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  • giovedì 24 Settembre 2020

Dieci anni fa usciva “The Social Network”

«Non arrivi a 500 milioni di amici senza farti qualche nemico», diceva una sua nota frase promozionale: nel frattempo per Facebook sono aumentati entrambi, e il film si è imposto tra i migliori del decennio

Tra il 2008 e il 2009 – quando Facebook già aveva più di 200 milioni di utenti – la notizia che sarebbe arrivato un film su Facebook e sul suo fondatore Mark Zuckerberg non fu accolta granché bene. Per molti, il rischio principale era vedere un film fatto di fretta, giusto per cavalcare una moda. «Ancora non sappiamo», scrisse Mashable, «se parlerà dei creatori di Facebook (noia) o dei suoi fruitori (ancora più noia), ma nessuna delle due è una buona idea: in un caso si vedrebbero programmatori fare le loro cose per un’ora e mezza, nell’altro persone intente a scegliere chi infastidire». Invece The Social Network, presentato il 24 settembre di dieci anni fa, è stato molto di più.

Che The Social Network ambisse a essere qualcosa di diverso, e migliore, dal previsto, si iniziò a capire quando emerse che la sceneggiatura sarebbe stata scritta da Aaron Sorkin – venerato sceneggiatore americano di Codice d’onore, The West Wing e molto altro – e quando David Fincher decise di dirigerlo; e lo si iniziò a vedere nel suo primo trailer.

Senza mostrare granché del film, il trailer faceva sentire una versione di “Creep” (la canzone dei Radiohead che dice “I don’t care if it hurts / I wanna have control”) cantata dal coro belga Scala & Kolacny Brothers, e iniziava mostrando vere pagine Facebook di vere persone, palesando da subito come il film volesse essere la biografia di un venticinquenne e il racconto della sua idea di successo. Come scrisse Vulture, c’era «la sensazione che Fincher abbia grandi ambizioni per questo suo progetto».

Il trailer mostrava anche la frase, poi ripetuta anche su pubblicità e locandine e diventata piuttosto nota, «non arrivi a 500 milioni di amici senza farti qualche nemico». Mentre il film era stato deciso, girato e montato, infatti, Facebook aveva praticamente raddoppiato i suoi utenti.

Col senno di poi, che The Social Network fosse un film destinato a farsi ricordare si può intuire anche solo guardandone la prima scena, ambientata prima ancora che Facebook nascesse. La scena, lunga 9 pagine di fitta sceneggiatura alla Sorkin, è un semplice dialogo, di quelli che si potrebbero fare anche al telefono, e la sceneggiatura stessa la presenta come «semplice e spoglia». Eppure non lo è per niente: per il peculiare modo di scrivere i dialoghi di Sorkin e anche perché Fincher la girò 99 volte e chi dovette montarla ci mise tre settimane.

In un film peggiore, questa scena sarebbe potuta durare trenta secondi e con due inquadrature, limitarsi ai veicolare agli spettatori il messaggio principale (lui è un tipo strano, o volendo persino stronzo) e la conseguenza più immediata (lei lo lascia e lui, per ripicca, finisce per fondare Facebook). In The Social Network, la scena riesce invece a essere sia visivamente intrigante che narrativamente pregna di indizi su quel che arriverà nel film. La scena finisce con lei (Erica, cioè Rooney Mara) che dice a lui (Mark, interpretato da Jesse Eisenberg):

«Probabilmente diventerai un vero mago dei computer, non mi stupirebbe, ma passerai la vita a pensare che non piaci alle ragazze, perché sei un nerd, ma io posso dirti dal profondo del cuore che non sarà per questo, non piacerai perché sei un grande stronzo».

La scena è stata usata come punto di partenza da un video che prova a dare una misura analitica alla spesso raccontata musicalità e ritmicità dei dialoghi di Sorkin, spiegando per esempio l’intensità e l’utilità delle tante ripetizioni di certe parole o frasi.

Ed è stata analizzata ancor più nel dettaglio da Lessons From The Screenplay, uno dei migliori canali di cinema di YouTube, seguito da oltre un milione di utenti. Nel video, Sorkin ammette di essere stato spiazzato dal fatto che per trasformare in film una sua sceneggiatura (a sua volta tratta dal libro Miliardari per caso – L’invenzione di Facebook) fosse stato scelto Fincher: «Un regista visivo senza pari», dice Sorkin. «E io che scrivo di persone che parlano e basta». In passato, per esempio, per dare dinamismo ai dialoghi di Sorkin era stato scelto di far parlare e camminare i personaggi (è il famoso walk-and-talk di The West Wing); in The Social Network, invece, Fincher usa il montaggio, i tagli frequenti, l’uso di decine di posizioni di telecamere per riprendere due persone che, in effetti, non fanno altre che stare sedute a parlare.

Il film prosegue con la storia di come nacque Facebook e di come Zuckerberg approcciò le prime cause legali dovute alla paternità dell’idea e quindi alla divisione degli immensi guadagni; dedicando però grande attenzione a Zuckerberg stesso, facendolo uscire come un personaggio verso il quale si può provare ammirazione (è intelligente, ha sempre la risposta pronta come solo certi personaggi di Sorkin possono averla, ha creato dal niente un’azienda come Facebook) ma dal quale ci si sente in parte anche respinti.

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Nella sua recensione sul New York Times, Manohla Dargis scrisse che The Social Network partiva da premesse narrative novecentesche per arrivare a «una storia delle origini dell’età digitale, parlando di moralità, desiderio, trionfo e tradimento». Faceva anche notare che il film iniziava con lui e lei che parlavano in un posto affollato, e finiva invece con lui che, solo, cliccava ripetutamente per ricaricare la stessa pagina, dopo aver aggiunto lei su Facebook, poco dopo che un’altra donna gli aveva detto: «Non sei uno stronzo, Mark. Cerchi solo ostinatamente di esserlo».

Fincher disse di essere affascinato dal personaggio rappresentato da Zuckerberg in quanto «determinato, acuto e incredibilmente intollerante»; spiegò che i due non si erano mai incontrati e che il suo film era su «Zuckerberg così come l’aveva scritto Sorkin» (Zuckerberg fece sapere di esserci rimasto piuttosto male per come certe cose venivano raccontate dal film, a volte prendendosi diverse libertà rispetto alla realtà nota dei fatti). Fincher spiegò anche che gli piacevano personaggi come «Jake LaMotta, Travis Bickle, Rupert Pupkin e Charles Foster Kane» in quanto «personaggi che non cambiano, non imparano dai propri errori».

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Nei cinema di tutto il mondo The Social Network incassò oltre 200 milioni di dollari (ne era costato circa 40), agli Oscar arrivò con otto nomination e se ne andò con tre premi, fu apprezzato dalla maggior parte della critica e lasciò nella memoria di buona parte del pubblico una serie di scene e frasi. Qualche mese fa, quando andavano le classifiche di fine decennio, in molti lo citarono: secondo Quentin Tarantino fu «il migliore, senza dubbio».

Nel frattempo Facebook ha continuato a esistere e a poco più di dieci anni dalla sua creazione superò, come scrisse Evan Osnos sul New Yorker, il numero di seguaci del cristianesimo. Oggi gli utenti che usano Facebook almeno una volta al mese sono due miliardi e mezzo; diversi eventi, negli ultimi anni, hanno mostrato la portata e la rilevanza dell’azienda e quindi anche delle scelte di Zuckerberg.