C’era una volta “la Bestia”

La Lega sta di nuovo cercando di distinguersi sui social, stavolta su TikTok: con meme, gattini e prendendo spunto dalle squadre di calcio

Uno screenshot dei video sulla pagina TikTok della Lega
Uno screenshot dei video sulla pagina TikTok della Lega
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Da qualche mese la pagina TikTok della Lega pubblica solo meme, video di gatti che fanno cose, montaggi ironici, contenuti provocatori e di satira politica. Non sembra insomma un profilo istituzionale, tanto che molti commentatori sotto ai post si stupiscono che sia l’account ufficiale del partito. La responsabilità è soprattutto di Cristiano Bosco, portavoce di Matteo Salvini e coordinatore del team social della Lega. «Noi non usiamo “social media manager”» precisa, «perché nella nostra storia ce n’è stato solo uno, grandissimo».

Il riferimento è a Luca Morisi, l’ideatore di quella che veniva chiamata “la Bestia”, il sistema di comunicazione e propaganda politica sui social che tra il 2014 e il 2021 contribuì all’ascesa politica della Lega. In quegli anni il partito passò dal 4 per cento delle elezioni politiche del 2013 a oltre il 34 per cento delle europee del 2019.

La strategia di Morisi fu esuberante e spregiudicata. Si basava soprattutto sulla pubblicazione di contenuti selezionati (a volte anche manipolati) per generare rabbia o sdegno, e su una comunicazione diretta ed empatica da parte di Salvini, che pubblicava post di buongiorno, selfie e foto personali. Morisi riuscì in questo modo a intercettare utenti ed elettori esterni al bacino tradizionale della Lega, proprio mentre il partito, da formazione prevalentemente radicata al Nord, si stava trasformando in una forza politica con ambizioni nazionali.

Matteo Salvini e Luca Morisi nel 2017 (LaPresse/Stefano Cavicchi)

Oggi di quella esperienza, dice Bosco, sono rimasti soprattutto i tanti follower. Attorno molte cose sono cambiate. Soprattutto sono nate nuove piattaforme, che hanno richiesto l’acquisizione di linguaggi più moderni e diversificati. Anche le condizioni politiche non sono più le stesse. Da qualche mese infatti il partito è attraversato da divisioni e la leadership di Salvini è messa in discussione anche da importanti dirigenti, mentre i sondaggi lo danno tra il 5 e il 6 per cento. Eppure su TikTok la Lega sta riuscendo a ritagliarsi uno spazio di grossa popolarità, con risultati migliori delle altre forze politiche.

Il suo profilo ha quasi il doppio dei like di quello di Fratelli d’Italia, il principale partito di maggioranza e da anni quello con i maggiori consensi, pur avendo quasi la metà dei follower e un numero decisamente inferiore di post (circa un migliaio, contro 1.800).

La differenza tra i due account è evidente: in quello della Lega Salvini e gli altri politici compaiono molto raramente. La maggior parte dei post è costruita con video o audio virali, riferimenti al mondo di internet e alla cultura mainstream, abbinati a scritte in linea con il posizionamento ideologico del partito, soprattutto su temi identitari come l’immigrazione e la sicurezza. Bosco dice di aver iniziato a sperimentare questo tipo di comunicazione a partire dallo scorso dicembre: «Su TikTok i contenuti tradizionali, quelli che mettevamo su Instagram o su Facebook, funzionavano ma non sfondavano», dice. «Da lì ci siamo convertiti ai meme».

La politica cerca di appropriarsi ormai da anni di questo linguaggio, con risultati che però spesso appaiono goffi e innaturali. I post della Lega su TikTok invece assomigliano molto ai contenuti nativi della piattaforma. Bosco dice di prendere spunto dai trend social del momento, soprattutto da quelli che arrivano dagli Stati Uniti e che vengono utilizzati anche da profili TikTok istituzionali, come quello della Casa Bianca. «Guardiamo anche le pagine delle squadre di calcio della Serie A, o quella dell’Atletico Madrid, che su TikTok usano questo tipo di comunicazione già da tempo», dice Bosco.

I contenuti dei video sono vari: molti si basano su stereotipi e generalizzazioni discriminatorie nei confronti delle persone immigrate e di quelle di religione musulmana. Altri prendono di mira in modo molto sarcastico e cinico le donne femministe, gli avversari politici di sinistra e Roberto Vannacci, il generale che ha fondato il partito Futuro Nazionale dopo essere uscito dalla Lega ed esserne stato vicesegretario.

Ma ci sono anche video creati con l’intelligenza artificiale (come quello dell’aspirante candidata sindaca di Milano Silvia Sardone trasformata nell’eroina di un manga, creato da un utente e ripubblicato dalla pagina ufficiale) o riprese di Matteo Salvini editate con canzoni pop, montaggi epici e parole del gergo giovanile, come «aura».

La disinvoltura con cui la pagina si serve del linguaggio della piattaforma a fini politici stupisce i commentatori tra i quali, secondo Bosco, ci sono tante persone che non seguono la politica e che non sono in nessun modo affiliate al partito.

Sotto ai video gli utenti hanno anche iniziato a interpellare direttamente chi gestisce il profilo, chiedendo per esempio di essere salutati o lasciando commenti tipo: «Date un aumento all’admin». Il team ha assecondato l’idea che esista un unico gestore della pagina, una sorta di personaggio misterioso che ogni tanto interagisce nei commenti lasciando like o rispondendo con emoji. A settembre il profilo Instagram dei giovani della Lega lo aveva anche annunciato come ospite a Pontida, il tradizionale raduno del partito in provincia di Bergamo.

L’accoglienza dei video però non è sempre positiva. È una conseguenza che secondo Bosco bisogna mettere in conto, anche perché i video più criticati sono spesso quelli che hanno i toni volutamente più provocatori.

Un post in particolare si è trasformato in un caso politico. Ad agosto il comune di Riccione aveva sporto una querela e chiesto un risarcimento di un milione di euro per diffamazione dopo che la pagina aveva pubblicato il video di una spiaggia di Ceuta affollata di persone migranti, con scritto: «POV: È il 2030, sei in spiaggia a Riccione e Matteo Salvini non è ministro dell’Interno». L’acronimo «POV» sta per «Point Of View» cioè «punto di vista» ed è usato in molti meme per indicare la prospettiva da cui viene raccontata una storia o, come in questo caso, prospettato uno scenario.

Bosco dice che questa reazione li aveva un po’ stupiti: «Non avevamo nulla contro il comune di Riccione, potevamo prendere una località balneare qualsiasi». Alla fine però il team aveva rivendicato la paternità del video e ne aveva pubblicati altri, coi quali aveva preso in giro le polemiche del comune.