scolastici (Valentina Stefanelli/LaPresse)
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All’articolo 105 del disegno di legge di bilancio arrivato in parlamento il governo ha inserito la possibilità di acquistare copie digitali dei libri di testo per le scuole e per le università a un prezzo scontato rispetto alla versione cartacea. Il disegno di legge di bilancio dovrà essere discusso dal parlamento e approvato entro la fine dell’anno, dunque è possibile che cambi.

Se la norma dovesse però rimanere, dal prossimo anno funzionerà così: nelle librerie gli studenti potranno decidere di non acquistare i testi in formato cartaceo ma di scegliere la copia digitale a metà prezzo, provvedendo in autonomia a stamparla o facendola stampare in copisteria o direttamente nel punto vendita, con l’obbligo di limitarsi solo a una copia. La norma precisa anche che chi acquista la copia digitale non potrà diffonderla, condividerla o venderla ad altri, per evitare duplicazioni in violazione del diritto d’autore.

Maggiori dettagli su come funzioneranno le cose saranno nel decreto ministeriale che il ministero dell’Istruzione dovrà pubblicare in teoria entro la fine di febbraio. Al momento infatti non è chiaro come nel concreto si potrà evitare la diffusione illegittima, ma la norma precisa che le case editrici saranno obbligate a fornire la versione digitale dei testi in commercio e di quelli di nuova adozione già a partire dal prossimo anno scolastico, quello 2027/2028.

Gli editori non sono contenti di questa nuova norma che li obbliga a vendere i loro testi a metà prezzo. L’AIE – l’Associazione Italiana Editori, che mette insieme buona parte dell’editoria in Italia – ha detto che è una misura «inutile e dannosa» e che è stata proposta dal governo senza alcun preavviso alle aziende del settore.

Il provvedimento ha però l’obiettivo di ridurre la spesa delle famiglie nei materiali scolastici, che negli ultimi anni è aumentata molto anche per via dell’inflazione e del rincaro delle materie prime necessarie per produrli, cioè carta ed energia.

Si è occupata di questo anche l’Antitrust, l’autorità per la concorrenza, che nel 2025 ha pubblicato i risultati di un’indagine sul mercato dei libri scolastici. Secondo l’indagine tra il 2020 e il 2024 il prezzo medio dei libri scolastici è aumentato più dell’8 per cento per le scuole medie e più del 9 per cento per le superiori. Stando ai dati aggiornati all’anno scolastico 2024-2025, le famiglie spendono in media per l’acquisto di libri dell’intero ciclo scolastico di uno studente 580 euro alle scuole secondarie di primo grado (le medie) e 1.250 euro a quelle di secondo grado (le superiori).

L’Antitrust ha rilevato che dietro a questi aumenti non ci sono solo l’inflazione e l’aumento dei costi di produzione, ma anche il perdurare di alcune storture nel mercato dell’editoria scolastica.

Un mercato di libri scolastici usati, a Roma, lo scorso agosto (Valentina Stefanelli/LaPresse)

Un elemento che secondo l’autorità incide sulla spesa per i libri scolastici è l’alto tasso delle nuove adozioni, cioè di tutti i nuovi libri che i docenti dei singoli istituti scolastici scelgono per le loro classi. Possono essere libri nuovi o nuove edizioni di un libro già adottato: stando all’Antitrust, l’incidenza delle nuove adozioni è del 35 per cento nelle scuole medie e del 40 per cento alle superiori. L’alto tasso di nuove adozioni penalizza il riuso e spesso obbliga all’acquisto di nuovi testi.

Nella sua indagine l’autorità mette anche in dubbio che tutte le nuove edizioni introducano effettivamente delle novità sostanziali rispetto alle precedenti: i criteri usati dagli editori – stabiliti dal Codice di autoregolamentazione del settore editoriale educativo – sono troppo vaghi e lasciano «grandi margini di discrezionalità agli editori».

Il mercato dei libri scolastici è dominato da quattro grandi editori, Mondadori, Zanichelli, Sanoma e La Scuola.

Un altro elemento che rileva l’Antitrust è che in Italia è ancora poco diffuso l’uso delle copie digitali in classe, che costano meno rispetto alla versione cartacea. Risalgono a più di dieci anni fa i primi provvedimenti di legge per promuovere l’adozione nelle scuole di testi digitali o misti (cartacei più e-book), che nelle intenzioni avrebbe dovuto sia incentivare l’innovazione tecnologica nelle scuole sia limitare i costi delle famiglie.

Secondo l’Antitrust questo però non è avvenuto. Le ragioni ipotizzate nell’indagine hanno a che fare con la dotazione insufficiente delle scuole di computer e tablet, con la formazione digitale inadeguata di molti insegnanti e con una serie di vincoli delle piattaforme degli editori. La produzione di libri digitali di testo di qualità (che offrano anche contenuti multimediali utili per l’apprendimento, oltre al pdf di un libro) è peraltro complessa, e richiede molto lavoro alle case editrici.

Il risultato è che nella stragrande maggioranza dei casi si continua a studiare su libri cartacei. La misura inserita nella legge di bilancio dunque evita di riproporre un ulteriore incentivo all’uso di versioni digitali, ma punta a metterne a disposizione di scontate per poterle stampare.

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