Le strane pubblicità con scene di sesso che infestano Instagram e TikTok

Promuovono app di "microdrama", aggirando in vari modi le regole di moderazione delle piattaforme

Alcune storie sponsorizzate apparse su Instagram nelle ultime settimane (Il Post)
Alcune storie sponsorizzate apparse su Instagram nelle ultime settimane (Il Post)
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Da mesi per molti utenti di Instagram e TikTok, specialmente donne, è diventato frequente imbattersi in pubblicità fatte con l’intelligenza artificiale che mostrano scene di sesso tra il bizzarro e il senza senso: per esempio con un ragazzo con le orecchie da gatto che sembra intento a fare sesso anale mentre viaggia in carrozza, oppure con una donna mezza nuda circondata da alieni svestiti su un letto, o ancora con uno studente che guarda un compagno di classe in mutande e si domanda «ma cos’ha lì dentro, una mazza da baseball?».

A pubblicarle sono spesso account che hanno nomi numerati e generici, come “JoyReels Tv-YL-2” o “Drama Shorts&Reels-03”. Pubblicizzano app come JoyReels, MoboReels, Drama Shorts: Reels & TV e Golden Rush, che offrono cataloghi dei cosiddetti “microdrama”: serie pensate per essere guardate in verticale sullo smartphone, in cui ogni episodio dura uno o due minuti e finisce con un colpo di scena che spinge a guardare il successivo. Le app si scaricano gratis e anche i primi episodi sono gratuiti, ma poi per proseguire la storia bisogna pagare.

Il formato dei microdrama è nato in Cina verso la fine degli anni Dieci. Attorno al 2023 le aziende cinesi che avevano già molto seguito nel paese hanno cominciato a esportare questi formati anche negli Stati Uniti e in Europa, con un certo successo. Anche TikTok ne ha lanciata una sua, PineDrama.

Fino all’anno scorso quasi tutti i microdrama venivano girati con attori in carne e ossa, soprattutto a Los Angeles, città dove è facile trovare attori sconosciuti disposti a lavorare per pochi soldi e per lunghissime ore. Le cose sono un po’ cambiate dall’inizio di quest’anno, quando ByteDance, l’azienda cinese proprietaria di TikTok, ha pubblicato Seedance 2.0, un modello che genera video molto più realistici rispetto ai precedenti: da quel momento le aziende del settore hanno cominciato a produrre con l’intelligenza artificiale sia le pubblicità che una parte notevole dei microdrama stessi.

Altri esempi di pubblicità di microdrama su Instagram (Il Post)

Quasi tutte le trame dei microdrama arrivano dai web novel, cioè romanzi pubblicati a puntate su app come Dreame, GoodNovel e Webnovel, dove i capitoli si sbloccano con lo stesso sistema a gettoni dei microdrama. Li scrivono autori a contratto, spesso pagati poco e sparsi tra Filippine, Nigeria ed Europa dell’Est, che seguono formule narrative stabilite dalle piattaforme. ReelShort, l’app di microdrama più grande al mondo, appartiene alla multinazionale Crazy Maple Studio, che gestisce anche My Fiction, un’app di romanzi a puntate che hanno come protagonisti milionari, vampiri e licantropi: personaggi molto ricorrenti in questo tipo di contenuti.

– Ascolta anche: Superfan: La vita segreta delle storie riscritte dai fan

Solitamente le storie che si trovano all’interno delle app sono molto più caste rispetto a quello che ci si immaginerebbe guardando le pubblicità sui social: quasi sempre nei microdrama vengono fatte soltanto allusioni al sesso, che molto raramente si vede in modo esplicito.

Come nel caso dei giochi per smartphone, anche le app di microdrama ottengono la maggior parte dei propri ricavi da un numero piccolo di utenti che spendono moltissimo. Per trovare questi clienti, che nel caso dei microdrama sono quasi esclusivamente donne adulte, le aziende devono raggiungere più persone possibile, e lo fanno comprando pubblicità sui social network: è per questo che le inserzioni di questo tipo finiscono così spesso davanti agli occhi di molte utenti, che magari preferirebbero non incappare costantemente in video di licantropi incinti e donne nude.

A stupire è anche il fatto che queste pubblicità siano così presenti su piattaforme che, di norma, limitano molto severamente i contenuti sessuali. È nota, per esempio, la grande rigidità con cui Instagram modera qualsiasi contenuto contenga un capezzolo femminile visibile, anche se si trova in un’opera d’arte o in una fotografia d’epoca.

Le regole pubblicitarie di Meta in teoria escludono «la nudità, la rappresentazione di persone in pose esplicite o sessualmente allusive, o attività sessualmente allusive», e vietano di mostrare atti sessuali con persone non consenzienti. Quelle di TikTok vietano i contenuti sessualmente allusivi e anche il testo che descrive esplicitamente atti sessuali o parti del corpo.

I sistemi automatici che controllano le inserzioni, però, sono addestrati soprattutto a riconoscere la nudità, e le pubblicità dei microdrama la evitano quasi sempre. Due persone vestite ma in una posizione ambigua non violano nessuna regola esplicita, anche se l’utente riesce a capire benissimo cosa sta succedendo guardando le espressioni dei personaggi o le battute scritte in sovraimpressione: i sistemi automatici di moderazione dei contenuti, tuttavia, raramente colgono il contesto nella sua interezza. Il formato verticale di queste pubblicità aiuta ulteriormente ad aggirare le regole, perché le inquadrature molto strette possono tenere fuori dal campo le parti del corpo che i sistemi automatici sono addestrati a cercare.

Jen Cooper, fondatrice del sito di settore Vertical Drama Love, ha raccontato che secondo le sue osservazioni i diritti sulle serie e sulle loro pubblicità sono divisi tra piattaforme, case di produzione, agenzie, distributori e società di marketing esterne, e questa catena rende molto difficile stabilire chi sia responsabile delle inserzioni che violano le regole delle piattaforme. Inoltre, molti account pubblicitari delle aziende proprietarie delle app utilizzano browser e indirizzi IP diversi, in modo che la piattaforma non riesca a collegarli tra loro e che la sospensione di uno non comporti quella degli altri. Per questo le utenti a cui compaiono costantemente queste inserzioni faticano a liberarsene: anche quando una sponsorizzazione viene segnalata e rimossa, infatti, è probabile che una molto simile ricompaia poco dopo su un altro account.

A questo si aggiunge il fatto che Meta controlla i contenuti sponsorizzati con meno rigore rispetto a quelli pubblicati dagli utenti. A gennaio del 2025 l’organizzazione non profit AI Forensics ha trovato su Facebook e Instagram più di 3mila inserzioni pornografiche che promuovevano prodotti contro disfunzioni erettili e app di incontri. I ricercatori hanno poi pubblicato le stesse immagini da un profilo normale, e le piattaforme le hanno rimosse nel giro di pochi minuti.