Matteo Salvini si è dimesso da segretario della Lega, ma è un trucco

È un passaggio formale per potersi ricandidare al congresso straordinario tra due settimane, e provare a rafforzare la sua leadership

Il leader della Lega Matteo Salvini parla con i giornalisti al termine del consiglio federale della Lega in via Bellerio a Milano, 12 ottobre 2026 (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)
Il leader della Lega Matteo Salvini parla con i giornalisti al termine del consiglio federale della Lega in via Bellerio a Milano, 12 ottobre 2026 (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)
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Lunedì, al consiglio federale della Lega, il leader del partito Matteo Salvini ha annunciato le sue dimissioni: è un atto simbolico, funzionale per questioni di regolamento a ricandidarsi al congresso straordinario che lo stesso Salvini ha convocato per il 24 e il 25 ottobre, per provare a superare una fase di crisi e lotte interne che va avanti da tempo.

Insieme a Salvini si sono dimessi anche i vicesegretari Claudio Durigon, Silvia Sardone e Alberto Stefani. Il tesoriere Alberto Di Rubba, nominato vicesegretario vicario, avrà il compito di amministrare la Lega fino al congresso straordinario, cioè per le prossime due settimane.

La ricandidatura di Salvini al congresso straordinario è un modo per provare a rafforzare il suo mandato da segretario in vista delle elezioni politiche del 2027, dopo un periodo in cui la sua leadership è stata fortemente messa in discussione, anche al nord e anche da importanti dirigenti del partito.

Il congresso è un’importante riunione in cui si discute la linea del partito e si prendono decisioni sulla leadership, a cui partecipano dirigenti, amministratori locali, parlamentari e delegati (cioè i rappresentanti degli iscritti). Di norma si tiene ogni quattro anni e l’ultimo si era svolto a Firenze l’anno scorso (Salvini era stato confermato segretario federale per la terza volta), ma questo sarà appunto “straordinario”.

A questo congresso Salvini ha detto di voler istituire una «segreteria politica» del partito e di volerne cambiare il simbolo: la segreteria politica dovrebbe essere un piccolo gruppo di dirigenti del partito a cui verrà dato un certo peso nelle decisioni, e dovrebbe essere un modo per dare maggiore importanza soprattutto ai presidenti di regione. Loro chiedono da tempo maggiore considerazione, dal momento che sono i rappresentanti dei territori in cui la Lega ha più consensi, quelli in grado di attrarre più voti.

Non si sa come verrà cambiato il simbolo, che però ora ha come elemento distintivo rispetto allo storico simbolo della Lega la dicitura “Salvini Premier”: potrebbe quindi cambiare per ridimensionare la centralità del leader almeno da questo punto di vista.

L’ultima volta che la Lega fece un congresso straordinario per eleggere il proprio segretario era il dicembre del 2013: il partito era in crisi, nei sondaggi veniva dato tra il 3 e il 4 per cento, e al suo interno c’erano divisioni feroci. Quel congresso lo vinse proprio Salvini. Da allora sono passati 13 anni e la Lega è tornata ad avere un consenso che i sondaggi stimano intorno al 4-5 per cento.

Questa volta però non ci si aspetta davvero che il segretario possa cambiare: la rielezione di Salvini è data quasi per scontata. A differenza del congresso straordinario del 2013, quando la Lega era un altro partito (la Lega Nord), questo sarà disciplinato dallo statuto del nuovo partito, il cui nome formale è «Lega per Salvini Premier»: sulla base delle regole previste e dei tempi ristrettissimi imposti da Salvini, è assai improbabile che qualche sfidante possa concretamente pensare di insidiarlo.

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