Arriva un’infilata di film sui miliardari della Silicon Valley

Questa settimana esce il sequel di “The Social Network”, ma il più atteso è quello di Luca Guadagnino su Sam Altman

Andrew Garfield e Yura Borisov in una scena di Artificial, il nuovo film di Luca Guadagnino (Neon)
Andrew Garfield e Yura Borisov in una scena di Artificial, il nuovo film di Luca Guadagnino (Neon)
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I critici cinematografici che il 5 ottobre hanno visto in anteprima Artificial, il nuovo film di Luca Guadagnino, ne hanno scritto con toni entusiasti. C’è chi lo definisce «il miglior film di Guadagnino degli ultimi dieci anni» e chi lo considera addirittura «l’opera più urgente del nostro tempo».

Artificial uscirà nei cinema italiani a gennaio. Racconta la crisi interna a OpenAI avvenuta nel novembre del 2023, quando il fondatore Sam Altman, interpretato da Andrew Garfield, fu prima licenziato e poi riassunto nel giro di pochi giorni. I critici che ne hanno parlato concordano sul fatto che Altman ne esce malissimo: viene ritratto fondamentalmente come un bugiardo patologico e una persona inaffidabile. È un tratto in comune con altri tre film che usciranno nelle prossime settimane.

The Social – Il prezzo della verità, Musk e You Can See Everything sono dedicati rispettivamente al CEO di Meta Mark Zuckerberg, al fondatore di Tesla e SpaceX Elon Musk e a Elizabeth Holmes, imprenditrice condannata nel 2022 per una grossa frode legata alla sua azienda di biotecnologie Theranos. Come Artificial criticano in modo esplicito i miliardari della tecnologia e gli effetti più nefasti e potenzialmente distruttivi dei loro prodotti.

Il critico dell’Hollywood Reporter James Hibberd, che li ha visti tutti in anteprima, ha scritto che i quattro film hanno «un filo conduttore evidente», e cioè l’avere per protagonisti imprenditori «egoisti che parlano in termini altisonanti e dicono di volere aiutare l’umanità, ma che alla fine antepongono la loro ambizione e il potere all’etica e alla sicurezza, con conseguenze potenzialmente catastrofiche».

Le storie ambientate nella Silicon Valley e che raccontano le sue aziende non sono un’assoluta novità a Hollywood. Nel 2010 The Social Network di David Fincher ottenne un enorme successo, vinse tre Oscar e inaugurò un filone poi proseguito con produzioni come Jobs (2013), Steve Jobs (2015) e The Circle (2017).

L’uscita nel giro di poco tempo di questi quattro film però ha portato il genere in una «nuova fase», che «riflette una rabbia e una diffidenza crescenti nei confronti dei fondatori di aziende tecnologiche», ha scritto la giornalista del New York Times Alissa Wilkinson. «Mentre loro si sono dati da fare per rompere gli schemi, noi siamo diventati sempre più insofferenti al mondo che stanno costruendo», ha aggiunto.

The Social – Il prezzo della verità esce al cinema in Italia l’8 ottobre ed è diretto da Aaron Sorkin, regista e sceneggiatore di enorme culto noto soprattutto per le serie tv The West Wing e The Newsroom. È ambientato nel 2021 e racconta la pubblicazione di alcuni documenti riservati che dimostrarono come Zuckerberg fosse consapevole degli effetti negativi di Facebook sulla salute mentale degli adolescenti. È il sequel di The Social Network, la cui sceneggiatura fu scritta proprio da Sorkin.

Zuckerberg non è più interpretato da Jesse Eisenberg, che ha detto di aver rifiutato il ruolo per evitare di essere identificato unicamente con quel personaggio. Il suo posto è stato preso da Jeremy Strong.

Secondo le recensioni uscite finora, la differenza principale rispetto al capitolo precedente è proprio la caratterizzazione di Zuckerberg. Nel primo capitolo veniva rappresentato come un venticinquenne geniale, intraprendente, disfunzionale e a disagio con gli altri, ma verso il quale si poteva provare ammirazione. In The Social – Il prezzo della verità invece Strong lo interpreta in modo più estremo e caricaturale, come un imprenditore spregiudicato e disposto a tutto pur di proteggere i suoi interessi.

Musk invece è un documentario sull’influenza di Elon Musk sulla politica statunitense e sul suo sostegno a Donald Trump durante la campagna elettorale di due anni fa. Dura quasi quattro ore ed era stato presentato fuori concorso all’ultima edizione della Mostra del cinema di Venezia. È diretto da un regista molto esperto, Alex Gibney, che nel 2008 vinse l’Oscar per il miglior documentario con Taxi to the Dark Side. A settembre Gibney era stato criticato pubblicamente con una serie di post su X dallo stesso Musk, che lo aveva definito «un vecchio rancoroso» privo di «qualsiasi integrità» e aveva descritto il suo documentario come una sequela di falsità.

La promozione di Musk ha avuto qualche ostacolo: TikTok, YouTube e le piattaforme del gruppo Meta, Facebook e Instagram, avevano inizialmente rifiutato di trasmettere il trailer di Musk come pubblicità, classificandolo come contenuto politico. Musk uscirà negli Stati Uniti il 9 ottobre, ma non ha ancora una data ufficiale in Italia. Peraltro tra qualche settimana uscirà anche un altro documentario su Musk, Elon Musk Unveiled: The Tesla Experiment di Andreas Pichler, basato su una serie di interviste a ex dipendenti di Tesla: sarà al cinema dal 1° novembre anche in Italia.

You Can See Everything, il documentario su Holmes e sulla sua azienda Theranos, è diretto da Nathan Fielder e Lance Oppenheim. Il trailer e alcuni brevi spezzoni che sono usciti in queste settimane hanno creato grandi aspettative: Fielder è infatti uno tra i più bizzarri e originali autori comici della tv americana e al documentario partecipa la stessa Holmes, intervistata nei giorni prima che entrasse in carcere.

La truffa di Theranos è una delle storie più significative dell’industria tecnologica degli Stati Uniti: ha cambiato il modo di comunicare delle startup, inasprito i rapporti tra i media e il settore della tecnologia e reso più accorti, almeno in parte, gli investitori della Silicon Valley.

Negli ultimi anni è stata approfondita in inchieste, libri e altri prodotti culturali, tra cui la serie tv di Disney+ The Dropout. Come Musk uscirà negli Stati Uniti il 16 ottobre, ma non si sa ancora quando sarà disponibile in Italia.

Tra i quattro film Artificial è quello che ha avuto la produzione più travagliata, anche per via di una sfortunata coincidenza temporale. Inizialmente era stato finanziato da Amazon, che però si era poi tirata indietro costringendo Guadagnino a cercare un nuovo distributore.

Quando il progetto di Artificial fu approvato, nel 2025, le società di produzione erano ostili nei confronti delle aziende di intelligenza artificiale generativa, accusate di usare indebitamente le loro proprietà intellettuali per addestrare i modelli di AI. Guadagnino però ha ultimato Artificial proprio nel momento in cui le cose stavano cambiando.

Nell’ultimo anno infatti molti studi cinematografici hanno iniziato a collaborare con queste società per semplificare alcune parti delle loro attività: tra queste c’è la stessa Amazon, che a febbraio ha annunciato un investimento in OpenAI da 50 miliardi di dollari finalizzato a migliorare i propri sistemi di cloud computing. Come ricostruito dal giornalista Matthew Belloni, i dirigenti di Amazon avrebbero deciso di non distribuire Artificial dopo aver visto la prima proiezione.

Il motivo sarebbe la pessima rappresentazione di Sam Altman, raccontato come una persona che inizialmente sembra avere come missione il bene dell’umanità ma finisce per ambire al solo profitto, con conseguenze potenzialmente pericolose. Secondo il critico cinematografico Steven Zeitchik, in Artificial Altman viene raffigurato come «una persona così tossicamente carismatica che, approdando su un’isola di cannibali, ne diventerebbe ben presto il re».

Alla fine Artificial è stato acquistato da Neon, una piccola società newyorkese che negli ultimi anni si è distinta con film coraggiosi e dalla forte componente autoriale e per l’enorme rilevanza che ha acquisito nei circuiti festivalieri. In questo segmento è la principale concorrente di A24, la società che distribuisce You Can See Everything.

– Leggi anche: La concorrente di A24 nel cinema indipendente

Secondo il giornalista di Mother Jones Alex Nguyen, le invettive contro i magnati della tecnologia stanno proliferando perché gli studi di Hollywood hanno intuito che il pubblico vuole un racconto diverso di queste figure, lontano dalla celebrazione di cui erano oggetto fino a una decina d’anni fa.

Anche la serialità televisiva sembra interessata a raccontare questi miliardari in modo differente. A novembre uscirà su Netflix The Altruists, una serie tv dedicata al fallimento della società di criptovalute FTX. E negli Stati Uniti l’8 ottobre comincia Cupertino, che ha per protagonista un avvocato specializzato nella difesa delle persone danneggiate dall’industria tecnologica.

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