Come ha fatto Lula a recuperare lo svantaggio su Bolsonaro
Dopo la sconfitta al primo turno: ha riconquistato uno stato decisivo, promesso più sussidi e investito su una chat di WhatsApp
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Il presidente di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva è il primo candidato nella storia del Brasile ad aver vinto il ballottaggio delle presidenziali ribaltando i risultati del primo turno, quando invece era arrivato dietro al candidato della destra Flávio Bolsonaro.
La spiegazione più immediata della rimonta è nell’aumento dell’affluenza, passata dal 78,9 all’80,8 per cento. Ne ha beneficiato soprattutto Lula. Ha preso più di 10 milioni di voti in più rispetto al primo turno, abbastanza da colmare il distacco con Bolsonaro, che pure ne ha aggiunti quasi 4 milioni.
Nella mappa dei risultati l’unico stato a passare di mano, da Bolsonaro a Lula, è stato il Minas Gerais: si è confermato decisivo, visto che dal 1989 chi vince qui viene eletto presidente.
Lula ha preso 4,6 milioni di voti in più in questo stato e in quelli di San Paolo e Rio de Janeiro: è la zona meridionale dove vive il 40 per cento della popolazione, e dove Bolsonaro è più forte. Lula ha ottenuto 3 milioni di voti in più negli stati del nordest di cui è originario, il suo storico bacino elettorale.
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In sintesi Lula ha ridotto molto il distacco negli stati tenuti da Bolsonaro, e ha allargato il vantaggio in quelli dov’era già in testa lui. Ha recuperato voti nelle periferie delle città più grandi ed è stato capace di mobilitare più sostenitori: sia nella sua base tradizionale, ossia la classe lavoratrice e le fasce più povere della popolazione, sia cercando di convincere chi al primo turno si era astenuto o non aveva votato per lui, puntando soprattutto sulle fasce demografiche più giovani e più anziane.
Ci è riuscito con una serie di proposte politiche e con una più attenta e capillare strategia di comunicazione.
Dopo il primo turno Lula ha ottenuto, in un’insperata vittoria parlamentare, l’approvazione della legge che accorcia a cinque giorni la settimana lavorativa. Ha rivendicato una serie di provvedimenti sociali, onerosi in termini di spesa pubblica ma apprezzati dalla popolazione, come per esempio l’aumento del 15 per cento dei sussidi di Bolsa Família, ricevuti da 20 milioni di famiglie, e ne ha promessi di nuovi (Bolsa Família è un programma di sostegno economico diretto per contrastare la povertà, con sussidi mensili, che Lula introdusse durante la sua prima presidenza nel 2003).
Lula ha consolidato la reputazione di difensore della classe lavoratrice mentre l’avversario dava risposte evasive su quali programmi avrebbe risparmiato dai tagli economici che prometteva. Va visto in quest’ottica il momento saliente del secondo e ultimo dibattito televisivo: venerdì Lula ha rintuzzato Bolsonaro, che aveva alluso alle sue «nove dita», ricordandogli di avere perso il mignolo quando lavorava come operaio. Bolsonaro si è scusato in diretta.
Quel piccolo momento d’orgoglio ha rievocato la lunga storia di impegno politico e sindacale di Lula, e ha vanificato in parte la retorica antiestablishment di Bolsonaro.
Inoltre Lula, che fino a un anno fa sosteneva di non possedere uno smartphone e aveva una certa ritrosia a comunicare sui social, ci si è buttato. Ha filmato appelli video per convincere le persone a votare e i suoi canali sono stati riempiti dalle immagini delle ultime manifestazioni piuttosto oceaniche.
La campagna ha investito in particolare su WhatsApp per mobilitare gli elettori, con un canale chiamato “l’esercito di Lula” che è passato da 50mila a quasi 11 milioni di iscritti prima del ballottaggio. È stato lo strumento per condividere materiale politico, invitando a farlo circolare e invitare nuove persone. Domenica notte Lula ha ringraziato André Janones, il deputato che ha fondato e gestito il canale, attribuendogli un ruolo centrale nella vittoria.
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Lula ha potuto spostare l’attenzione su Bolsonaro con più efficacia e più urgenza, dopo il primo turno che lo dava per favorito.
Ha insistito sulla vicinanza della famiglia Bolsonaro all’amministrazione Trump e ha appiattito la figura di Flávio su quella del padre Jair, l’ex presidente che sta scontando 27 anni agli arresti domiciliari per il tentato colpo di stato del 2022. Peraltro ha superato Flávio del 3,6 per cento circa, un margine superiore a quello, strettissimo, con cui aveva vinto nel 2022 contro Jair. Lula gli ha rinfacciato i legami con le “milizie”, i gruppi armati formati da ex poliziotti, e nel frattempo ha preso posizioni più rigide sulla sicurezza, un tema assai sentito, come dirsi a favore di abbassare l’età della responsabilità penale.
In virtù del primo turno, Lula dovrà comunque misurarsi con un parlamento ancora più ostile di quello dello scorso mandato. I partiti di destra hanno 303 seggi su 513 alla Camera e nel Senato si avvicinano ai due terzi degli 81 seggi. Bolsonaro, tra l’altro, non ha accettato la sconfitta e ha già chiesto di annullare il voto del ballottaggio contestando l’estensione dell’orario del voto.



