Elizabeth Holmes nel 2015 (AP Photo/Jeff Chiu, File)

La storia di Theranos, spiegata bene

È quella di una delle truffe più note di sempre dell'industria tecnologica, che cambiò la Silicon Valley e per la quale è stata condannata Elizabeth Holmes

di Eugenio Cau
Elizabeth Holmes nel 2015 (AP Photo/Jeff Chiu, File)

La storia di Theranos, startup biomedica fondata da Elizabeth Holmes e fallita dopo che un’inchiesta giornalistica aveva dimostrato che i suoi prodotti non funzionavano, è una delle più significative dell’industria tecnologica degli Stati Uniti. Il fallimento di Theranos è stato ripercorso durante il processo che si è concluso martedì con la condanna di Holmes, è stato il soggetto di libri, podcast, documentari e in futuro anche film, e ha avuto effetti enormi su tutta l’industria tecnologica. Ha cambiato il modo di comunicare delle startup, inasprito i rapporti tra i media e il settore della tecnologia e reso più accorti, almeno in parte, gli investitori della Silicon Valley, il distretto californiano dove si concentra la maggior parte delle grandi aziende tecnologiche, e dove aveva sede anche Theranos.

Martedì Holmes è stata condannata per truffa da un tribunale federale della California. È stata giudicata colpevole per quattro capi d’accusa, compreso quello più importante, cioè di avere mentito agli investitori di Theranos. È stata invece giudicata innocente per altri quattro capi d’accusa che riguardavano i suoi rapporti con i pazienti delle sperimentazioni, mentre su altri tre capi d’accusa la giuria non è riuscita a raggiungere un verdetto. Rischia 20 anni di carcere.

Theranos, fondata nel 2003, era diventata nel giro di pochi anni una delle startup più promettenti della Silicon Valley. Holmes raccolse in pochi anni varie centinaia di milioni di dollari di investimenti con la promessa che avrebbe inventato una macchina capace di eseguire più di 240 diverse analisi del sangue prelevando dai pazienti appena una goccia di sangue, anziché varie provette come sarebbe normale. Holmes stessa divenne famosa e fu elogiata come il simbolo di una nuova generazione di imprenditori geniali, in un momento in cui tutti cercavano il nuovo Steve Jobs.

Il fallimento di Theranos avvenne in pochissimi mesi e cominciò nell’ottobre del 2015, con l’uscita sul Wall Street Journal di un articolo a firma del giornalista John Carreyrou. Nell’articolo, Carreyrou scriveva, usando le testimonianze di alcuni dipendenti della startup, che la macchina innovativa per fare analisi a partire da una singola goccia di sangue – chiamata Edison, dal nome dell’inventore americano Thomas Edison – semplicemente non funzionava.

Inizialmente Holmes e la dirigenza di Theranos cercarono di smentire le accuse, ma ben presto divenne impossibile: nel giro di poco tempo, soprattutto grazie al lavoro di Carreyrou, che poi fu integrato da altri giornalisti d’inchiesta, si scoprì non soltanto che Edison non funzionava, ma che in alcuni casi i risultati delle analisi erano sbagliati al punto da risultare pericolosi per i pazienti. La startup, inoltre, aveva adottato una serie di misure per nascondere i propri insuccessi nello sviluppo di Edison ai pazienti, agli investitori e ai partner commerciali.

Theranos passò da una valutazione di circa 9 miliardi di dollari a zero nel giro di appena un anno. Fallì definitivamente nel 2018.

La sua vicenda ha generato – oltre al processo appena concluso contro Holmes – un patteggiamento con la SEC, l’autorità che regolamenta il mercato americano, che aveva accusato Holmes di «truffa su larga scala», e un altro processo contro Ramesh Balwani, detto “Sunny”, ex direttore generale di Theranos ed ex compagno di Holmes. Il processo comincerà nel 2022.

Holmes, al centro, lascia il tribunale dopo un’udienza del processo contro di lei (AP Photo/Nic Coury)

Gli inizi
Molte delle aziende tecnologiche americane, e quasi tutte quelle di maggior successo, hanno una “storia fondativa”. Un racconto, cioè, dei primi momenti dell’azienda, delle difficoltà superate e dei passi che hanno portato al successo. Tra le storie più famose ci sono quella della nascita di Microsoft in un garage a Seattle o le complesse vicende che portarono alla nascita di Facebook, a tal punto affascinanti da diventare l’oggetto di un film.

Spesso queste storie vengono ripetute allo sfinimento dai fondatori delle aziende, che le abbelliscono e aggiungono particolari, a tal punto che è difficile distinguere la finzione dalla realtà.

La storia della fondazione di Theranos, per come la raccontava Elizabeth Holmes al momento del suo successo, cominciò con Holmes piccolissima: già da bambina, Holmes mirava a costruire grandi cose. A sette anni disegnò la sua prima macchina del tempo, a nove dichiarò ai suoi genitori che sarebbe diventata una miliardaria.

L’idea di fondare Theranos, sempre secondo la storia fondativa dell’azienda, venne a Holmes a causa della sua paura degli aghi: l’esperienza di farsi prelevare varie provette di sangue per le analisi era così spiacevole che Holmes decise di inventare una macchina che avrebbe potuto fare tutte le analisi partendo da una sola goccia di sangue. Al tempo Holmes studiava all’università di Stanford, una delle più prestigiose degli Stati Uniti. Ne parlò con uno dei sui professori, Channing Robertson, che insegnava Ingegneria chimica, e che le consigliò di aprire un’attività.

Holmes lasciò l’università (come avevano fatto tanti altri imprenditori tecnologici di successo, da Gates a Mark Zuckerberg) e fondò Real-Time Cures, che in seguito sarebbe diventata Theranos, una combinazione delle parole “terapia” e “diagnosi”.

Gli investitori
Una delle abilità principali di Holmes, riconosciuta in tutti i resoconti della vicenda Theranos, era quella di raccogliere denaro dagli investitori.

Nella Silicon Valley c’è un vasto ecosistema di aziende o di persone facoltose (conosciute come “venture capitalist”) che investono ampie somme di denaro per consentire a imprenditori promettenti di realizzare le loro idee di business. Questi investimenti sono molto rischiosi, perché spesso gli investimenti vengono fatti sulla base di un’idea ancora da realizzare, ma in cambio l’investitore ottiene quote dell’azienda che sarà creata con i suoi soldi: se l’azienda ha successo, l’investitore può ottenere guadagni eccezionali.

Holmes fu incredibilmente brava a ottenere non soltanto i soldi di parecchi investitori famosi, ma anche il sostegno e l’appoggio di numerosi personaggi importanti del mondo della politica e dell’impresa.

Nei primi mesi dopo la fondazione di Theranos, Holmes riuscì a convincere Larry Ellison, il fondatore di Oracle, e Tim Draper, un famoso venture capitalist, a darle 6,9 milioni di dollari per sviluppare la sua idea. In seguito Theranos ottenne oltre 700 milioni di dollari di investimenti, che di fatto consentirono all’azienda di continuare a operare per gli anni iniziali di sviluppo, quando non disponeva di nessuna entrata.

Tra i tanti che investirono in Theranos ci furono la famiglia Walton (quella che fondò la catena di supermercati americani Walmart), il miliardario Rupert Murdoch e l’imprenditrice Betsy DeVos, che poi divenne segretaria all’Educazione dell’amministrazione di Donald Trump.

Inoltre, Holmes seppe ottenere l’appoggio e il sostegno di varie personalità notissime e influenti, tra cui gli ex segretari di Stato americani Henry Kissinger e George Schultz, l’ex segretario alla Difesa Richard Perry, il generale Jim Mattis, che poi sarebbe diventato segretario alla Difesa di Donald Trump, e altri.

Alcuni di questi, pur non avendo nessun tipo di preparazione medica, entrarono a far parte del consiglio di amministrazione di Theranos, e diventarono suoi sostenitori anche all’esterno. Per esempio, a un certo punto Theranos cercò di avviare una sperimentazione con l’esercito americano, che però fu bloccata perché l’esercito aveva dubbi sull’efficacia delle analisi della startup. Holmes chiamò il generale Mattis, che fece sbloccare la pratica – anche se alla fine non se ne fece nulla.

Tutti i giornalisti e gli esperti che si sono occupati della vicenda di Theranos raccontano che Holmes aveva un carisma e un’abilità straordinari nel convincere gli investitori e chiunque altro della bontà della sua idea.

Le indagini successive al fallimento dell’azienda – così come il processo di questi mesi – hanno mostrato però che Holmes usò vari espedienti per essere particolarmente convincente. Tra le altre cose, nelle sue presentazioni aggiunse senza il loro permesso i loghi di importanti aziende farmaceutiche per dare l’impressione che Theranos avesse una partnership con loro; in altri casi disse che la macchina Edison era stata utilizzata con successo in scenari di guerra in Afghanistan e in Iraq, cosa non vera.

Fece anche provare ad alcuni potenziali investitori le analisi di Edison, usando degli espedienti per dare l’impressione che la macchina funzionasse, quando invece era incapace di fare analisi corrette.

“Stealth mode”
Nei primi anni di attività, Holmes impose a Theranos di operare in “stealth mode”, cioè in modalità nascosta, furtiva. È una cosa abbastanza comune nella Silicon Valley per le startup che stanno sviluppando un prodotto ad alto potenziale: lavorare in segreto, senza farsi pubblicità all’esterno e senza lasciar trapelare nulla di quel che succede al proprio interno. È un espediente che Holmes copiò da Steve Jobs, il cofondatore di Apple noto per la sua attenzione alla segretezza.

Holmes portò questo concetto all’estremo, imponendo a chiunque volesse entrare nella sede di Theranos di firmare un documento legale che obbligava al segreto (“non disclosure agreement”) e arrivando a perseguitare i dipendenti e gli ex dipendenti che avrebbero potuto rivelare qualcosa sulla startup.

Lo “stealth mode” dentro Theranos durò per diversi anni. In teoria, in una startup tecnologica questi sarebbero gli anni di sviluppo del proprio prodotto. Il problema è che il prodotto sviluppato da Theranos non funzionava.

Come hanno raccontato varie indagini (la più importante della quali rimane quella di Carreyrou, descritta nel suo libro Una sola goccia di sangue), i vari prototipi di Edison non sono mai stati in grado di effettuare i 240 tipi di analisi promessi da Holmes. Edison era una macchina molto affascinante: era grande poco più di un computer, dunque molto più piccola dei grossi macchinari per analisi che si usano nei laboratori e negli ospedali; inoltre aveva il design accattivante di un computer Mac. Ma non funzionava. I pochi test che Edison (che nelle versioni successive fu chiamata Minilab) era in grado di fare davano risultati spesso sballati e inaffidabili.

Semplificando molto, il problema principale era che una singola goccia di sangue è un campione troppo piccolo per poter eseguire test complessi. Qualunque tentativo di risolvere questo problema da parte del team di Theranos (composto da molti professionisti rispettabili, peraltro) risultò in un fallimento.

Il successo
Nonostante questo, dopo quasi dieci anni di “stealth mode” Holmes e i dirigenti più vicini a lei, come Ramesh Balwani, decisero che era il momento per Theranos di cominciare a operare sul mercato e di rendere nota la sua attività, anche se il suo sistema per le analisi ancora non funzionava davvero.

Sembra strano, ma questa è una pratica piuttosto comune nella Silicon Valley, dove si parla spesso di “fake it till you make it”: fai finta finché non ce la fai. Significa che molte aziende tecnologiche presentano un prodotto non ancora del tutto pronto, confidando che sarà migliorato in seguito, o che i consigli e le lamentele dei primi utenti contribuiranno allo sviluppo.

Il problema, come ha spiegato Carreyrou, è che nel caso di Theranos il prodotto non era un computer o un videogioco, ma una macchina per le analisi mediche i cui risultati sarebbero stati usati per prendere decisioni sulla salute delle persone.

Holmes divenne il volto pubblico della startup. Cominciò a dare interviste a vari media, prima specializzati e poi nazionali. La vera notorietà – e il successo pubblico e personale – arrivò quando nel 2014 la rivista Forbes le dedicò l’articolo di copertina, in cui descriveva la tecnologia di Theranos come rivoluzionaria e Holmes come un’imprenditrice visionaria.

La tecnologia di Theranos, diceva Holmes nell’articolo, poteva effettuare oltre duecento esami diversi con una goccia di sangue, inclusi quelli per la sieropositività all’HIV, per il gruppo sanguigno e per cercare virus di qualsiasi tipo. L’autore dell’articolo, Roger Parloff, fu piuttosto superficiale con le verifiche, e si fidò in gran parte delle dichiarazioni fatte da Holmes nel corso di varie interviste, anche se poi si rivelarono bugie o esagerazioni.

L’intervista di Forbes trasformò Theranos in una delle aziende biomediche più importanti degli Stati Uniti, facendone crescere molto la valutazione, e Holmes in un modello d’imprenditoria: vinse vari premi tra cui il “Women of the Year Award” della rivista Glamour, che ogni anno premia le donne che si sono distinte nel mondo dello spettacolo, della moda, della politica e del business; comparve su tutti i principali giornali americani e cominciò a partecipare a importanti conferenze con personalità internazionali, come l’ex presidente americano Bill Clinton e il fondatore di Alibaba, Jack Ma.

Theranos avviò inoltre alcune partnership con aziende e istituzioni sanitarie in varie parti degli Stati Uniti per offrire i suoi test ai pazienti. Walgreens, una catena di farmacie (che negli Stati Uniti sono spesso negozi molto grandi, che vendono una varietà di prodotti e servizi), cominciò a fornire i test di Theranos in 40 punti vendita. Varie cliniche in alcuni stati, come Ohio e Pennsylvania, cominciarono allo stesso modo a fornire test Theranos ai loro pazienti.

Holmes
La segretezza non fu l’unica caratteristica che Steve Jobs ispirò in Elizabeth Holmes.

Nei primi anni di esistenza di Theranos, Holmes cominciò ad adattare la sua figura pubblica a quella dell’imprenditrice tecnologica di successo, imitando largamente i suoi predecessori. Cominciò tra le altre cose a indossare esclusivamente maglioni dolcevita neri, proprio come Jobs, e arredò il suo ufficio con poltrone di Le Corbusier, le preferite da Jobs. Anche la sua retorica divenne ispirata e piena di aneddoti edificanti proprio come quella dei grandi imprenditori della Silicon Valley.

Uno degli aspetti più discussi di Holmes è la sua voce. Holmes ha una voce molto profonda, quasi maschile, ma molte persone che si sono occupate di lei e della sua azienda, oltre ad altre che hanno lavorato con lei, sostengono che in realtà la voce di Holmes sia più alta e squillante. Holmes, secondo queste supposizioni, avrebbe cominciato a usare volutamente una voce più profonda e maschile nella convinzione che in questo modo sarebbe stato più facile ottenere l’ascolto e l’attenzione dei tanti maschi (investitori, personaggi pubblici, membri del consiglio di amministrazione) con cui si trovava a trattare tutti i giorni.

In ogni caso, la figura pubblica di Holmes fu una parte importante del successo di Theranos, e dell’attenzione che i giornali riservarono alla startup, che oltre a fornire una bella storia forniva anche un personaggio interessante e visionario.

Non è chiaro fino a che punto Holmes fosse in controllo di Theranos. Durante il processo delle scorse settimane, Holmes ha scaricato numerose responsabilità su Balwani, accusandolo inoltre di violenza sessuale e stupro. I due ebbero una relazione per gran parte dell’esistenza di Theranos.

La caduta
Assieme al successo pubblico, per Theranos cominciò ad arrivare anche il controllo da parte dei media e delle istituzioni.

Benché la startup fosse uscita dallo “stealth mode”, la segretezza rimaneva una delle sue caratteristiche, e nelle descrizioni di come funzionava il suo prodotto Holmes era spesso eccezionalmente vaga. Nel 2014, in un’intervista al New Yorker, per spiegare il funzionamento della sua tecnologia disse: «Viene messo in atto un processo chimico in base al quale si verifica una reazione chimica che genera un segnale dall’interazione chimica con il campione, che è trasformato in un risultato, che è poi analizzato da personale di laboratorio qualificato».

Nell’agosto del 2015 la FDA (Food and Drug Administration, l’agenzia governativa statunitense che si occupa anche della sicurezza e dell’approvazione dei farmaci e dei dispositivi medici) aprì un’indagine su Theranos perché molti dei risultati delle analisi del sangue fatti ai pazienti erano sballati, ma non lo rese noto al pubblico.

Che la tecnologia di Theranos non funzionasse divenne noto al pubblico a ottobre, dopo la pubblicazione dell’articolo di Carreyrou sul Wall Street Journal. Carreyrou è un giornalista d’investigazione con grande esperienza, vincitore di due premi Pulitzer, che prima di diventare capo della sezione scienza e salute del Wall Street Journal si era occupato di terrorismo, politica internazionale e crimini finanziari. Trovò due ex dipendenti di Theranos che gli rivelarono, oltre ai malfunzionamenti della tecnologia, anche l’esistenza di un clima aziendale tossico, in cui Holmes, Balwani e le persone a loro vicine tiranneggiavano sui dipendenti.

Nei giorni precedenti la pubblicazione, Theranos provò a bloccarla inviando in redazione i suoi avvocati, e Holmes si rivolse perfino a Rupert Murdoch, l’editore del giornale, che aveva investito in Theranos 121 milioni di dollari. L’articolo uscì ugualmente.

Fin da quel primo articolo (ne seguirono molti altri, e un libro), Carreyrou scriveva che la tecnologia di Theranos era incapace di compiere correttamente anche le più elementari tra le analisi del sangue, con poche eccezioni, e che l’azienda, in segreto, aveva comprato delle macchine per le analisi commerciali per la maggior parte dei test che offriva. In alcuni casi le aveva però modificate per fare in modo che accettassero il prelievo non standard fatto ai pazienti, cosa che oltre a costituire una violazione del contratto di vendita era anche potenzialmente pericolosa.

Nel corso dei mesi e degli anni successivi, varie persone sostennero di aver ricevuto da Theranos risultati completamente sbagliati per le loro analisi del sangue. Non ci furono persone che subirono danni gravi a causa dei risultati sbagliati, ma ci furono comunque varie situazioni problematiche. Durante il processo, per esempio, una donna ha testimoniato di essere risultata sieropositiva in un test Theranos. La cosa fu poi smentita da analisi successive fatte con altre aziende.

Inizialmente Theranos cercò di smentire le accuse del Wall Street Journal. Holmes andò in tv e continuò a usare la retorica ispirata da imprenditrice tecnologica: «Questo è quello che succede quando lavori per cambiare le cose: prima dicono che sei pazza, poi ti ostacolano, e poi all’improvviso hai cambiato il mondo».

Ma le prove contro Theranos continuarono ad accumularsi, e le smentite non bastarono più. L’azienda smise di operare nel giro di circa un anno. Nel 2018 chiuse definitivamente.

Storie su Theranos ed Elizabeth Holmes si possono anche ascoltare, per chi è abbonato al Post: ne ha parlato Matteo Bordone in tre puntate del suo podcast, Tienimi Bordone, che si possono trovare qui.