Arriva la botta delle bollette invernali

Fin qui ci si è preoccupati dei prezzi dei carburanti, ma nelle prossime settimane ci saranno rincari anche e soprattutto di elettricità e gas

Una bolletta bruciata a Napoli durante una manifestazione contro il caro bollette, 5 novembre 2022 (ANSA/CIRO FUSCO)
Una bolletta bruciata a Napoli durante una manifestazione contro il caro bollette, 5 novembre 2022 (ANSA/CIRO FUSCO)
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Finora hanno attirato l’attenzione quasi esclusivamente i grandi rialzi dei prezzi dei carburanti provocati dalla guerra in Medio Oriente, ed è comprensibile. Eppure la guerra ha innescato altri rincari che forse dovrebbero preoccupare persino di più: sono quelli delle tariffe di gas naturale ed elettricità che arriveranno nelle bollette dei mesi invernali, quando i consumi aumentano per via del freddo e delle minori ore di luce. Si è visto già qualcosa nelle bollette di giugno, luglio e agosto, quando ci sono stati maggiori consumi di elettricità per far funzionare l’aria condizionata.

La società di consulenza Nomisma Energia prevede che, rispetto all’anno scorso, nel 2026 la spesa per elettricità e gas naturale finirà per essere più alta del 23 per cento per gli utenti privati e del 54 per cento per le aziende. Secondo Nomisma, i rincari più sostanziosi si vedranno nelle bollette del gas, che quindi penalizzeranno le persone che hanno il riscaldamento tradizionale e le aziende che lo usano per i processi industriali.

Il petrolio non è infatti l’unica materia prima rimasta bloccata dalla chiusura dello stretto di Hormuz: da lì in tempi normali passa anche un quinto di tutto il gas naturale commerciato al mondo via nave. Una parte di questo era comprato dall’Italia, e ne costituiva il 10 per cento delle forniture. L’interruzione delle vendite dal Qatar, uno dei maggiori produttori al mondo, ne ha fatto salire molto le quotazioni, e oggi costa più del doppio rispetto a prima dell’inizio della guerra.

E già prima la situazione non era ottimale, perché questa è la seconda crisi energetica in quattro anni: il prezzo del gas naturale non è mai tornato ai livelli precedenti all’inizio della guerra in Ucraina, da quando l’Europa si trovò a dover fare a meno di quello russo, che fino ad allora aveva alimentato gran parte dei paesi europei a prezzi molto convenienti.

Come si vede dal grafico qui sotto oggi il gas naturale viene pagato circa 70 euro al megawattora, il 123 per cento in più rispetto a febbraio e il 307 per cento in più rispetto all’inizio del 2021, cioè prima che il mercato cominciasse a temere l’invasione russa dell’Ucraina, avvenuta poi a febbraio del 2022. Prima della guerra in Medio Oriente il prezzo era rimasto a circa il doppio rispetto a prima dell’inizio della guerra in Ucraina.

Il gas naturale è una materia prima essenziale per moltissime cose: serve per diversi processi industriali, per il riscaldamento degli edifici, ma anche per la produzione di energia elettrica. In Italia e in Europa è la fonte fossile ancora maggiormente usata per produrre energia elettrica, e la transizione energetica prevede che venga gradualmente sostituita dalle fonti rinnovabili, come il sole e il vento.

L’Italia produce ancora la metà della sua energia elettrica con le fonti fossili e in particolare il 45,8 per cento con il gas naturale, che quindi ne influenza tantissimo il prezzo in bolletta (i dettagli tecnici di questa influenza sono spiegati qui).

Il costo dell’elettricità è già aumentato molto nei mesi scorsi. Il costo della materia prima si vede dal cosiddetto PUN, cioè il Prezzo unico nazionale, il riferimento dell’energia elettrica acquistata all’ingrosso in Italia sulla borsa gestita dal GME, il Gestore dei mercati energetici. A febbraio, prima dell’inizio della guerra in Medio Oriente, l’elettricità all’ingrosso costava 114 euro al megawattora (0,114 euro al kilowattora, che è l’unità di misura che si trova nelle bollette); a settembre il valore medio del PUN è stato di 204 euro al megawattora (0,204 euro al kilowattora), quasi il doppio.

Il PUN non è la tariffa in bolletta per gli utenti finali: al costo della materia prima vanno aggiunti il ricarico delle aziende energetiche, i costi di distribuzione, gli oneri di sistema e le tasse.

Quanto spiegato finora riguarda l’energia elettrica, ma i rincari del gas naturale sono allo stesso modo un problema per le bollette di quello usato per i fornelli da cucina, per l’alimentazione di alcuni modelli di scaldabagno e soprattutto per il riscaldamento degli edifici.

Secondo i dati di Nomisma Energia, in Italia circa il 90 per cento delle abitazioni private è ancora riscaldato a gas naturale, mentre negli edifici più nuovi ci sono sistemi che vanno a elettricità, come le pompe di calore. A questo si aggiunge che gli edifici sono spesso vecchi e inefficienti: l’isolamento rispetto all’ambiente esterno è scarsa, dunque i consumi sono maggiori sia d’inverno (quando usiamo il riscaldamento) che d’estate (quando usiamo l’aria condizionata). L’Italia è tra i primi dieci paesi dell’Unione Europea per emissioni inquinanti per abitante legate al riscaldamento e al raffreddamento delle case.

Biancheria stesa dalle finestre di un condominio a Roma (AP Photo/Andrew Medichini)

Secondo i dati dell’Istat, a settembre le bollette di elettricità e gas naturale delle utenze domestiche erano nel loro complesso già più alte del 18,8 per cento rispetto a un anno fa. Gran parte delle stime mostrano che aumenteranno ancora in inverno per via dell’aumento del prezzo nei mesi estivi, cioè quelli in cui l’Italia e in generale i paesi europei riforniscono le loro riserve in vista dell’inverno (le riserve servono di solito a coprire un terzo di tutto il fabbisogno).

Le stime dell’Arera, l’autorità che in Italia si occupa di regolare il mercato dell’energia, prevedono che nell’ultimo trimestre dell’anno le bollette dell’elettricità aumenteranno del 37,3 per cento rispetto allo stesso trimestre del 2025 nel cosiddetto “mercato tutelato”, cioè per chi ha un contratto vincolato ai prezzi che stabilisce la stessa Arera. Rientrano in questo mercato circa 3 milioni di utenze in Italia, associate a clienti in condizioni particolari: le persone con più di 75 anni, quelle con un reddito basso o gravi condizioni di salute, chi vive in una struttura abitativa di emergenza a seguito di calamità naturale e chi ha una persona con disabilità nel nucleo familiare.

Seppur ufficiali, i dati di Arera lasciano fuori gran parte delle utenze. Questo perché in Italia dal 2024 il mercato tutelato è disponibile solo per le categorie di persone indicate sopra, mentre tutte le altre sono dovute passare nel cosiddetto “mercato libero”, dove le tariffe sono stabilite da una dinamica di domanda e offerta.

Le tariffe del mercato libero seguono abbastanza l’andamento del mercato tutelato, anche perché alla fine la crisi energetica colpisce tutti i fornitori. Dunque è del tutto plausibile che anche nel mercato libero i rincari siano notevoli come quelli indicati da Arera. Sul mercato libero però c’è una scelta più ampia di offerte, proprio in virtù della concorrenza tra aziende: qui avevamo spiegato come districarsi tra le tante offerte che si possono trovare.

– Leggi anche: Perché in Italia l’energia costa così tanto