Un matrimonio può essere un ottimo contenuto
O almeno lo è stato per gli youtuber per bambini noti come Me contro Te, che ci hanno costruito attorno uno spettacolo in un palazzetto
di Viola Stefanello
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L’Unipol Dome è il palazzetto di Milano costruito per le ultime Olimpiadi invernali e ospiterà nei prossimi mesi musicisti come Bob Dylan, i Muse e Olivia Rodrigo. La sera di sabato 5 settembre, però, è stato allestito per ricordare alla lontana una chiesa, con file e file di sedie distribuite attorno a una specie di navata centrale e, sul palco, un finto altare.
Accalcati attorno alla “navata”, fin dall’apertura delle porte, c’erano centinaia di bambini in piedi sulle sedie o sulle spalle dei genitori, con in mano cartelli fatti a mano e in testa cerchietti luminosi con la scritta “Me contro Te”, in vendita sul posto a 20 euro l’uno. Molte bambine indossavano veli e abitini da damigelle. Erano lì per assistere al matrimonio di Sofia Scalia e Luigi Calagna (Luì e Sofì), gli youtuber per bambini meglio conosciuti come Me contro Te.

Luigi Calagna cammina verso il palco dell’Unipol Dome, circondato di giovani fan (Viola Stefanello/il Post)
I biglietti per il matrimonio dei Me contro Te erano stati messi in vendita su TicketOne quasi un anno fa, con prezzi che partivano da 48 euro e salivano fino a superare i cento per i posti più vicini al palco. In aggiunta si poteva acquistare anche un pacchetto “meet and greet” da 250 euro, che dava diritto a incontrare gli sposi prima dello spettacolo e a dei gadget esclusivi. «Io li seguo dagli inizi, quindi è stato proprio bello vedere due youtuber che io sostengo da un sacco di tempo sposarsi», ha detto al Post Mia, che ha 13 anni e viene da Napoli. Lei e gli amici hanno comprato i biglietti per il parterre e per il meet and greet.
Gli “inizi”, nel caso dei Me contro Te, sono attorno al 2014, quando aprirono il canale su YouTube. All’epoca erano due ragazzi poco più che ventenni che vivevano in provincia di Palermo e pubblicavano video girati in cameretta in cui si sfidavano a vicenda in prove più o meno assurde: da lì viene il nome del canale. Il tono è quello di due animatori: parlano con voci acute e impostate, ridono di continuo, esagerano le espressioni facciali. Col tempo attorno a quel formato è nato un universo narrativo con personaggi ricorrenti, interpretati da loro stessi o da attori: il Signor S e Perfidia, gli antagonisti, oppure Pongo, l’amico buffo e pasticcione.
Oggi quel canale ha superato i 7 milioni di iscritti, a cui si aggiungono 3,6 milioni di follower su TikTok e 1,6 milioni su Instagram, e li ha resi molto ricchi. La società attraverso cui gestiscono le loro attività, la Me Contro Te Srl, ha fatturato circa 34 milioni di euro tra il 2017 e il 2023, chiudendo il bilancio di quell’anno con più di 2 milioni di utile netto, calati poi nel 2024. Buona parte di quei soldi è stata investita nel settore immobiliare: secondo dati dell’anno scorso, i due possiedono a Milano 37 immobili per un valore complessivo di 17 milioni di euro. Oltre ai video, nel tempo hanno prodotto sette film per il cinema, dischi, libri, spettacoli teatrali e un catalogo di merchandising che comprende zaini, astucci, diari e uova di Pasqua.

Il banchetto del merchandising in occasione del matrimonio (Viola Stefanello/il Post)
Avevano già fatto in passato anche diversi tour nei teatri: una cosa sempre più frequente tra i creator che nascono online e poi cercano modi per guadagnare dal loro seguito uscendo dalle piattaforme. Non era mai successo, però, che qualcuno vendesse i biglietti per il proprio matrimonio.
È una decisione che arriva in un momento in cui i Me contro Te incassano meno rispetto a qualche anno fa. Il film La vendetta del Signor S, uscito nel gennaio del 2020, incassò più di 9,5 milioni di euro; quelli successivi hanno incassato progressivamente meno, fino ai circa 2,5 milioni di Operazione spie nel 2024. È un calo fisiologico, perché il loro pubblico è fatto di bambini che crescendo si allontanano dalle passioni dell’infanzia: chi guardava i loro video a sei anni nel 2015 oggi ne ha diciassette, e i seienni di oggi hanno molte più cose da guardare online rispetto a dieci anni fa.
Che l’evento costruito attorno al loro matrimonio arrivi in un momento difficile è evidente anche dall’insistenza con cui hanno invitato i follower a comprare i biglietti fino a pochi giorni prima. Sofì aveva addirittura pubblicato un video in cui, con un tono polemico, chiedeva ai genitori se preferivano portare i figli al loro matrimonio o «al concerto di un cantante trap che dice parolacce, che canta di cose sconce e che a voi non piace neanche?». «Se vostra figlia ci seguiva da piccola», ha aggiunto in risposta al commento di un follower, «dovete assolutamente portarla, perché altrimenti potreste causare in lei un trauma che poi non si sa se può essere colmato in futuro».
L’operazione commerciale, comunque, ha funzionato solo in parte. L’Unipol Dome può contenere fino a 16mila persone: sabato ce n’erano circa 6mila, e i posti vuoti erano visibili sia sugli spalti che nel parterre, distribuiti però in modo abbastanza omogeneo da non lasciare buchi evidenti. Il motivo è che il pubblico è stato almeno in parte ridistribuito, e vari spettatori che avevano comprato i biglietti più economici si sono visti spostare in settori più vicini al palco.
Claudia, che ha comprato i biglietti più economici, quelli da 48 euro l’uno, per far felice la figlia di sei anni, racconta che il giorno stesso, all’ingresso, è stato comunicato loro un cambio di posto. «Ci hanno detto: vi spostiamo in un settore a visibilità maggiore». Lo stesso è capitato alla giornalista del Post che ha partecipato all’evento, entrata con un biglietto da 48 euro e finita nel pit insieme a persone che per stare lì ne avevano pagati almeno cento.

File di sedie vuote in fondo al parterre (Viola Stefanello/Il Post)
La cerimonia è cominciata verso le 18:30. Luì è entrato in doppiopetto bianco accompagnato da un corpo di ballo, e ha cantato una canzone scritta per Sofì, che è arrivata poco dopo lungo la navata, in abito bianco, con quattro damigelle vestite di fucsia a reggerle lo strascico. Dietro di loro un maxischermo mostrava una sorta di sala da ballo addobbata con grandi mazzi di fiori e un gigantesco lampadario in centro: sembrava generata con l’intelligenza artificiale.
L’officiante chiedeva regolarmente al pubblico di applaudire gli sposi «per incoraggiarli». Si è comportato tutto il tempo come se la celebrazione che stava avvenendo sul palco fosse un matrimonio vero e proprio, anche se non aveva alcun valore civile. Per il resto, quel che stava succedendo nell’Unipol Dome stava a metà tra un matrimonio tra amici, una recita amatoriale e un concerto in un palazzetto. Sul palco non sono mai apparsi, in alcun momento, i genitori degli sposi, figure che solitamente ai matrimoni sono centrali nella celebrazione.
Le fedi le hanno portate lungo la navata alcuni nipoti e cugini degli sposi. Tra una cosa e l’altra Luì e Sofì si impappinavano e ridevano, e al momento dello scambio lei ha dovuto chiedere che le venisse ripetuta la formula, perché se l’era dimenticata. Intanto le telecamere riprendevano i bambini in platea e li mostravano sul maxischermo, e molte bambine nelle prime file piangevano. Al momento delle promesse decine di genitori hanno tirato fuori il telefono, come si fa ai concerti durante le canzoni principali. Alla fine gli sposi hanno ripercorso la navata mentre suonava la marcia nuziale e sono usciti a cambiarsi d’abito, lasciando testimoni e damigelle sul palco a ballare una coreografia. Poco dopo è cominciato il concerto vero e proprio: «Finalmente ci siamo sposati, e ora siamo pronti per festeggiare», ha esclamato Sofì, con la sua solita voce da animatrice turistica.
Circa 120mila persone hanno guardato la diretta dell’evento in streaming su Twitch e online tra sabato e domenica hanno cominciato a circolare molti video. Molti hanno commentato che le espressioni delle persone sul palco, sposi compresi, sembravano poco credibili, recitate. È un’osservazione che si lega a una teoria che molti commentatori online portano avanti da tempo, e cioè che la relazione tra i Luì e Sofì sia costruita esclusivamente a fini commerciali, e che i due non stiano in realtà più insieme.
I bambini, però, non se ne sono accorti: «Abbiamo speso poco meno di 500 euro solo per i biglietti», ha detto al Post un padre di Novara che è andato con la moglie e i due figli all’evento. «Ma ne è valsa la pena, perché i bambini sono felici, e noi siamo qua per loro».

Uno dei cartelloni preparati dai fan per il matrimonio (Viola Stefanello/Il Post)



