Come si guida sotto i droni
Lo racconta Daniele Raineri dal Donbas, la regione ucraina al confine con la Russia dove «volano sempre»
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Il giornalista del Post Daniele Raineri si trova ancora in Ucraina, stavolta nel Donbas, da dove oggi ha inviato anche l’ultimo numero della sua newsletter, Outpost, che potete leggere di seguito. Outpost esce solo quando Daniele è in trasferta, se vuoi riceverla puoi iscriverti qui.
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Donbas – giovedì 8 ottobre
Oggi spiego come guidiamo l’automobile nel Donbas, la regione nell’est dell’Ucraina dove ci sono i combattimenti più violenti tra ucraini e russi.
Le strade del Donbas sono entrate nel raggio d’azione dei droni Fpv russi. Sono piccoli droni con quattro eliche che vanno fino a 150 chilometri l’ora e quindi se il pilota russo decide di inseguirti ti raggiunge.
Gli Fpv portano sotto la loro pancia, per così dire, un panetto di esplosivo con dentro bulloni di metallo che durante lo scoppio diventano schegge. Sulla punta i droni Fpv hanno uno spunzone metallico. Se lo spunzone metallico tocca qualcosa, il circuito si chiude e c’è l’esplosione. Se l’Fpv raggiunge e tocca un’automobile o un furgone ammazza i suoi occupanti.

Come è fatto un drone Fpv, senza la carica esplosiva (Daniele Raineri/il Post)
Ora, i piloti russi passano le loro giornate a inseguire persone e veicoli nel Donbas. Gli ucraini hanno steso grandi reti di plastica sopra le strade, in modo che gli Fpv non riescano a colpire le macchine e i camion che passano. Immaginate tanti pali ai lati della strada e sopra le reti, a perdita d’occhio. Ma le reti sono bucate talvolta e inoltre non possono essere perfettamente chiuse, perché ci sono altre strade che si immettono in quella principale e quindi ci vogliono varchi con l’esterno per far passare le macchine. In breve: la rete non garantisce sicurezza al cento per cento. Inoltre le reti coprono sì le strade per centinaia di chilometri nel Donbas, ma non tutte.

Reti in una strada nella zona di Barkinkove (Daniele Raineri/il Post)
Il risultato è che ai lati della strada ci sono parecchie carcasse di auto bruciate. Sono state colpite dai droni e poi sono rimaste lì, come avvertimento. Due giorni fa a Kramatorsk un drone Fpv ha colpito un’auto della polizia e ha ucciso un poliziotto. Ieri un drone Fpv ha colpito una macchina con una coppia di anziani a Sloviansk, che è a pochi chilometri, e ha ucciso un uomo. Un altro drone Fpv ha colpito un bus sempre a Sloviansk e ha ferito il conducente. Ogni giorno i droni Fpv raggiungono qualcuno.
Ogni volta che arriviamo in un posto chiediamo «ci sono molti droni?» e ogni volta un locale ci risponde «volano sempre» come se fosse una maledizione fantascientifica che non andrà mai più via.

Un’auto bruciata, presumibilmente colpita da un drone Fpv russo, lungo una strada che collega la regione di Donetsk a Kharkiv (Tommaso Fumagalli, Memora, per il Post)
Per spostarci assieme abbiamo adottato un po’ di accorgimenti. Quando dico «assieme» intendo il fixer ucraino Dima, il fotografo freelancer Tommaso Fumagalli e io, la squadra di tre persone che in questi giorni lavora nel Donbas per il Post. Ci siamo tolti la scritta PRESS dai giubbotti antiproiettile, tanto per i russi non fa alcuna differenza, anzi c’è il rischio che li attizzi: vuoi vedere che faccio saltare in aria i giornalisti? Abbiamo il kit di pronto soccorso addosso. Viaggiamo senza cinture, così se c’è da correre via dalla macchina non abbiamo nulla che ci possa impacciare. Teniamo tutte le cose importanti addosso, così – di nuovo – se c’è da correre via non scopriamo troppo tardi di avere lasciato il passaporto nella tasca del cruscotto.
Abbiamo un rilevatore di droni, un aggeggio che si connette alle frequenze usate dai droni e vede se sono occupate. Se sono occupate emette un beep e vuol dire che c’è un drone vicino. Ieri siamo andati ad accompagnare un’ambulanza guidata da un volontario ucraino, era andato a recuperare una coppia di anziani che aveva chiesto di essere evacuata. Il rilevatore si è messo a suonare. Beep beep beep. Un drone russo è arrivato e ha fatto esplodere un’antenna sopra a un palazzo vicino all’edificio dove stavamo andando a fare l’evacuazione.

Il rilevatore di droni (Daniele Raineri/il Post)
Ma qui viene la cosa interessante. Il rilevatore funziona sulla stessa frequenza del drone russo, quindi ti fa vedere su un piccolo schermo le stesse immagini che vede il pilota russo. Così in alcuni casi se la ricezione è buona puoi capire se il russo sta inquadrando proprio te e se sta inseguendo proprio te. Ieri se avessimo visto sullo schermo un’autoambulanza con dietro una macchina (la nostra) fra i palazzi avremmo inchiodato, avremmo aperto le portiere e saremmo corsi via a piedi, in direzioni diverse.
La maggior parte delle volte il rilevatore comincia a fare beep, ma lo schermo non mostra nulla perché il drone è lontano e il segnale è debole. Il rilevatore che si mette a suonare mentre siamo in macchina è una cosa che fa alzare la pressione. Ai lati ci sono queste reti, che ti proteggono se il drone è fuori ma ti intrappolano assieme al drone se è riuscito a entrare. Di solito in macchina siamo disposti così: Tommaso a guidare veloce, uno a reggere il rilevatore per capire se un drone sta puntando la nostra macchina e il terzo a guardare ai lati e dietro per vedere se c’è un drone in aria che sta arrivando. Sono strade di collina, piene di curve, di buche, di saliscendi e con il ghiaietto per terra. Si va a 120, 130 nei tratti più fortunati, ma per la maggior parte del tempo più lenti.
Sulle strade ci sono anche molti mezzi militari e ci teniamo il più lontano possibile, perché una coppia di veicoli potrebbe essere un bersaglio che attira. I mezzi militari spesso sono coperti da scudi improvvisati, da gabbie di sbarre oppure da matasse irsute di filo metallico che hanno tutti lo stesso compito, ed è provocare un’esplosione prematura del drone. Il drone tocca le matasse e invece che esplodere a contatto con il tetto del veicolo esplode un metro prima e fa meno danni – in teoria.

Un pickup militare ucraino con una gabbia protettiva, su una strada tra le regioni di Kharkiv e Donetsk (Tommaso Fumagalli, Memora, per il Post)
Di comune accordo per gli spostamenti di squadra dentro Kramatorsk e Sloviansk è Tommaso a guidare la sua macchina, una familiare compatta con trecentomila chilometri coperta da un velo di polvere, che ha acquistato in Polonia per millecinquecento euro e dà poco nell’occhio. Invece la macchina che usiamo io e Dima è più alta e sopporta meglio le buche ma potrebbe far incuriosire i dronisti russi, che passano il giorno a tenere d’occhio le strade con ferocia maligna.
Non è finita qui. I droni Fpv esistono anche in una seconda variante, controllata attraverso un cavo in fibra ottica come quello che porta la connessione internet ad alta velocità nelle case. C’è un rocchetto di filo montato sul drone, quando il drone vola si lascia dietro anche venti chilometri di questa fibra ottica che lo collegano al pilota russo. Sembra una cosa da cartone animato ma è letale. Il drone Fpv a fibra ottica non dipende dalle frequenze radio e riceve gli ordini via cavo. Quindi i rilevatori di droni non si accorgono della sua presenza, non fanno beep e intanto il drone arriva a esplodere contro la macchina.
Mi direte: ma il cavo s’ingarbuglierà, si romperà, non può essere. No, questa cosa della fibra ottica funziona e ha moltiplicato la pericolosità dei droni. Quando cammini per Kramatorsk e Sloviansk, due città ucraine del Donbas a una decina di chilometri dai soldati russi, puoi vedere brillare per terra e per aria decine di cavi in fibra ottica, sottili come capelli, che erano collegati a qualche drone che poi è esploso.
In sintesi: se senti dei beep c’è un drone, ma anche se non senti nulla potrebbe esserci un drone. Questa è Outpost, la newsletter che ti arriva da un futuro cupo.

Un veicolo militare ucraino su una strada nella regione di Donetsk (Tommaso Fumagalli, Memora, per il Post)
Un’ultima cosa. Per deformazione professionale tutti e tre continuiamo a tenere d’occhio i video dei droni russi che distruggono persone e cose nel Donbas, ne sono usciti centinaia, ce li segnaliamo a vicenda. Guardiamo video di droni che colpiscono automobili a Sloviansk e poi usciamo in automobile a Sloviansk con gli occhi fissi sul parabrezza, i finestrini e il rilevatore di droni. È una delle cose più perverse che io riesca a immaginare.
Tutti questi voli di droni e questi inseguimenti e le contromanovre per eluderli sono una mole immensa di dati che non potrebbero essere più reali di così. Le grandi aziende tech internazionali vogliono acquistare e usare questi dati reali il prima possibile.
Poi arriverà il momento di tornare in Italia e ascoltare i dibattiti irreali sulla situazione in Ucraina.
Ciao, alla prossima,
Daniele
Le altre puntate di Outpost da questa trasferta
– C’è qualcosa che non prendono di mira?, 1 ottobre 2026
– In cerca di bersagli russi, 6 ottobre 2026
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– La Russia ha cambiato il modo di bombardare i civili di Kyiv
– Gli attacchi ucraini contro la Russia non bastano
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