L’indagine per corruzione che ha messo in crisi la giunta della Sicilia
Il presidente Renato Schifani sta valutando se dimettersi, dopo che la procura ha chiesto l'arresto per il suo ex consulente Gaetano Armao
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Il 2 ottobre la procura di Palermo ha chiesto l’arresto di Gaetano Armao, un avvocato e politico siciliano molto noto che ha fatto parte di partiti di centrodestra e di centro, ex vicepresidente della Sicilia e dal 2023 consulente dell’attuale presidente Renato Schifani, di Forza Italia, ruolo da cui si è dimesso quando l’inchiesta è diventata pubblica. È indagato in una grossa inchiesta per corruzione, insieme ad altre otto persone: il deputato regionale Giuseppe Geremia Lombardo, del partito siciliano Movimento per l’Autonomia, l’avvocato Pierluigi Matta e alcuni imprenditori locali.
Armao ha lavorato a stretto contatto con Schifani, al punto che in questi giorni si sta parlando della possibilità che il presidente si dimetta: ha convocato una giunta straordinaria per giovedì 8 ottobre da cui ci si aspetta una decisione.
Armao è un avvocato e un professore alla facoltà di Scienze politiche all’università di Palermo. È il marito di Giusi Bartolozzi, magistrata ed ex capa di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio che si è dimessa lo scorso marzo. In Sicilia è stato assessore e vicepresidente regionale dal 2017 al 2022, nella giunta di centrodestra di Nello Musumeci, poi dal 2023 consulente di Schifani e soprattutto presidente della Commissione tecnica specialistica regionale per le autorizzazioni ambientali.
Le accuse riguardano proprio il periodo in cui Armao fu presidente della Commissione, che valuta l’impatto ambientale dei nuovi progetti di opere pubbliche, quelli che riguardano energie rinnovabili, infrastrutture, gestione di rifiuti e risorse idriche. L’approvazione della commissione è necessaria per autorizzarli. La tesi della procura, impostata sulla base di numerose intercettazioni e immagini ottenute con microspie e telecamere, è che Armao abbia ricevuto tangenti in cambio di pareri favorevoli per l’approvazione di alcuni progetti.
Negli ultimi giorni la polizia ha perquisito gli uffici della presidenza della regione, dove Armao lavorava come consulente di Schifani, e poi i suoi studi e le sue case a Roma e Palermo. Secondo l’accusa avrebbe favorito alcune imprese in cambio di soldi e avrebbe anche sostituito i commissari che dovevano esaminare alcune pratiche per ottenere un certo parere. A mediare i rapporti con gli imprenditori, che spesso Armao incontrava al ristorante, sarebbe stato l’avvocato Pierluigi Matta, e anche per lui la procura ha chiesto l’arresto. Le società coinvolte nell’inchiesta affidavano all’avvocato la consulenza legale dei progetti e una volta incassate le parcelle lui ne avrebbe girato una parte in contanti ad Armao. Secondo gli investigatori, le parcelle sarebbero state uno stratagemma per dissimulare le tangenti.

Un’immagine contenuta negli atti di indagine che secondo l’accusa mostrerebbe Gaetano Armao mentre prende del denaro dall’avvocato Pierluigi Matta (ANSA)
Uno degli episodi più citati dai giornali in questi giorni ha a che fare con un orologio a pendolo presente nello studio di Armao a Palermo: negli atti di indagine è citato un filmato in cui si vedrebbe Armao che prende un contenitore con delle banconote da quell’orologio a pendolo, dopo essersi assicurato di essere solo e aver chiuso porte e tende.
Secondo gli investigatori quella sarebbe l’ultima tangente ricevuta da Armao, a febbraio del 2026: in un video precedente lo si vedrebbe nascondere un involucro nell’orologio a pendolo, che sarebbe una busta con dentro dei soldi lasciatagli in macchina dall’avvocato Matta.

Un’immagine contenuta negli atti di indagine che mostra Gaetano Armao nel suo studio di Palermo accanto all’orologio a pendolo (Ansa)
Secondo la procura Armao avrebbe poi dimostrato una capacità di influenzare le decisioni politiche e amministrative della regione andando ben oltre il suo ruolo formale di consulente del presidente di regione: avrebbe cioè assunto «un ruolo sostanzialmente sostitutivo del vertice politico». E lo avrebbe fatto anche occupando fisicamente, durante vari incontri, i locali della presidenza della regione.
Nel giugno del 2025, per esempio, avrebbe cercato di ridimensionare un decreto sulle cure palliative già emanato dall’assessora alla Sanità, Daniela Faraoni, convocandola insieme al dirigente della Pianificazione strategica, Salvatore Iacolino (indagato dallo scorso marzo in un’altra indagine, per presunti rapporti con contesti mafiosi). L’accusa sostiene che quella convocazione avesse come obiettivo favorire due associazioni che in cambio avrebbero versato ad Armao delle tangenti. Il suo potere si sarebbe alla fine concretizzato nel blocco dei decreti attuativi sulle cure palliative.
Armao, che è ancora libero, sarà interrogato il 13 ottobre dal giudice per le indagini preliminari e potrà fornire la sua versione dei fatti. Finora ha respinto tutte le accuse. Dopo l’interrogatorio il giudice deciderà se applicare o meno la misura cautelare chiesta nei suoi confronti dalla procura.
Il caso che coinvolge Armao, e altri recenti episodi di presunta corruzione legati alla regione, ha spinto la commissione Antimafia della regione, presieduta da Antonello Cracolici del Partito Democratico, ad avviare un’indagine conoscitiva per «verificare l’efficacia dei sistemi di prevenzione, controllo e trasparenza adottati dalla regione».
L’attività inizierà con un ciclo di audizioni e il primo a essere ascoltato sarà l’attuale presidente di regione Renato Schifani, da tempo sotto pressione da parte del suo stesso partito, Forza Italia, che negli ultimi giorni ne ha sostanzialmente chiesto le dimissioni tramite il deputato e commissario regionale di Forza Italia Nino Minardo. In una breve nota Schifani ha risposto che sta «valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere» e che le comunicherà «a breve».



