Come le mappe influenzano le percezioni del mondo

Per intuirlo a volte basta capovolgerne una

Una porzione di planisfero creato con la proiezione Equal Earth, con il sud del mondo nella parte superiore
Una porzione di planisfero creato con la proiezione Equal Earth, con il sud del mondo nella parte superiore (Equal-Earth.com)
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Anche se può sembrare fattibile con la buccia di un mandarino, fare aderire perfettamente l’intera superficie di una sfera su un tavolo è impossibile. Lo impedisce la curvatura intrinseca di qualsiasi ellissoide, dai mandarini alla Terra: qualsiasi rappresentazione su una superficie piana implica una deformazione. Di conseguenza non c’è una mappa del mondo più “giusta” delle altre: dipende dal criterio scelto per crearne una e dall’aspetto a cui si decide di dare maggiore risalto rispetto ad altri.

Quale sia il criterio più appropriato per rappresentare la Terra è stato oggetto di una valutazione recente all’assemblea generale dell’ONU, che all’inizio di settembre ha approvato una mozione per adottare una mappa in cui le proporzioni tra i paesi sono più accurate rispetto alle attuali mappe più usate. La mappa del mondo più familiare a chiunque è basata su una proiezione di un cartografo fiammingo del Cinquecento, Gerhard Kremer, in latino Gerardus Mercator, da cui il nome “proiezione di Mercatore”. E serve a uno scopo ben preciso: le carte nautiche.

Solo sulle mappe basate su questa proiezione, in pratica, è possibile tracciare una riga dritta tra due punti qualsiasi e seguire con la bussola quella rotta senza mai doverla correggere durante il viaggio. Ma per ottenere questo risultato serve che i meridiani siano tutti verticali ed equidistanti tra loro, e i paralleli tutti orizzontali e con una spaziatura che aumenta man mano che ci si avvicina ai poli, proiettati all’infinito.

Una conseguenza inevitabile della proiezione di Mercatore è una evidente sproporzione tra i paesi vicini all’equatore e paesi più a nord e a sud. Solo per citarne alcune: la Groenlandia sembra più grande dell’Africa intera e della Cina, che in realtà sono rispettivamente più grandi 14 e 4 volte, più o meno; l’Alaska (1,71 milioni di km²) sembra grande quanto il Brasile (8,51 milioni di km²); la Scandinavia (878mila km²) grande quanto l’India (3,28 milioni di km²); il Regno Unito (242mila km²) grande quanto il Madagascar (587mila km²).

L’uso della proiezione di Mercatore è criticato da decenni perché secondo alcuni influenza negativamente la percezione delle persone e l’idea che si fanno di quanto siano grandi i paesi. E visto che ci sono molte più terre emerse vicine al Polo Nord di quante ce ne siano vicino al Polo Sud, ad apparire come più grandi di quanto siano sono prevalentemente quelle dell’emisfero settentrionale. Questo può indurre o rafforzare la convinzione che da questa caratteristica apparente derivino una maggiore forza politica, una particolare abbondanza di risorse o, indirettamente, una legittimazione storica del dominio coloniale dei paesi del nord su quelli del sud.

La mappa approvata dall’ONU è basata su un’altra proiezione, chiamata “Equal Earth”, e rappresenta con più precisione quanta area occupa ciascun paese sulla superficie terrestre. Il che non significa che sia una mappa perfetta o che non sia fuorviante rispetto ad altri aspetti del mondo. «Una mappa non è mai neutra», ha detto al Guardian il cartografo Bernhard Jenny, creatore della proiezione Equal Earth insieme al collega Tom Patterson e all’ingegnere informatico Bojan Šavrič.

Uno dei limiti della proiezione Equal Earth è che per rappresentare precisamente l’area di ogni territorio deve leggermente distorcerne la forma. Alle medie latitudini le forme, le distanze e gli angoli sono stirati in altezza, mentre nelle parti più vicine ai poli sono compressi. Le proporzioni sono rispettate, sì, ma più ci si avvicina ai margini della mappa, più i contorni dei paesi si deformano. La Nuova Zelanda, per dire, è deformata parecchio.

Alcune delle mappe alternative disegnate da Patterson usando questa stessa proiezione e messe a disposizione sul sito Equal Earth mettono al centro non l’Africa, ma l’Oceania o l’America; altre sono anche capovolte. In ognuna le inevitabili deformazioni della proiezione sono distribuite diversamente rispetto alla mappa standard, così che ciascun utente scarichi la versione che preferisce.

Un planisfero creato con la proiezione Equal Earth, con l’America al centro e il sud del mondo nella parte superiore

Una porzione di planisfero creato con la proiezione Equal Earth, con il sud del mondo nella parte superiore (Equal-Earth.com)

Capovolgere la mappa del mondo potrebbe sembrare una scelta bizzarra e ingiustificata. Ma basta osservare le moltissime immagini della superficie terrestre con i paesi sottosopra, scattate in meno di un secolo di esplorazione spaziale, per comprendere che l’abitudine di mettere il nord in alto sulle mappe è puramente convenzionale. «Per quanto ne sappiamo noi astronomi, nello Spazio non esiste un “sopra” e un “sotto”», disse a BBC nel 2016 l’astrofisico dell’Imperial College di Londra Daniel Mortlock.

– Leggi anche: Gerardo Mercatore e le sue mappe

Prima della diffusione della bussola moderna e delle mappe con il nord in alto, il punto di riferimento più facile da individuare era l’est, la parte dell’orizzonte da cui ci si aspetta che sorga il sole. E infatti nella parte alta di molte carte geografiche medievali, per motivi pratici ma anche religiosi e simbolici, c’era l’est, non il nord. Un residuo di questa consuetudine di cercare l’est prima di altri punti cardinali è peraltro evidente nella parola italiana “orientarsi”.

La mappa di Hereford, una mappa del Duecento disegnata nell’omonima città inglese della contea di Herefordshire, con Gerusalemme al centro e l’est in alto a sinistra

La mappa di Hereford, una mappa del Duecento disegnata nell’omonima città inglese della contea di Herefordshire, con Gerusalemme al centro e l’est in alto a sinistra (Unesco.org)

La convenzione del mappamondo con il nord in alto si consolidò durante il Rinascimento, quando l’attenzione verso le opere classiche portò alla riscoperta della Geographia dell’astronomo Tolomeo, un manoscritto del II secolo d.C. che conteneva la descrizione di un planisfero in cui il nord era in alto. Lo stesso orientamento si era intanto affermato anche sulle prime carte nautiche dei cartografi europei (tra i quali Mercatore), disegnate in modo che per i marinai il nord fosse sempre in alto, come sulla bussola che tenevano in mano.

Secondo un pregiudizio noto e studiato, la maggior parte delle persone associa il nord all’alto e il sud al basso, e colloca le parole positive più in alto nello spazio rispetto a quelle negative, sia idealmente sia metaforicamente (“sentirsi giù”, “tirarsi su”).

Uno studio di psicologia del 2011 mostrò che le persone erano molto più propense a scegliere un quartiere del nord della città, quando veniva loro mostrata la mappa di una città immaginaria e veniva loro chiesto in quale zona avrebbero preferito vivere. In un altro esperimento dello stesso studio, altre persone collocavano sulla mappa gli abitanti più ricchi a nord e i più poveri a sud, alla richiesta di distribuire la popolazione della città in base allo status sociale. La preferenza per i quartieri del nord veniva meno in un terzo esperimento, in cui la mappa era capovolta, con il nord in basso.

La consapevolezza che collocare il nord in alto sulle mappe non sia una scelta necessaria ispirò nel Novecento una serie di artisti e cartografi che disegnarono mappe capovolte rispetto a quelle convenzionali, di solito come gesto polemico e atto politico. Nel 1943 il pittore uruguaiano Joaquín Torres García creò una mappa chiamata América Invertida, in cui il polo sud e il Sudamerica erano in cima. E nel 1979 ebbe grande circolazione e successo commerciale anche un mappamondo rovesciato creato dall’australiano Stuart McArthur.

La «mappa correttiva del mondo» disegnata nel 1979 da Stuart McArthur (Mapasmilhaud.com)

La «mappa correttiva del mondo» disegnata nel 1979 da Stuart McArthur (Mapasmilhaud.com)

Le sperimentazioni artistiche portarono tra gli anni Ottanta e Novanta allo sviluppo di una specifica disciplina accademica, la cartografia critica, basata sullo studio delle relazioni tra rappresentazioni cartografiche e quelle del potere politico. Autori come il geografo inglese John Brian Harley e altri sostennero che qualsiasi mappa, dalle carte geologiche agli atlanti scolastici, è tanto più utile agli interessi di chi la produce quanto più riesce a convincere chi la guarda di essere una mappa neutra.

– Leggi anche: Quanto sono grandi i paesi del mondo per davvero?