Com’è fatta e cosa prevede la nuova legge elettorale
Premio di maggioranza, preferenze, capilista bloccati: le cose importanti da sapere
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Alle elezioni politiche del 2027 si voterà con una nuova legge elettorale, che la Camera ha approvato definitivamente giovedì. La legge elettorale è quella che contiene le regole su come i voti espressi dagli elettori vengono convertiti in seggi in parlamento. La nuova legge elettorale è stata chiamata Stabilicum dal governo, poiché il suo obiettivo dichiarato è evitare situazioni di incertezza dopo le elezioni e permettere subito la formazione di un governo con una maggioranza stabile. Le opposizioni le hanno dato anche un altro nome, Melonellum.
Lo Stabilicum si basa su un sistema elettorale proporzionale, che assegna i seggi in parlamento a ogni partito o lista proporzionalmente ai voti che riceve. Ma la sua caratteristica principale, che servirebbe a garantire appunto la stabilità, è un cospicuo premio di maggioranza: alla coalizione che vince ottenendo almeno il 42 per cento dei voti sia alla Camera che al Senato spetta un premio di 70 deputati e 35 senatori, fino a un limite massimo per la coalizione vincente di 220 deputati su 400 e 113 senatori su 200. È prevista anche una soglia di sbarramento: resteranno fuori dal parlamento i partiti che non arriveranno al 3 per cento e le coalizioni che non arriveranno al 10 per cento dei voti.
Di fatto, una coalizione che raggiunge almeno il 42 per cento dei voti può ottenere una maggioranza tra il 52 e il 55 per cento alla Camera, e tra il 52 e il 56,5 al Senato, che consente agevolmente la formazione di un governo. La legge elettorale favorisce quindi la formazione di coalizioni ampie, che cercano di raggiungere la soglia per accedere al premio di maggioranza.
Se invece nessuna coalizione dovesse raggiungere il 42 per cento dei voti sia alla Camera che al Senato, il sistema elettorale resterebbe un proporzionale puro. È grossomodo il sistema elettorale adottato nella cosiddetta Prima Repubblica, dal 1948 al 1992, che portava i partiti a presentarsi divisi alle elezioni e formare delle maggioranze parlamentari con accordi politici dopo il voto. In questo caso la legge elettorale rischia di produrre instabilità politica, piuttosto che stabilità.
Il premio di maggioranza viene assegnato sulla base di un unico listone nazionale, che le coalizioni preparano prima del voto. Questo aspetto ha sollevato qualche dubbio di incostituzionalità, soprattutto per l’elezione del Senato. Per l’articolo 57 della Costituzione, infatti, il Senato deve essere eletto su base regionale, mentre il premio di maggioranza prevede un’unica lista nazionale che non tiene necessariamente conto dell’esito del voto nelle singole regioni, ma solo del voto complessivo.
L’altra grossa novità introdotta dallo Stabilicum sono le preferenze, ovvero la possibilità per gli elettori di indicare direttamente i candidati per cui vogliono votare. Per ciascun collegio elettorale, ogni partito stabilisce una lista di sei candidati. Gli elettori potranno esprimere fino a tre preferenze, rispettando l’alternanza di genere (ci devono essere almeno una donna e almeno un uomo tra i candidati scelti). Ma non tutti i parlamentari saranno scelti direttamente col voto: sopra questi sei nomi, sulla scheda elettorale ci sarà un “capolista bloccato”, che non partecipa alla competizione per le preferenze ma viene eletto automaticamente per primo, se il partito ottiene abbastanza voti.

La nuova scheda elettorale sarà così: si vota sbarrando o facendo una X sul simbolo della lista; i candidati si votano facendo un segno nel quadratino di fianco al nome
Visto che i capilista hanno la priorità sui parlamentari eletti con le preferenze, solo i partiti più grandi otterranno abbastanza voti da eleggere una parte dei loro parlamentari con le preferenze, mentre i partiti più piccoli eleggeranno di fatto solo i capilista in quasi tutti i collegi. L’istituto di sondaggi YouTrend ha stimato che verranno eletti con le preferenze circa il 44 per cento dei deputati e il 42 per cento dei senatori, dunque meno della metà dei parlamentari eletti.
Nella nuova legge elettorale non è più previsto l’obbligo di candidare almeno il 40 per cento di donne tra i capilista. Le preferenze dovranno invece essere per forza di genere diverso, altrimenti la seconda e la terza verranno annullate. Ma di fatto la maggior parte del prossimo parlamento sarà composto dai capilista: secondo alcune simulazioni, dall’attuale 33 per cento di donne parlamentari si scenderebbe al 15-20 per cento.
Un’altra novità dello Stabilicum è l’obbligo di indicare il candidato o la candidata alla presidenza del Consiglio, che le coalizioni dovranno depositare insieme al simbolo e al programma, anche se il nome non comparirà poi sulla scheda elettorale. È un aspetto delicato, questo, visto che la Costituzione attribuisce direttamente al presidente della Repubblica il compito di individuare la persona più adatta a cui assegnare l’incarico di formare un governo, dopo le elezioni. L’indicazione del candidato presidente del Consiglio, benché valga solo formalmente, rischia dunque di confliggere con una delle principali prerogative del capo dello Stato.
La nuova legge elettorale introduce anche la possibilità di votare nel luogo di domicilio, il cosiddetto “voto fuori sede”. Potranno votare nella regione di domicilio le persone fuori sede per studio o per lavoro da almeno nove mesi, o i caregiver familiari fuori sede da almeno tre mesi.



