L’arazzo di Bayeux come un concerto degli Oasis

Al British Museum il reperto inglese prestato dalla Francia attrae migliaia di visitatori al giorno, con lunghe file e grande attesa per la nuova vendita di biglietti

Persone davanti all'arazzo di Bayeux durante un’anteprima per i giornalisti, Londra, 7 settembre 2026 (AP Photo/Kin Cheung)
Persone davanti all'arazzo di Bayeux durante un’anteprima per i giornalisti, Londra, 7 settembre 2026 (AP Photo/Kin Cheung)
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Lunedì il direttore del British Museum di Londra, Nicholas Cullinan, ha annunciato nuove regole per gestire meglio le migliaia di persone che ogni giorno visitano l’arazzo di Bayeux. Dall’apertura dell’esposizione, il 10 settembre, si sono infatti formati spesso sovraffollamenti e file dovuti all’elevato numero di persone e al tempo limitato concesso alla visita: ora gli orari di apertura verranno estesi, e verranno introdotti un’audioguida e cartelli segnaletici per accelerare il flusso.

L’interesse per l’arazzo di Bayeux – un’opera dell’XI secolo arrivata per la prima volta nel Regno Unito dalla Francia – era stato eccezionale e inaspettato dall’inizio. I biglietti erano stati messi in vendita il 1° luglio e tutti gli slot disponibili fino alla fine del 2026 erano esauriti in un giorno, con un incasso per il British Museum di 2,5 milioni di sterline, il migliore nella storia del museo. Nel primo mese di apertura verranno superati i 100mila visitatori.

L’arazzo di Bayeux è una striscia di tela ricamata, quindi tecnicamente non è un arazzo, lunga circa 70 metri, ed è un reperto importantissimo della storia inglese. Le sue origini non sono del tutto certe, ma la maggior parte degli studi contemporanei concorda nel dire che venne realizzato in Inghilterra e fu poi portato a Bayeux, una cittadina nel nord della Francia dove era rimasto prima di essere prestato al Regno Unito la scorsa estate.

La giornalista inglese Charlotte Higgins ha parlato di «arazzo-mania». La prossima tranche di biglietti, che verrà messa in vendita il 21 ottobre, è così attesa che il quotidiano inglese Guardian ha messo insieme dei consigli su come riuscire a ottenerli proprio come ha fatto con i biglietti del festival di Glastonbury, uno dei più importanti eventi musicali al mondo. L’interesse per l’arazzo è talmente alto che le visite guidate sono esaurite fino a marzo del 2027 anche al museo di Reading, una città a ovest di Londra che dal 1895 conserva una copia dell’arazzo a grandezza naturale.

Già il 21 settembre il British Museum aveva dovuto introdurre il divieto di fotografare l’arazzo per evitare che si creassero code e rallentamenti. La visita è infatti organizzata per slot orari: i visitatori hanno 40 minuti per percorrerne tutta la lunghezza, senza possibilità di tornare indietro. Alcuni annunci registrati invitano le persone a scorrere e a fermarsi il meno possibile, ma il personale del museo aveva notato come le foto rallentassero molto la fila, facendo slittare i turni successivi. Nonostante la prenotazione, molte persone avevano aspettato diverse ore in coda, e alcune di loro non erano riuscite a entrare.

L’entusiasmo deriva innanzitutto dal fatto che tra gli inglesi l’evento storico raccontato dall’arazzo, la battaglia di Hastings, è uno dei più importanti della storia inglese: nel 1066 Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia, sbarcò in Inghilterra, sconfisse il re precedente Harold e si impossessò del trono. Una delle visitatrici del primo giorno ha spiegato così al Guardian la notorietà dell’arazzo nel Regno Unito: «crescendo impari tantissimo al riguardo: alle elementari, durante le lezioni di storia. Si sente sempre parlare dell’arazzo di Bayeux e dei Normanni». Un’altra visitatrice concorda: «tra tutte le lezioni di storia, ogni bambino ricorda il 1066».

Il fatto che l’arazzo racconti una storia molto nota nel Regno Unito con dei disegni colorati lo rende particolarmente accessibile per essere un reperto di mille anni fa. Dei visitatori intervistati dal Guardian hanno detto che l’arazzo racconta la storia «come in un film». Higgins ha scritto che i bambini guardano l’arazzo come una «striscia a fumetti», che allontana l’immagine polverosa e un po’ noiosa di una storia remota nel tempo.

Per Leonie Hicks, docente di storia medievale alla Canterbury Christ Church University, l’arazzo è popolare anche perché è «molto memabile»: le sue immagini, cioè, sono state usate più volte nella storia per parlare di eventi contemporanei. Il 15 luglio 1944 la copertina della rivista statunitense New Yorker riprese lo stile dell’arazzo per dare la notizia dello sbarco degli Alleati in Normandia, un evento decisivo della Seconda guerra mondiale. Nel giugno del 2026 il settimanale inglese The New Statesman ha ripreso in copertina una delle scene finali dell’arazzo, in cui il re anglosassone Harold è colpito a morte con una freccia nell’occhio, per parlare della competizione tra Keir Starmer, ex primo ministro britannico, e l’attuale capo del governo Andy Burnham.

Il fatto che i biglietti per vedere l’arazzo siano così richiesti ha provocato alcune polemiche, innanzitutto sul prezzo: l’ingresso costa 33 sterline (circa 39 euro) e 27 sterline (circa 32 euro), a seconda del momento della giornata. Sono prezzi piuttosto alti: l’ingresso al museo di Bayeux dove l’arazzo è solitamente esposto costa 12 euro. Abbonati e abbonate al British Museum possono prenotarsi per vedere l’arazzo in anticipo rispetto al resto del pubblico: la prossima vendita di biglietti aprirà il 6 ottobre per chi è abbonato, e solo il 21 ottobre al pubblico.

Inoltre, l’hotel di lusso del centro di Londra One Aldwych permette di prenotare sul proprio sito un pacchetto con pernottamento, colazione, accesso alla Spa e visita all’arazzo, con solo tre giorni di anticipo e senza passare dalle code online. Un’inchiesta del Guardian ha svelato inoltre che il 18 agosto è stata organizzata una visita privata per Peter Thiel, uno dei più noti e controversi miliardari statunitensi di destra. Il British Museum ha risposto alle critiche sui biglietti all’One Aldwych dicendo che l’hotel ne ha alcuni riservati, essendo sponsor del museo. Al contrario, Peter Thiel non risulta essere un donatore del museo.

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