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  • Venerdì 2 ottobre 2026

In Spagna il parlamento ha bocciato i decreti contro la crisi abitativa

Quelli voluti dal governo dopo lo sfratto di una donna anziana dalla sua casa di Madrid: ora Pedro Sánchez potrebbe anticipare le elezioni

Manifestanti accampati a Puerta del Sol, nel centro di Madrid (ANSA/EPA/JJ Guillen)
Manifestanti accampati a Puerta del Sol, nel centro di Madrid (ANSA/EPA/JJ Guillen)
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Il parlamento spagnolo ha bocciato i due decreti con cui il governo del primo ministro Socialista Pedro Sánchez voleva rafforzare le protezioni per chi vive in affitto e limitare la speculazione immobiliare. I decreti erano stati inizialmente presentati dal governo per placare le proteste iniziate in tutta la Spagna dopo lo sfratto dalla sua casa di Madrid di una donna di 87 anni, Maricarmen Abascal, ma dovevano ancora essere confermati dal parlamento.

È stato decisivo il voto contrario di Junts, partito indipendentista catalano di centrodestra, i cui sette deputati hanno votato insieme al Partito Popolare, di centrodestra, a Vox, di estrema destra, e al partito regionalista della Navarra UPN (contro il secondo decreto hanno votato anche altri piccoli partiti). Il voto di Junts potrebbe avere conseguenze sulla stabilità del governo di Sánchez, che fa affidamento anche sul partito catalano per far passare le misure proposte in parlamento. Sánchez non ha una maggioranza stabile e deve ottenere di volta in volta l’appoggio di piccoli partiti regionali.

Durante il dibattito lo scontro fra Junts e i partiti che sostengono il governo è stato molto duro. Il deputato dei Socialisti, Patxi López, ha accusato Junts e gli altri partiti di destra di opporsi ai decreti per difendere gli interessi degli speculatori e dei fondi immobiliari. Gabriel Rufián, di Esquerra Republicana, partito indipendentista catalano di centrosinistra, ha sostenuto che il voto contrario di Junts dipendesse proprio dai suoi legami con il settore immobiliare, insinuando che il partito dovesse ricambiare favori ricevuti. Poco prima del voto anche Sánchez ha parlato a sorpresa, «pregando» tutti i partiti di votare a favore.

Diversi giornali spagnoli, citando fonti del governo e del Partito Socialista, riferiscono che ora, a causa della bocciatura dei decreti, Sánchez starebbe valutando la possibilità di convocare elezioni anticipate, che sarebbero previste per il 2027. Una delle date ipotizzate è il prossimo 29 novembre. Questo consentirebbe a Sánchez, il cui governo è in difficoltà su vari fronti, di fare una campagna elettorale velocissima e tutta incentrata su un tema su cui invece è molto forte: quelli dell’economia e della crisi abitativa.

Sui due decreti si era concentrata molta attenzione perché in Spagna (come in altri paesi) trovare una casa a un prezzo accessibile è diventato sempre più difficile, soprattutto nelle grandi città. Gli affitti sono aumentati molto più degli stipendi e le abitazioni disponibili non bastano a soddisfare la domanda. La diffusione degli affitti brevi per i turisti ha ulteriormente ridotto l’offerta per i residenti. Già prima delle proteste degli ultimi giorni, la crisi abitativa aveva provocato grandi manifestazioni contro il costo delle case. Il caso di Maricarmen Abascal era diventato un simbolo di questi problemi dopo che l’azienda che possedeva il suo appartamento le aveva aumentato l’affitto da 450 a 2.650 euro al mese (poi sceso a 1650).

Il primo decreto prevedeva, a determinate condizioni, la sospensione degli sfratti per le persone economicamente vulnerabili e la possibilità per gli inquilini di ottenere una proroga di due anni dei contratti in scadenza entro il 2028. Conteneva inoltre regole più stringenti per gli affitti temporanei e limitazioni ad alcuni acquisti immobiliari a fini speculativi fino alla fine del 2028.

Il secondo introduceva invece un meccanismo di rinnovo automatico dei contratti, che avrebbero potuto proseguire senza una scadenza definitiva, con aumenti del canone entro i limiti previsti dalla legge. Il proprietario che avesse deciso di non rinnovare il contratto avrebbe dovuto pagare un indennizzo all’inquilino, salvo alcune eccezioni.

Junts è il partito dell’ex presidente della Catalogna Carles Puigdemont, e ha posizioni più vicine a quelle dei proprietari di casa rispetto ai Socialisti. Sostiene che i decreti avrebbero reso meno conveniente affittare una casa, e spinto alcuni proprietari a ritirarla dal mercato. Durante le trattative aveva chiesto soprattutto agevolazioni fiscali per incoraggiare i proprietari ad affittare e garanzie che le misure contro gli sfratti non imponessero nuovi costi ai piccoli proprietari.

Il governo aveva accolto parte delle richieste, inserendo nel primo decreto diversi incentivi fiscali, ma Junts aveva comunque chiesto di ritirare entrambi i provvedimenti e negoziarne uno nuovo.