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  • Giovedì 8 ottobre 2026

Non ci sono più migranti sulle spiagge di Ceuta

La Spagna li ha spinti a rientrare in Marocco o a spostarsi in altre strutture dell'exclave: ne rimangono ancora migliaia, perlopiù nascosti

Uno degli sgomberi sulla spiaggia del Trampolín, il 4 ottobre 2026 (Marcos Moreno/Europa Press/ABACAPRESS.COM)
Uno degli sgomberi sulla spiaggia del Trampolín, il 4 ottobre 2026 (Marcos Moreno/Europa Press/ABACAPRESS.COM)
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Nell’ultima settimana a Ceuta sono stati sgomberati gli accampamenti di migranti dalle spiagge di Benítez e del Trampolín, che si erano creati nel picco della crisi migratoria della fine di luglio. Il 30 di quel mese circa 80mila persone avevano nuotato e superato le barriere e il muro che dividono Ceuta, exclave spagnola in Marocco, dal territorio marocchino, ed erano entrate in Spagna con la speranza di poter fare richiesta d’asilo. Molte di loro erano tornate in Marocco nelle prime 24 ore, spinte più o meno forzatamente dalle forze di sicurezza spagnole. Altre avevano creato vari accampamenti informali in diversi luoghi di Ceuta.

Sulle due spiagge vivevano fra le 2mila e le 3mila persone. Ora, dopo gli sgomberi, ne restano alcune centinaia nella parte più a nord della spiaggia del Trampolín, conosciuta come El Guano. È la zona dove erano state installate docce e bagni chimici, e dove le ong operanti a Ceuta fornivano assistenza medica e altri piccoli servizi. Le autorità spagnole prevedono di sgomberare nei prossimi giorni anche chi è rimasto.

Gli sgomberi sono avvenuti con operazioni di polizia all’alba: agenti e militari hanno fatto uscire i migranti dalle tende e li hanno radunati in un grande spiazzo, dove giornalmente avveniva la distribuzione dei pasti da parte della Croce Rossa. I migranti sono quindi stati obbligati, anche con l’uso della forza, a salire su autobus che li hanno portati all’estremità meridionale del territorio di Ceuta, vicino al varco di frontiera del Tarajal.

Lì c’è anche il CATE, il centro di assistenza temporanea per stranieri, il luogo dove i migranti vengono identificati e schedati, raccogliendo le impronte digitali, e dove iniziano le pratiche per la richiesta di asilo.

La spiaggia dopo le operazioni di sgombero, il 5 ottobre 2026 (EPA/REDUAN)

Arrivati al Tarajal ai migranti è stata proposta una scelta: passare dal CATE per le pratiche di identificazione, o rientrare in Marocco, senza fornire alcuna identità né essere schedati.

In molti, circa 1.100 su 1.400, hanno scelto questa seconda opzione. Per i maggiorenni marocchini, che sono la maggioranza, presentare domanda di asilo ha infatti un risultato quasi scontato: la bocciatura e l’espulsione, perché il Marocco è considerato dall’Unione Europea un paese sicuro, verso cui è possibile rimandare indietro i richiedenti asilo.

Chi ha scelto di tornare in Marocco si è voluto garantire la possibilità di ritentare un ingresso in futuro, senza essere già schedato. Alcune ong hanno comunque denunciato la mancanza di traduttori e di informazioni, oltre che di pressioni fisiche e psicologiche per condizionare la scelta e spingere i migranti a fare ritorno in Marocco.

Chi vive a Ceuta racconta che dopo gli sgomberi si sono visti molti meno migranti in città, anche perché quelli rimasti sono tornati a nascondersi, come avevano fatto nei primi giorni della crisi: sono andati nei boschi sopra le spiagge, nei quartieri periferici come El Principe o Los Rosales, negli accampamenti delle strutture industriali dismesse di El Tarajal. Gli sgomberi per ora si sono concentrati sulle spiagge e non hanno riguardato altri ricoveri di fortuna, ma potrebbero continuare nei prossimi giorni, soprattutto in vista della visita a Ceuta del re Felipe VI e della regina Letizia, il 13 ottobre.

I migranti diretti verso i bus che li porteranno a El Tarajal (Marcos Moreno/ Europa Press/ABACAPRESS.COM)

Sulle spiagge sgomberate intanto sono cominciati i lavori di pulizia: sono state raccolte oltre 200 tonnellate di materiale da smaltire, fra cui tende da campeggio, canne di bambù, strumenti per cucinare, mute e pinne, usate sia per attraversare a nuoto il confine che in seguito per pescare vicino alla spiaggia.

Nel centro cittadino invece sta resistendo l’accampamento di una decina di residenti di Ceuta in piazza de Los Reyes. Da oltre 20 giorni hanno messo alcune tende di fronte agli uffici dei rappresentanti del governo centrale spagnolo per protestare contro il mancato sgombero delle spiagge. Dicono che resteranno lì finché non saranno smantellati tutti gli accampamenti: si stanno preparando a convivere anche con l’albero di Natale, che ogni anno viene collocato in quella piazza.

Polizia e governo di Ceuta non fanno stime di quanti migranti vivano ancora in ricoveri di fortuna nel territorio, ma altri dati contribuiscono a fare un po’ di chiarezza sul numero complessivo di quanti erano rimasti a partire da agosto, dopo i rientri in Marocco dei primi giorni.

Il ministero dell’Interno spagnolo dice che dal 10 agosto sono tornate in Marocco 8.243 persone: il numero non comprende i rientri dei primi giorni né gli ultimi, avvenuti dopo gli sgomberi delle spiagge; quasi 7.800 sono rientrati volontariamente, 450 sono stati espulsi.

A Ceuta oggi ci sono una decina di ricoveri che ospitano complessivamente 7.000 adulti: sono stati allestiti dal governo locale e da quello nazionale, perlopiù nell’ultimo mese. Un’altra ventina di centri più piccoli ospitano 2.500 minori (bambini e adolescenti), ma le strutture non sono sufficienti né per gli adulti né per i minori, che spesso si ammassano agli ingressi nella speranza di poter entrare.

Migranti a Ceuta (Marcos Moreno/Contacto via ZUMA Press)

Questo significa che i migranti presenti a Ceuta ad agosto erano oltre 15mila, una cifra superiore non solo alle prime stime del governo, smentite dalle evidenze quotidiane dei pasti distribuiti, ma anche alle successive correzioni: si pensava che fossero fra i 6mila e i 10mila. A Ceuta vivono normalmente 80mila persone e la densità abitativa è la più alta della Spagna, pari solo a quella dell’altra exclave Melilla.

– Leggi anche: Come si sopravvive abitando su una spiaggia