Gli effetti degli energy drink sugli adolescenti

Sono sempre più diffusi, ma le proprietà stimolanti della caffeina possono portare a disturbi del sonno e dare dipendenza

Un ragazzino beve un energy drink durante il Great Estate Festival 2026, che si è tenuto il 30 maggio a Redruth, in Inghilterra (Hugh R Hastings/Getty Images)
Un ragazzino beve un energy drink durante il Great Estate Festival 2026, che si è tenuto il 30 maggio a Redruth, in Inghilterra (Hugh R Hastings/Getty Images)
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Dopo una lunga fase di presenza sul mercato come prodotto associato alla vita notturna, e poi agli sport motoristici ed estremi, negli ultimi anni gli energy drink, le bevande in lattina che contengono caffeina come Redbull o Monster, sono diventati la bevanda d’elezione per molti adolescenti. Sono entrati massicciamente nell’immaginario legato al gaming e alle dirette su Twitch, e da lì si sono diffusi specialmente tra i giovani maschi. Oggi dice di consumarli di frequente l’8,3 per cento dei ragazzi italiani tra i 15 e i 19 anni, e quasi la metà ne ha bevuto uno almeno una volta nell’ultimo mese.

UNESDA, l’associazione che rappresenta il settore delle bevande analcoliche in Europa, sostiene che gli energy drink siano sicuri. Gli studi che hanno osservato effetti negativi sulla salute, però, sono numerosi. Per esempio possono aumentare la pressione sanguigna e diminuire la qualità del sonno, incrementare il rischio di sviluppare forme di diabete e obesità, causare carie e danneggiare lo smalto dentale. Oltre, poi, a poter dare dipendenza.

Molte associazioni di pediatri consigliano di evitare queste bevande. Infatti, se ad assumerle sono bambini o adolescenti, le conseguenze possono essere anche a lungo termine, perché l’organismo è ancora in una fase di sviluppo e il cervello è particolarmente sensibile agli stimoli che riceve e alle trasformazioni.

Proprio per questo nel Regno Unito il governo laburista ha proposto di vietare la vendita degli energy drink ai minori di 16 anni, come sta pensando di fare anche il governo spagnolo. In Italia non c’è un divieto di vendita ai minori, che possono acquistare e consumare queste bevande potenzialmente a qualsiasi età.

– Leggi anche: Come gli energy drink sono entrati nelle abitudini degli adolescenti

E in effetti si comincia a consumarle molto presto. Secondo l’ultimo rapporto dello European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs (ESPAD) le ha bevute almeno una volta nella vita il 75,7 per cento degli studenti italiani di età compresa fra i 15 e i 19 anni. Secondo uno studio italiano pubblicato a luglio condotto su 430 adolescenti di età compresa fra i 9 e i 17 anni, il 65,1 per cento aveva consumato energy drink almeno occasionalmente e, fra i consumatori, il 39,2 per cento aveva cominciato prima dei 12 anni e il 49 per cento tra i 12 e i 14.

Si comincia così presto anche per il tipo di marketing associato a questi prodotti: le confezioni hanno colori vivaci e sgargianti, il sapore ricorda quello delle caramelle e spesso vengono scelte persone molto seguite dai più giovani per rappresentare questi marchi, come skateboarder, surfisti o videogiocatori famosi su piattaforme di streaming come Twitch. Il target principale sono i maschi, che ne fanno anche un consumo maggiore; anche se alcuni marchi stanno cercando di allargare il mercato, come Celsius, che oggi ha il 50 per cento di clienti di sesso femminile.

Questo tipo di marketing funziona e il loro mercato è in crescita (solo in Italia l’indotto è stato di 254 milioni di euro) anche perché queste bevande fanno quello che dicono: la sensazione di “scarica di energia” o di miglioramento temporaneo delle performance fisiche e mentali è molto reale.

Gli energy drink sono infatti sostanze psicoattive, e cioè hanno effetti diretti sul sistema nervoso centrale. Se il consumo diventa abituale, possono svilupparsi le dinamiche tipiche della dipendenza da qualsiasi altra sostanza psicoattiva: il neuroadattamento, la tolleranza e l’astinenza.

Quando si assume ripetutamente una sostanza che altera il sistema nervoso centrale, il modo in cui i neuroni comunicano tra loro può cambiare a causa di modifiche chimiche e fisiologiche, un fenomeno chiamato neuroadattamento. Queste alterazioni possono portare alla tolleranza, che si verifica quando per ottenere lo stesso effetto bisogna assumere una dose di sostanza maggiore, e all’astinenza, cioè quando compaiono sintomi come sonnolenza, mal di testa o difficoltà di concentrazione se non si assume la sostanza stessa.

Secondo uno studio pubblicato ad agosto su 116 adulti, per esempio, bere energy drink migliora temporaneamente il livello di attenzione e il tempo di reazione, ma non in maniera significativamente diversa da quel che accade con le bevande che contengono quasi esclusivamente caffeina, uno degli stimolanti più consumati al mondo. E in effetti una cosa che hanno in comune tutte queste bevande, oltre alla lunghezza dell’elenco degli ingredienti (tra i più comuni ci sono taurina, creatina e guaranà, insieme ad aminoacidi, glucoronolattone, vitamine del gruppo B, ginseng, ginkgo biloba e altri estratti vegetali), è proprio la caffeina.

Una lattina grande di energy drink può contenere tra gli 80 e i 160 milligrammi di caffeina, una quantità che ha effetti diversi a seconda di quanto pesa una persona. Negli adolescenti anche la dose considerata sicura negli adulti (3 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo) ha effetti misurabili. In un esperimento clinico del 2022, per esempio, veniva chiesto a bambini e ad adolescenti di bere in momenti diversi una bevanda placebo, cioè che non conteneva caffeina, e una quantità di energy drink corrispondente a 3 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo. Dopo aver bevuto gli energy drink la pressione sanguigna aumentava e lo stesso gruppo di ricercatori ha confermato che l’effetto persisteva anche nelle 24 ore successive.

Gli effetti più evidenti, però, sono sull’attività cerebrale. La caffeina è infatti in grado di attraversare la barriera emato-encefalica, quella che generalmente protegge il cervello dalle sostanze nocive. Lì la caffeina riesce a legarsi ai recettori (e cioè delle proteine che si trovano sulla membrana dei neuroni) che sono sensibili all’adenosina, una molecola che modula l’attività cerebrale.

L’adenosina ha tante funzioni, come quella di regolare la sensazione di sonnolenza o di vigilanza: è infatti in grado di rendere più o meno attivi alcuni circuiti cerebrali che mantengono la veglia. La caffeina agisce come antagonista dell’adenosina, riducendo la sua capacità di attivare i recettori e diminuendo così la sensazione di sonnolenza quando si è stanchi. La caffeina, quindi, non dà una “scarica di energia”, ma sposta in avanti il momento in cui si sente il bisogno di andare a dormire.

La combinazione di una pressione sanguigna più alta e di una sensazione di sonnolenza meno intensa può peggiorare la qualità e la durata del sonno, che è strettamente collegato al funzionamento del cervello. E, durante l’adolescenza, anche al suo sviluppo: ha infatti un ruolo fondamentale nell’apprendimento, nella memoria, nella regolazione emotiva. Peggio si riposa, più si è stanchi, più è probabile scegliere di assumere un altro energy drink il giorno dopo, che peggiora il sonno della sera successiva, e via dicendo, innescando un circolo vizioso. Chi prova a smettere può mostrare i sintomi tipici dell’astinenza.

Le conseguenze possono riguardare molti aspetti della vita quotidiana: consumare energy drink per esempio è associato a un rendimento scolastico più basso, a una maggiore probabilità di esercitare bullismo e fare assenze ingiustificate. Ma pure allo sviluppo di ansia e depressione. Inoltre, gli adolescenti che consumano abitualmente questi drink riferiscono di bere più alcol e fumare più sigarette.

Tutte queste conseguenze sono legate anche al fatto che l’adenosina ha moltissime funzioni: interviene per esempio sull’eccitabilità neuronale, e cioè sulla capacità dei neuroni di rispondere a uno stimolo, e sulla plasticità sinaptica, la capacità del sistema nervoso di modificare l’efficacia e la forza delle connessioni tra i neuroni. Durante una fase come l’adolescenza, in cui le reti cerebrali stanno ancora maturando, interferire ripetutamente con questo sistema può avere conseguenze a lungo termine negative nell’adulto. E più caffeina si assume, più questi effetti sono marcati.

Ma la caffeina non è l’unica sostanza preoccupante contenuta negli energy drink. Anche lo zucchero può avere effetti molto negativi: per esempio, secondo una meta-analisi comprendente 33 studi e oltre 121mila bambini e adolescenti, un consumo elevato di queste bevande era associato a un maggiore indice di massa corporea (il rapporto tra peso e altezza che oltre un certo valore indica obesità).

A ciò si aggiunge il rischio odontoiatrico, legato soprattutto all’acidità delle bevande, e che è indipendente dalla presenza di zucchero: una meta-analisi del 2026 su 21.541 adolescenti ha trovato che il consumo di bevande gassate era associato a probabilità quasi doppie di erosione dentale.

Viene spesso aggiunta a questi drink la taurina: è molto popolare tra i bodybuilder, che ritengono riduca la fatica muscolare durante l’esercizio fisico. Tuttavia ha effetti anche sul sistema nervoso, dove controlla la quantità di calcio e le infiammazioni, ma pure la quantità di acqua presente nelle cellule. In una revisione del 2018 sugli effetti della taurina e della caffeina sul cervello degli adolescenti, viene sottolineato che non ci sono stati molti studi a riguardo e che i risultati sono molto eterogenei.

Il maggiore consumo di energy drink ha anche aumentato il numero di giovani che sono finiti al pronto soccorso per gli effetti di queste bevande, come ansia, disturbi gastrointestinali, disidratazione, nervosismo e tachicardia, ma anche situazioni più gravi come rabdomiolisi (e cioè la distruzione del muscolo scheletrico), danni renali acuti, convulsioni e ictus.