I risultati definitivi in Israele, infine
Confermano che nessuno schieramento ha la maggioranza: Netanyahu ha accusato i partiti arabi di avere rubato le elezioni
- Condividi
- X
- Regala il Post

Dopo tre giorni dalle elezioni parlamentari israeliane sono infine arrivati i risultati definitivi e la conferma che nessuno schieramento ha la maggioranza. Costruire alleanze sarà molto complicato, perché per i principali partiti comporterebbe rimangiarsi le promesse della campagna elettorale o fare grosse concessioni.
La tattica del primo ministro uscente Benjamin Netanyahu è screditare i partiti arabi, che hanno ottenuto il loro miglior risultato di sempre con 19 seggi, per impedire all’opposizione di collaborare con loro. Netanyahu è determinato a restare al potere anzitutto per sottrarsi al processo per corruzione e alle indagini sui fallimenti dell’intelligence israeliana negli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023.
Il 4 novembre i risultati verranno trasmessi al presidente Isaac Herzog, che a quel punto comincerà le consultazioni coi partiti per scegliere chi incaricare come primo ministro (qui abbiamo spiegato come funziona).
– Leggi anche: Qualche partito israeliano dovrà rimangiarsi le sue promesse, se vorrà governare
Lo schieramento della destra radicale e religiosa di Netanyahu si è fermato a 53 seggi, sotto la maggioranza di 61 su 120 totali. Il Likud, il partito del primo ministro, è stato il più votato. I partiti minori della coalizione hanno grossomodo confermato i loro seggi del 2022, tranne Shas che è sceso da 11 a 6. Lo schieramento dell’opposizione sionista, guidato dall’ex generale Gadi Eisenkot, ha ottenuto 48 seggi. Per Eisenkot, che si era presentato come l’alternativa al sistema massimalista di Netanyahu, è un risultato deludente.
I partiti arabi Lista Comune e Ra’am hanno raddoppiato i loro seggi. Nel giorno delle elezioni, metà dei post sui social di Netanyahu sono stati una demonizzazione dei partiti arabi: la retorica invitava l’elettorato di destra ad accorrere ai seggi per evitare che gli arabi si prendessero il paese. Dopo il voto Netanyahu e il Likud hanno accusato i partiti arabi, senza fornire prove, di avere rubato le elezioni e di avere ricevuto fondi dall’estero, anzitutto dal Qatar.
Un post di Netanyahu, fatto con l’AI, che dice di non dare «le chiavi del paese» agli arabi
Dopo le accuse di Netanyahu i servizi segreti interni (lo Shin Bet) hanno detto di avere aperto un’indagine sulle presunte interferenze, ma hanno escluso che queste eventuali interferenze possano aver coinvolto tutto il voto arabo. Anche il direttore della Commissione elettorale Dean Livne ha detto che non hanno fondamento le accuse di violazioni sistematiche, o tali da compromettere la regolarità del voto.
Eisenkot e i leader dei partiti arabi hanno accusato Netanyahu di voler delegittimare le elezioni solo perché ha perso la maggioranza. La mossa di Netanyahu ha senz’altro motivazioni politiche: da un lato cerca di prendere tempo e magari rinviare l’inizio delle consultazioni; dall’altro è coerente con l’ostracismo verso i partiti arabi, finalizzato a rendere impraticabile un’alleanza dell’opposizione con loro.
Prima delle elezioni Eisenkot aveva escluso di allearsi coi partiti arabi, cosa che dice molto di quanto negli anni di Netanyahu tutta la politica israeliana si sia spostata su posizioni più etno-nazionaliste. I loro seggi, però, sono l’unico modo che ha Eisenkot di arrivare alla maggioranza; salvo allearsi con Netanyahu.
Netanyahu, che è spregiudicato e abile nelle manovre parlamentari, vuole dividere l’opposizione e magari convincere gli altri partiti di destra a passare dalla sua parte.
Venerdì Yair Lapid, ex primo ministro e uno dei leader della lista d’opposizione Insieme, ha invitato i sostenitori a «non scambiare l’assenza di sviluppi pubblici con un’assenza di progressi», sostenendo che in privato siano già iniziate le trattative per il prossimo governo. I Democratici, il pezzo di sinistra dell’opposizione, erano stati i primi ad auspicare un accordo coi partiti arabi, che a loro volta avevano invitato l’opposizione a trovare «il coraggio» di mandare a casa Netanyahu.
– Leggi anche: E adesso cosa succede in Israele?
La prima seduta della Knesset, il parlamento unicamerale, è prevista il 10 novembre e ci sarà da rinnovare il presidente del parlamento, che era espresso dal Likud. Sarà una prima occasione per misurare le alleanze.



