Le milizie palestinesi che collaborano con Israele
Vogliono sostituirsi a Hamas e dividersi la Striscia di Gaza, in alcuni casi accettando di collaborare con il governo di Benjamin Netanyahu
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Nella Striscia di Gaza alcune milizie stanno cercando di prendere il posto di Hamas come forza di sicurezza e di governo, dopo che tre anni di bombardamenti intensi e omicidi mirati da parte di Israele hanno indebolito la leadership del gruppo. Queste milizie sono appoggiate dal governo israeliano, che nell’ultimo anno almeno le ha reclutate, armate e protette.
Al momento nessuna è davvero un’alternativa o una minaccia per Hamas. Non sono milizie con molti membri e in generale non hanno grande credito di fronte alla popolazione. Inoltre operano in aree molto vicine alla parte della Striscia occupata dall’esercito israeliano: sono quindi lontane da dove abita la maggior parte della popolazione palestinese, che dal cessate il fuoco del 2025 è schiacciata in circa il 40 per cento del territorio, verso il mare.
Del progetto di finanziare milizie palestinesi ha parlato anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. A giugno del 2025 ha detto: «Su consiglio delle forze di sicurezza abbiamo attivato i “clan” che nella Striscia si oppongono a Hamas. Cosa c’è di male?».
Il piano iniziale era coinvolgere i “clan” palestinesi. Clan è un modo approssimativo per chiamare le hamule, le famiglie e reti di famiglie attorno a cui ruota la società in molti paesi e territori arabi, inclusa la Palestina. I capi delle hamule sono i mukhtar, una sorta di capo della comunità, o capo famiglia in senso ampio.

Benjamin Netanyahu nel giugno 2026 (AP Photo/Ohad Zwigenberg)
Negli ultimi tre anni, a causa dello sfilacciamento di Hamas, nella Striscia i mukhtar sono diventati ancora più importanti (o le mukhtara: sono pochissime, ma ci sono anche donne). Tanto che se prima erano nominati in modo informale, ora alcune famiglie li eleggono. I mukhtar risolvono dispute familiari, economiche e territoriali; curano i registri della comunità; collaborano alla consegna degli aiuti umanitari. Fanno insomma quello che Hamas non riesce più a fare, in molti casi sollecitati dalla stessa Hamas.
I servizi di sicurezza israeliani hanno provato a sfruttare questa struttura sociale: hanno contattato i mukhtar e hanno proposto loro di collaborare in cambio di qualche vantaggio, per esempio la protezione dai bombardamenti. Nella maggior parte dei casi i mukhtar si sono rifiutati, e qualcuno è stato ucciso. Organizzazioni umanitarie e analisti hanno ricostruito qualche caso, come quello dei Bakr: secondo l’ong Euro-med nove membri della famiglia sono stati uccisi in un bombardamento israeliano il giorno dopo aver rigettato la proposta israeliana.

L’esercito israeliano ispeziona un tunnel di Hamas nella Striscia, nel 2023 (Amir Levy/Getty Images)
In un saggio accademico il ricercatore dell’Università di Oxford Motasem Abuzaid ha ricollegato i tentativi di Israele per coinvolgere le famiglie di Gaza oggi con quello che fece durante l’occupazione della Cisgiordania tra gli anni Sessanta e Ottanta.
All’epoca Israele finanziò e armò notabili delle campagne per costruire una leadership alternativa all’Organizzazione per la liberazione della Palestina, il movimento politico e militare guidato dal leader palestinese Yasser Arafat, che fu al centro delle trattative per la creazione di uno stato palestinese. Lo scopo di Israele era impedire la diffusione del nazionalismo palestinese dalle grandi città come Nablus o Ramallah alle campagne, e quindi la formazione di un movimento trasversale che potesse resistere all’occupazione.
Sia allora che in questo caso, il tentativo è perlopiù fallito. Oggi nelle milizie non sono finiti i capi di grandi famiglie, in grado di esercitare autorità su ampi gruppi di persone, ma abitanti singoli o piccoli gruppi che per convenienza hanno accettato di combattere per Israele. Secondo varie analisi molti hanno precedenti penali, altri vengono dagli apparati di sicurezza dell’Autorità nazionale palestinese (l’entità che governa in maniera semiautonoma alcune zone della Cisgiordania), o hanno legami con gruppi jihadisti.
Secondo fonti militari sentite dal quotidiano israeliano Haaretz, operativamente le milizie collaborazioniste fanno cose di questo tipo: aiutano l’esercito a sgomberare i tunnel di Hamas, a compiere omicidi mirati o a costringere i civili ad andarsene quando l’esercito decide di evacuare una zona.
Se un drone che trasporta merci di contrabbando finisce nella Striscia, l’esercito dice ai miliziani: prendetevi la merce e riportateci il drone. In questo modo i miliziani possono arricchirsi con la merce recuperata, e i soldati israeliani evitano di rischiare la vita entrando nel territorio di Hamas. Di fatto sono diventate il braccio operativo di esercito e servizi segreti israeliani nella Striscia di Gaza.
Oggi la più grande tra le milizie collaborazioniste sono le Forze Popolari (si fanno chiamare anche «servizio antiterrorismo»). Una nota interna delle Nazioni Unite definiva il loro primo capo Yasser Abu Shabab «il principale e più influente responsabile del saccheggio sistematico e massiccio» degli aiuti umanitari. Abu Shabab è stato ucciso nel dicembre del 2025.

Una manifestazione contro Hamas nella Striscia di Gaza, nel 2025 (AP Photo/Jehad Alshrafi)
In un’intervista con lo storico e ricercatore Aymenn Jawad Al Tamimi, molto autorevole e informato sui gruppi militari in Medio Oriente, alla domanda su quali fossero i rapporti con Israele un membro delle Forze Popolari ha risposto: «Ci coordiniamo con tutti i nostri vicini».
Nell’ultimo anno Al Tamimi ha condotto una serie di interviste con i membri delle milizie anti-Hamas nella Striscia, molti dei quali sono voluti restare anonimi. Alcuni sono stati vaghi nel definire la collaborazione, altri più espliciti. Un membro delle Forze della patria libera, fondate a settembre 2025, ha detto: «Lavoriamo con Israele per la pace, non c’è alcun genocidio, Israele è lo stato più interessato alla pace».
Sarebbe riduttivo però pensare che si tratti sempre e solo di convenienza, perché dentro la Striscia il dissenso verso Hamas esiste. Se nel rapporto con Israele può essere vista come un’armata di resistenza, dalla prospettiva dei palestinesi Hamas è anche una forza di governo autoritaria e violenta. Uno dei miliziani dei vari gruppi intervistati da Al Tamimi la definisce «una milizia mercenaria», un altro incolpa Hamas di «ogni uccisione nella Striscia».



