Gli adolescenti non mollano i loro energy drink

Con un marketing aggressivo e la promessa di una maggiore efficienza sono entrati nelle loro abitudini, e certi governi pensano di vietarli

Lattine di Monster Energy (Vuk Valcic/Ansa)
Lattine di Monster Energy (Vuk Valcic/Ansa)
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Quando gli energy drink entrarono nel mercato italiano, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, venivano consumati soprattutto nelle discoteche e nei locali, mischiati ai superalcolici. Da allora sono diventati qualcosa di molto diverso: dopo una lunga fase in cui sono stati associati agli sport estremi e soprattutto a quelli motoristici, oggi i consumatori di riferimento sono gli adolescenti e i più giovani, principalmente maschi.

Con le loro lattine sgargianti, i loghi aggressivi, gli innumerevoli gusti diversi e soprattutto le loro proprietà stimolanti, dovute alla presenza di caffeina, sono un prodotto centrale nell’immaginario dei videogiocatori e degli streamer su Twitch, ma anche un accessorio immancabile in mano a certe categorie di ragazzi, che integra un outfit alla moda come fa un borsello di Louis Vuitton o un vape colorato.

Secondo una ricerca pubblicata dalla Società per lo Studi sulla dipendenza, gli adolescenti e i giovani adulti sono i maggiori consumatori di energy drink: quasi il 60 per cento di loro li ha provati almeno una volta nella vita. In Italia il consumo è in aumento da anni: secondo il rapporto ESPAD, pubblicato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, il 48,6 per cento dei giovani tra i 15 e i 19 anni li ha consumati almeno una volta al mese nell’anno passato. L’anno precedente erano il 40 per cento. È aumentato anche il consumo frequente, che tra i ragazzi è passato dal 6,5 per cento del 2024 all’8,3 nel 2025, mentre tra le ragazze è passato dall’1,6 per cento al 2,6.

Le aziende che producono energy drink li hanno conquistati con campagne pubblicitarie massicce e accattivanti nello sport, negli eventi musicali, nel gaming, e in generale sulle piattaforme social. Per molto tempo sono riuscite a convincere i governi che, nonostante siano piene di sostanze eccitanti come la caffeina o la taurina, siano sicure e che non fossero necessarie regolamentazioni. Ma qualcosa sta cambiando.

Negli ultimi anni pediatri e ricercatori hanno osservato numerosi effetti negativi nei bambini e negli adolescenti che assumevano le bibite energetiche, anche solo saltuariamente. La maggior parte è spiegabile con l’alto contenuto di caffeina: una lattina grande di energy drink può contenerne tra gli 80 e i 160 milligrammi (un espresso ne contiene tra i 40 e gli 80), una quantità che ha effetti diversi a seconda del peso di una persona. Gli effetti principali riguardano la pressione sanguigna e il sonno; le versioni zuccherate aumentano inoltre il rischio di diabete e obesità, e anche di carie; l’acidità di queste bevande, invece, porta all’erosione dentale. Inoltre, possono svilupparsi dipendenze con meccanismi di tolleranza e astinenza.

– Leggi anche: Gli effetti degli energy drink sugli adolescenti

Alcuni paesi hanno cominciato a prendere provvedimenti. In Polonia, Lituania, Lettonia, Romania e in Ungheria è stata vietata la vendita di energy drink ai minori di 18 anni. In Inghilterra a luglio il governo laburista di Keir Starmer ha proposto di vietarla ai minori di 16 anni, per prevenire problemi come le difficoltà del sonno, di concentrazione e l’ansia. Lo stesso ha proposto il governo spagnolo.

Gli effetti degli energy drink sugli adolescenti sono stati riscontrati dalle famiglie ma soprattutto dai docenti. L’anno scorso cinque scuole di Lampasas, un paese di 8mila abitanti in Texas, segnalarono che circa 1.000 studenti in più rispetto a all’anno prima erano stati visitati nelle infermerie scolastiche per attacchi di panico e palpitazioni cardiache, entrambi sintomi che possono essere associati a un consumo eccessivo di caffeina. Gli insegnanti raccontarono che i ragazzi bevevano diffusamente bevande energetiche, dentro e fuori da scuola. Dopo questi episodi, prima che gli studenti rientrassero in aula per il nuovo anno, le scuole hanno deciso di vietarne il consumo.

In Italia non si è mai arrivati a un provvedimento simile. Gli energy drink sono venduti negli stessi reparti di Coca-Cola e Fanta, e a differenza di sigarette e alcolici non sono vietati ai minori. Red Bull, che è la più venduta, sulle sue lattine scrive solo che la bevanda «non è consigliata per i bambini» e di consumarla con moderazione. Non ci sono riferimenti agli adolescenti.

C’è però chi pensa che bisognerebbe parlare di più delle loro controindicazioni. Sabrina Molinaro, epidemiologa che ha curato il rapporto ESPAD, dice che «molti ragazzi pensano che sia come bere un tè freddo, quando non è così». A contribuire a questa percezione ci sono i colori appariscenti delle confezioni e il gusto molto dolce, che ricorda quello delle caramelle alla frutta. Cosa che rende gli energy drink spesso attraenti di per sé, e in particolare per chi cerca qualcosa che abbia gli stessi effetti del caffè.

Le bevande energetiche vengono consumate con l’idea che rendano più efficienti: sapendo di poter contare sul loro effetto, i ragazzi rimangono svegli per tutta la notte, magari giocando al telefono o al computer, seguendo gli esempi delle persone che vedono su internet, come gli streamer di successo, che nei loro video pubblicizzano costantemente gli energy drink e li bevono per sostenere le dirette lunghe ore e ore.

Dallo studio ESPAD inoltre risulta che il consumo di energy drink sia più comune tra chi fuma, beve o usa altre sostanze. Ma non è un’abitudine che risponde a un desiderio di trasgressione nei confronti degli adulti o della società, secondo lo psicoterapeuta specializzato in adolescenza Matteo Lancini, quanto a una «forma di automedicazione per regolare il proprio stato affettivo e sostenere la quotidianità», con funzione «antidepressiva, lenitiva, anti-noia e anti-tristezza».

Acquistabili in qualsiasi bar e supermercato, e promossi come in grado di migliorare le performance, sono funzionali all’idea di adattarsi meglio al contesto scolastico o a quello sociale. «Il carburante di una società frenetica» ha scritto El País, «un intruglio che promette di trasformarci in una versione più veloce ed efficiente di noi stessi». Secondo l’antropologo Carles Feixa Pàmpols, specializzato in culture giovanili, gli energy drink stanno diventando quello che fu la Coca-Cola per il XX secolo: una il simbolo del capitalismo industriale, una del capitalismo post-industriale.

Secondo i dati pubblicati a luglio dal Sole 24 ore, elaborati dalla società di analisi di mercato Niq, dall’anno al maggio 2026 c’è stato un aumento del 13 per cento nei consumi e solo in Italia l’incasso è stato di quasi 254 milioni di euro. Anche se rispetto a quello delle altre bevande analcoliche è ancora un mercato contenuto, quello degli energy drink è l’unico che da anni cresce in maniera costante. Secondo i dati di Beverfood, nel 2019 in Italia venivano venduti 130 milioni di litri tra bevande energetiche e sport drink. Nel 2024 erano 200. Per fare un paragone, il volume delle bevande gassate è passato da 2.280 milioni di litri nel 2019 a 2.190 nel 2025.

Nei supermercati italiani le bibite energetiche in vendita più presenti sono principalmente di due marchi: Red Bull e Monster, di cui sono disponibili tantissimi gusti, anche bizzarri. Negli Stati Uniti c’è più varietà: ci sono marchi come Ghost, Alani Nu o Celsius che sono molto di moda tra i più giovani. Gli ultimi due sono pensati soprattutto per il pubblico femminile: le loro lattine hanno colori vivaci, meno cupi di quelli di Monster, e i gusti sono di solito fruttati.

Anche la comunicazione sui social è diversa: ci sono soprattutto figure femminili, immagini di spiagge, di fiori e di drink e l’immaginario che viene restituito è quello di una bibita che si beve sia per rilassarsi sia per rimanere in forma. Al contrario sui profili Instagram di Red Bull e Monster ci sono persone che praticano sport estremi o di velocità, e restituiscono un’idea di un consumatore molto più interessato al rischio, alle situazioni adrenaliniche e alla forza fisica.

Anche i personaggi famosi hanno cominciato a entrare nel settore delle bevande energetiche. A febbraio Kim Kardashian è entrata nella società di bevande energetiche Update. Prima di lei c’era stato lo youtuber Logan Paul, che nel 2022 aveva fondato – insieme a un altro youtuber, KSI – Prime, una linea di bevande energetiche a base di caffeina. Anche l’attore statunitense Dwayne “The Rock” Johnson nel 2021 lanciò ZOA, la sua linea di bevande energetiche.

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