Gli attacchi ucraini contro la Russia non bastano
Dato che i russi continuano a fare enormi danni con i droni, dice al Post un comandante ucraino in una lunga intervista
di Daniele Raineri, foto di Tommaso Fumagalli, dall'Ucraina centrale
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Schulz è un ufficiale ucraino che ha partecipato ai bombardamenti contro Mosca e San Pietroburgo, le due città più importanti della Russia. Ha la faccia gonfia, il pallore di chi lavora quasi sempre di notte e in generale l’aria malsana di una persona che è sottoposta a pressione da troppo tempo. Dimostra più dei suoi 33 anni e in questa intervista a volte risponde con amarezza.
Schulz è coinvolto anche nelle operazioni per trovare e colpire le navi russe in navigazione nel mar Nero e nella campagna continua per danneggiare le raffinerie di petrolio e causare danni all’economia russa. Non sono colpi decisivi, ma in modo progressivo sono sempre più difficili da sostenere per la Russia. Il suo grado è comandante di battaglione, un’unità formata da alcune centinaia di uomini, e Schulz è il suo nome in codice perché i militari ucraini non usano in pubblico la loro vera identità.

Il comandante Schulz, 33 anni, durante l’intervista in una località segreta ucraina (Tommaso Fumagalli, Memora, per il Post)
Le sue squadre di soldati in gergo si fanno chiamare “equipaggi” e sono sparpagliate in molte regioni dell’Ucraina. Escono di notte nei campi e fanno decollare i cosiddetti “droni d’attacco in profondità”, che sono velivoli lenti e pilotati da remoto con una testata da 100 chilogrammi di esplosivo.
I droni d’attacco in profondità con la loro elica frontale sono simili a piccoli aerei da turismo. Prima avevano bisogno di piste d’asfalto in luoghi segreti per prendere velocità e decollare. Adesso hanno un ugello-razzo montato sotto la fusoliera che li solleva all’improvviso in verticale per tre o quattro secondi, con un rumore assordante, e poi proseguono il volo grazie alla spinta dell’elica. In pratica possono decollare da fermi da un campo arato qualsiasi della campagna ucraina. Quando sono esplosi a Mosca e San Pietroburgo hanno creato colonne di fumo nero nei cieli delle due città come non era mai successo dalla Seconda guerra mondiale.
Schulz dice di essere contento del lavoro fatto la notte precedente, un attacco contro alcuni hangar dell’aeroporto di Donetsk, nell’Ucraina occupata dai soldati russi, che servono come depositi per droni Geran russi. Sullo schermo di un computer passano alcuni video che mostrano la fase finale del volo, quando i velivoli senza pilota si vanno a schiantare contro i bersagli. Droni che distruggono altri droni: la guerra d’indipendenza ucraina nel 2026 è diventata in parte questa cosa qui.

Un “drone d’attacco in profondità” durante un’operazione in una località segreta ucraina (Tommaso Fumagalli, Memora, per il Post)
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L’ufficiale ucraino sostiene che queste missioni d’attacco stiano cercando di compensare i fallimenti della difesa ucraina. Lo sanno tutti, continua, che c’è un problema con la difesa aerea. Si riferisce al fatto che i nuovi droni russi con motori jet sono difficili da intercettare, stanno infliggendo molti danni e mettono in crisi la capacità di resistenza ucraina, al quinto anno di guerra. Chiede in maniera retorica: dell’avvento dei droni jet si sapeva già un anno fa, perché nessuno ha proposto una soluzione?
Schulz dice che le missioni con i droni di profondità contro la Russia sono in aumento, ma c’è un problema. Il suo reparto si era preparato a lanciare a settembre il doppio dei droni rispetto ad agosto. Era stato un lavoro lungo, perché bisogna lavorare in anticipo su tante cose, dalla logistica alla capacità di trasportare i droni all’addestramento di nuove squadre di piloti e altro, dice. Ma poi i russi hanno fatto saltare in aria alcuni centri dove si producono i droni e alcuni magazzini pieni di droni in Ucraina e in generale stanno bombardando con intensità le retrovie.
Il risultato è che prima, dice Schulz, l’Ucraina aveva molti più droni che piloti a disposizione per pilotarli, e adesso invece la situazione si è rovesciata: «Abbiamo tanti piloti, ma ci mancano i droni».

Militari durante un’operazione in una località segreta ucraina (Tommaso Fumagalli, Memora, per il Post)
È una cosa che in generale hanno notato in molti: i militari ucraini stanno mantenendo fermo il fronte a est e lanciano operazioni aggressive contro la Russia, ma è il resto del paese dietro di loro, dalle aziende normali a quelle delle armi alla massa dei semplici cittadini, che rischia di essere la parte debole che non regge la situazione man mano che si avvicina l’inverno.
Alla domanda «Che cosa pensavi quando hai partecipato alle missioni per colpire Mosca?», l’ufficiale risponde così. Gli ucraini conoscono l’immagine di Mosca in fiamme perché li accompagna fin da quando erano studenti: la incontrano nella letteratura russa, in quella ucraina e nei dipinti che mostrano Napoleone Bonaparte osservare l’incendio che distrusse gran parte di Mosca nel settembre del 1812. E quindi delle missioni per bombardare Mosca «dico: bene, ma non è abbastanza».
Una breve digressione: anche i funzionari russi di alto livello che hanno accolto il direttore della CIA, John Ratcliffe, durante una sua visita molto rara a Mosca il 25 agosto scorso hanno poi usato la stessa immagine. Hanno detto che da come parlava Ratcliffe e da come dipingeva un brutto scenario di sconfitta per la Russia sembrava di vedere di nuovo Napoleone che osserva l’incendio di Mosca. Proprio per questo motivo un incontro tra Ratcliffe e il presidente russo Vladimir Putin è stato annullato.
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Schulz spiega che quando le sue squadre sono fuori nei campi di notte a lanciare i droni c’è una sorveglianza continua del cielo sopra di loro per evitare che i russi li bombardino. Per i russi quelle squadre sono un bersaglio con la massima priorità, devono essere colpite e, dice l’ufficiale, è già successo ad altri reparti ucraini. I russi potrebbero usare droni o anche missili balistici, non risparmierebbero sulle armi. Nella missione della notte precedente c’è stato un momento di allarme per la presenza di un drone russo (se avesse attaccato sarebbe stata un’altra iterazione della guerra d’indipendenza ucraina: droni che distruggono altri droni che stanno per distruggere altri droni).

Un “drone d’attacco in profondità” durante un’operazione in una località segreta ucraina (Tommaso Fumagalli, Memora, per il Post)
L’ufficiale ucraino dice che le difese aeree russe sono efficaci e abbattono una grande quantità di droni e che Mosca è come «una fortezza aerea»: esistono corridoi dove è possibile passare ma non staremo qui a parlarne, dice (il ministero della Difesa russo quest’anno ha dichiarato l’abbattimento di più di 15mila droni ucraini). La contraerea della Russia è disposta secondo un criterio classista, secondo Schulz. Le minoranze nazionali, come azeri, turkmeni, dagestani e altri non contano nulla. Poi ci sono i russi di provincia, che sono di seconda classe. E infine i moscoviti, che sono in cima alla gerarchia e quindi i meglio difesi.
Tutte le difese sono concentrate a proteggere Mosca. E gli ucraini, fa notare Schulz, lo dicono in pubblico ai russi: guardate che i vostri generali non hanno garantito per niente la protezione di Arkhangelsk, Astrakhan, Volgograd, Samara e altre città russe che non contano quanto Mosca. Una volta che i droni ucraini superano la catena montuosa degli Urali, aggiunge, non ci sono più difese.

Militari durante un’operazione in una località segreta ucraina (Tommaso Fumagalli, Memora, per il Post)
L’ufficiale ucraino vede un cambiamento in peggio della guerra. Prima la Russia accettava un grande numero di perdite di soldati perché avanzava, anche se con lentezza. Adesso, dice, non riesce più ad avanzare e anzi ha perso territorio grazie ad alcune offensive ucraine. Qui fa un commento sarcastico: di queste offensive vittoriose, dice, sappiamo poco perché i loro comandanti non aspirano a diventare presidente. È una battuta contro i militari ucraini che cercano visibilità perché prima o poi vogliono entrare in politica.
Il fatto che la Russia non stia più riuscendo ad avanzare porterà verso una disumanizzazione della guerra, dice Schulz: i militari russi colpiranno gli ucraini, sempre di più e sempre peggio. «Più esplosivo, più proiettili, maggiore potenza di fuoco. Ed è quello che sta accadendo già adesso: i russi si preparano a devastare l’attività economica dell’Ucraina, fino a paralizzarla del tutto. E purtroppo hanno i mezzi per farlo».



