Come fanno coi fedeli le chiese molto turistiche
Non è facile essere contemporaneamente un luogo di culto e un'attrazione da migliaia di visitatori, ma ci si prova
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Fino al 2015, entrare nel Duomo di Milano per pregare era abbastanza difficile. Si poteva passare da una porta laterale, ma bisognava conoscerne l’esistenza e gli orari, che cambiavano spesso. Altrimenti, anche per andare a messa o a confessarsi, bisognava mettersi in coda con i turisti. La Veneranda Fabbrica del Duomo, l’ente che si occupa della sua conservazione, spiegò allora che non si potevano ridurre i controlli di sicurezza, e che separare i fedeli dai turisti avrebbe richiesto più personale e quindi più soldi.
Le cose cominciarono a cambiare quando con l’Expo fu introdotto un biglietto da due euro e per i fedeli furono ufficialmente aperte le porte laterali. Doveva essere una misura provvisoria per la durata dell’esposizione, ma oggi è la regola: gli ingressi laterali sono gratuiti e aperti ogni giorno dalle 6:50, e c’è anche un ingresso riservato ai fedeli sulla facciata.
Tenere insieme la funzione religiosa e quella di attrazione è un problema che, con l’aumento dei flussi turistici degli ultimi anni, si è proposto anche per altre cattedrali di altre città. Le chiese, soprattutto se particolarmente antiche o interessanti dal punto di vista artistico, sono una delle tappe turistiche più frequentate di ogni città, ma sono nate con una funzione diversa: quella di luogo di culto, in cui la comunità di fedeli si riunisce per pregare, andare a messa e ricevere i sacramenti. Quando i visitatori sono milioni ogni anno, però, il rischio è di diventare soltanto dei monumenti.
Oggi le chiese più famose ricevono infatti folle di visitatori, a prescindere dalla stagione: nell’ultimo anno solo a San Pietro, in Vaticano, sono entrati più di 20 milioni di persone. Moltissimi sono turisti che ci vanno per l’arte e l’architettura, senza essere cattolici né sapere granché del cristianesimo.
«Alcune persone entrano in cattedrale e non si rendono conto di essere in una chiesa», ha detto ad AP José Fernández Lago, rettore della cattedrale di Santiago de Compostela, in Spagna. Lì, prima della messa di mezzogiorno, un addetto alla sicurezza chiede più volte silenzio al microfono, e ottiene circa un minuto di quiete prima che i visitatori ricomincino a chiacchierare.
– Leggi anche: Il Cammino di Santiago è sempre più turistico
Quella dell’entrata separata per turisti e credenti è una delle soluzioni più ricorrenti. Dal 2023 a San Pietro chi vuole pregare o andare a messa segue un percorso separato, senza fare la coda dei turisti, che a volte dura ore. A San Marco, a Venezia, i fedeli passano dalla Porta della Nicopeia, e le porte dei turisti vengono chiuse durante le messe. A Firenze i fedeli entrano dalla Porta dei Canonici, aperta tutti i giorni dalle 7 alle 19:30.
La distinzione tra fedeli e turisti è spesso lasciata al personale. Per esempio alle persone che si presentano alla Porta dei Canonici viene chiesto se sono lì per pregare o partecipare alla messa: i primi vengono fatti entrare, mentre i turisti vengono mandati ad altri ingressi. Fuori dall’ingresso c’è chiaramente indicato che è riservato ai fedeli.

Una parte della fila per entrare nella basilica di San Marco a Venezia (AP Photo/Luca Bruno, File)
Molte chiese famose riservano ai fedeli anche degli spazi al loro interno. Alla Sagrada Família di Barcellona, che nel 2025 è stata visitata da 4,9 milioni di turisti, la parrocchia del quartiere si riunisce nella cripta. E anche nella cattedrale della città, qualche anno fa la situazione era diventata invivibile: «era come stare al mercato», ha raccontato ad AP Anna Vilanova, che si occupa della sua strategia turistica. Da allora c’è un numero massimo di ingressi, i gruppi devono usare audioguide per fare meno rumore, e messe e confessioni si celebrano in una cappella laterale con le porte di vetro.
Per via di una situazione simile, da luglio il Duomo di Colonia, in Germania, ha invece introdotto un biglietto da 12 euro per i turisti, mentre chi vuole solo pregare o accendere una candela entra gratis. Guido Assmann, il sacerdote che presiede il gruppo di canonici che gestisce il Duomo, ha detto che spera anche che serva a renderlo «di nuovo vivibile come casa di Dio e spazio sacro».
A Parigi, invece, la diocesi ha fatto la scelta opposta: nel 2024 ha respinto la proposta della ministra della Cultura Rachida Dati di introdurre un biglietto da 5 euro per Notre-Dame, dove l’ingresso è ancora gratuito per tutti. Durante le messe i visitatori possono continuare a muoversi nelle navate laterali e nel deambulatorio, il corridoio che gira intorno al coro, ma in numero ridotto per lasciare spazio ai fedeli: se alla messa partecipano 1.500 persone, insomma, stimano che ne possano circolare al massimo 1.200.

La coda fuori dalla cattedrale di Notre-Dame a Parigi in occasione della messa di Natale del 2024 (Mohamad Salaheldin Abdelg Alsayed/Anadolu via Getty Images)
In città turistiche come Venezia o Firenze, comunque, è sempre più raro che le persone vivano nel centro storico, e che quindi abitino più vicine alla basilica principale che a un’altra chiesa. E infatti, né San Marco né Santa Maria del Fiore sono parrocchie, cioè chiese a cui fanno capo i fedeli che abitano in una certa zona della città, e in cui di solito si battezzano i figli, si fa il catechismo e ci si sposa. San Marco ha smesso di esserlo nel 1976: oggi ci si possono sposare soltanto i custodi e gli operai che lavorano nella basilica, e i battesimi si celebrano una volta all’anno, nella notte di Pasqua.
I fiorentini che abitano in centro frequentano le altre parrocchie del centro storico, e in cattedrale vanno soprattutto per le messe celebrate dal vescovo e per le iniziative della diocesi. Alle messe feriali nel Duomo di Firenze, spiega l’addetta stampa Sabina Ferioli, partecipano in media 40-50 persone, nel fine settimana più di 3mila, ma sono soprattutto turisti, italiani e stranieri. E anche a San Marco «la celebrazione delle messe e delle altre liturgie è aperta ai turisti che, anzi, sono la maggior parte dei frequentanti», conferma monsignor Angelo Pagan, che si occupa della sacrestia. La domenica la messa delle 10 riempie sistematicamente la basilica; a volte succede anche con quella delle 12.



