In Francia i politici si incolpano a vicenda per le proteste
Il governo e l'estrema destra accusano l'estrema sinistra e tutti accusano Emmanuel Macron, in un clima da campagna elettorale
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Da due giorni i principali partiti francesi e il governo si stanno incolpando a vicenda per le violenze, le devastazioni e i saccheggi compiuti in molte città francesi durante e in seguito alla grande protesta nazionale del 17 ottobre, a cui ha partecipato oltre mezzo milione di persone. I toni del dibattito sono particolarmente accesi non solo per la gravità della situazione, ma anche perché mancano sei mesi alle elezioni presidenziali e ogni candidato sta cercando, in modo più o meno palese, di sfruttare la crisi a suo favore.
Il presidente Emmanuel Macron e il governo del primo ministro Sébastien Lecornu sono stati accusati di non essere riusciti a gestire le proteste, mentre il partito di estrema sinistra della France insoumise è accusato di fomentare i manifestanti.
A guadagnarci è soprattutto l’estrema destra del Rassemblement National, che sabato ha riassunto il dibattito politico in un post su Facebook che diceva: «I 10 anni [della presidenza] di Macron si concludono nel caos più totale. La sinistra è responsabile, i macronisti sono complici. Votate!».
Alle manifestazioni di sabato partecipavano non solo gli studenti, che da settimane protestano per le condizioni per molti aspetti pessime del sistema scolastico, ma anche sindacati, partiti politici ed esponenti del movimento dei “gilet gialli”, che otto anni fa organizzò in tutta la Francia proteste estese contro il carovita. In molte città ci sono stati scontri con la polizia, assalti a edifici pubblici, incendi e saccheggi di negozi e supermercati. Migliaia di persone sono state ferite e oltre 2mila sono state messe in stato di fermo.
Lunedì mattina il ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, si è assunto la responsabilità della gestione delle proteste, dicendo che la polizia e i servizi di intelligence hanno sottostimato la quantità di persone che avrebbero partecipato alle manifestazioni. Il governo ha previsto la possibilità che le prefetture introducano forme di coprifuoco temporanee in zone delimitate delle città, e fondi per i negozi danneggiati. Inoltre Lecornu ha promesso di aumentare il dispiegamento di agenti.

Un vigile del fuoco in una strada di Parigi dopo uno scontro fra manifestanti e polizia, il 18 ottobre del 2026 (ANSA/EPA/MOHAMMED BADRA)
Mentre sabato pomeriggio arrivavano le prime notizie di saccheggi e devastazioni, il primo ministro Lecornu ha attaccato la France insoumise, chiedendole di «scegliere il proprio campo» e aggiungendo che poteva stare «o dalla parte della Repubblica e delle forze dell’ordine, o dalla parte dei teppisti».
Le accuse si riferivano al fatto che nelle ultime settimane la France insoumise ha provato a mantenere un equilibrio fra il sostegno alle mobilitazioni e la condanna delle violenze dei manifestanti, che è arrivata in ritardo rispetto agli altri partiti; il partito ha criticato invece molto la repressione della polizia, particolarmente brutale.
Il leader della France insoumise, Jean-Luc Mélenchon, ha dato la colpa del caos nelle strade al «comando aberrante» del governo, aggiungendo che il suo messaggio era «chiaro: coloro che condividono la nostra lotta non hanno nulla a che fare con il saccheggio». Lecornu ha ribattuto che «non si può chiedere di porre fine alle violenze mentre si forniscono scuse a coloro che le commettono. È la VOSTRA responsabilità politica».
Nel frattempo Marine Le Pen, leader del Rassemblement National e candidata favorita alle prossime elezioni presidenziali, ha detto che la Francia è «intrappolata in una morsa tra violenza e impotenza» riferendosi rispettivamente all’estrema sinistra e al governo.
Insieme all’altro leader del partito, Jordan Bardella, ha incolpato dei disordini le «popolazioni delinquenti di periferia», ossia i giovani delle banlieue: i sobborghi delle grandi città dove vivono soprattutto persone migranti o francesi di terza o quarta generazione, dove povertà e disoccupazione sono diffuse e da dove sono partite le proteste studentesche.
– Leggi anche: Le proteste degli studenti sono un’occasione per la sinistra francese?
Domenica sera Macron ha fatto un discorso alla nazione dai toni molto duri, in cui ha nuovamente accusato l’estrema sinistra di fomentare le proteste. È però rimasto vago sulle misure che il governo avrebbe adottato per risolvere la situazione, limitandosi a dire che nei prossimi giorni i prefetti potrebbero vietare alcune manifestazioni.
Il discorso è stato criticato da tutte le forze politiche, persino da quelle più vicine a Macron. L’ex primo ministro Édouard Philippe ha detto che avrebbe «preferito […] decisioni e iniziative che consentissero il ritorno all’ordine e il ripristino dell’autorità dello Stato». Philippe è candidato alla presidenza e per il momento è, insieme a Jean-Luc Mélenchon, quello con più possibilità di arrivare al ballottaggio contro Marine Le Pen.
Secondo gli ultimi sondaggi disponibili, risalenti alla settimana scorsa, il gradimento di Macron si aggira intorno al 15 per cento, il più basso da quando è stato eletto per la prima volta nel 2017. Non ha aiutato che venerdì sera, mentre la Francia si preparava a una giornata complicata di manifestazioni, lui e sua moglie Brigitte fossero stati ripresi mentre assistevano al concerto di Céline Dion insieme a Hélène Arnault, la moglie del miliardario Bernard Arnault.



