Le mille chiavi di San Siro
E le sue stanze più e meno note, a cui il Post ha avuto accesso in occasione dei cento anni dello stadio
di Riccardo Trabattoni, da Milano
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La maggior parte delle persone che lavorano nell’enorme stadio San Siro di Milano ha come punto di riferimento il cosiddetto “acquario”. È la portineria di fronte all’ingresso 6, chiamata così per via delle sue grandi vetrate. Chi ci lavora ha raccontato al Post che se la deve vedere con «circa mille chiavi», divise in decine di grossi mazzi che si distinguono l’uno dall’altro solo per il colore. È un numero impressionante, che dà l’idea di quanto San Siro sia diventato grande e complesso da gestire in questi cento anni.

(Riccardo Trabattoni/il Post)
Era infatti il 19 settembre 1926 quando Inter e Milan giocarono la prima partita della storia di San Siro. Era un’amichevole, e lo stadio era molto diverso da quello di oggi. Anzitutto era solo lo stadio del Milan, dato che era stato voluto e costruito dal suo presidente di allora, Piero Pirelli; l’Inter, invece, giocava all’Arena Civica, dentro il parco Sempione. Ed era anche molto più piccolo: aveva “solo” 32mila posti, di cui appena 20mila a sedere, e non tutti coperti.
Un secolo dopo, San Siro è diventato tutta un’altra cosa. Ha un altro nome, anzitutto: ufficialmente è intitolato a Giuseppe Meazza, il calciatore che ci ha segnato più gol. Ed è molto più grande, più capiente e più famoso. Oggi è lungo 295 metri, largo 203 e alto quasi 70, con oltre 75mila posti distribuiti su tre piani – o “anelli”, come sarebbe più corretto chiamarli. Soprattutto, oggi San Siro è lo stadio sia del Milan che dell’Inter, che da poco ne sono anche diventate proprietarie.
Anche nelle giornate senza partite o concerti, lo stadio è ormai attraversato ogni giorno da centinaia di persone, chi per turismo, chi per lavoro. Ci sono un museo, un pub che permette di cenare anche a bordo campo, e poi tutte le persone che si occupano della manutenzione e dell’illuminazione dell’intera struttura.

(Riccardo Trabattoni/il Post)
Il campo, per esempio, viene curato tutti i giorni da sei giardinieri, a cui se ne possono aggiungere altri a ridosso delle partite. Il loro magazzino si trova al piano terra ed è pieno di concime e macchine di vario tipo. Dentro e fuori dal magazzino, tra le altre, ci sono quelle per tagliare l’erba, che deve essere alta al massimo 22 millimetri, quelle per aspirarla, e quelle per tirare le righe sul campo.

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Lì si trova anche un piccolo ufficio, alle cui pareti sono appesi gli stemmi delle squadre più famose passate da San Siro, gli stessi che di solito vengono usati per decorare lo stadio in occasione di una partita importante. Uno dei giardinieri ha detto con fare orgoglioso al Post che quelli sono «i nostri trofei».

Alcuni degli stemmi collezionati (Riccardo Trabattoni/il Post)
Vicino al magazzino dei giardinieri ce ne sono altri, anch’essi affacciati verso l’esterno, con dentro un po’ di tutto: cartelli, carrelli e golf cart. In uno si trova anche l’enorme quadro elettrico dello stadio, da cui si controlla l’illuminazione di ciascun settore.

(Riccardo Trabattoni/il Post)
Al piano terra, in un grande corridoio che porta verso il campo, ci sono anche le stanze private delle tre forze militari e di polizia che devono essere presenti durante ogni grande evento: guardia di finanza, carabinieri e polizia.
I dipendenti del Milan e dell’Inter che lavorano nello stadio durante le partite hanno invece i loro uffici sotto la curva opposta (la curva è dove stanno gli ultras, cioè i tifosi più rumorosi). Chi lavora per il Milan sta quindi sotto la Curva Nord, quella dell’Inter, e viceversa. Non è chiaro perché siano organizzati così, ma di sicuro aiuta: se i dipendenti del Milan lavorassero sotto la “propria” curva, durante la partita ci sarebbe forse troppo rumore per lavorare. Così, invece, il problema si pone solo durante i derby.

La Curva Sud, quella del Milan, durante un derby del 2024 (Giuseppe Bellini/Getty Images)
Dentro lo stadio ci sono decine di altre sale, usate nei modi più disparati. Gli allenatori del Milan e dell’Inter possono anche decidere di destinarne qualcuna a uno scopo particolare, mettendoci per esempio attrezzi da far usare ai propri giocatori prima o dopo una partita.
La mattina di una partita europea, però, la sala più importante di San Siro diventa la “executive 3”, sotto il primo anello rosso. È lì che si svolge il match day organisational meeting, la riunione in cui i dirigenti della UEFA (la federazione europea di calcio), i rappresentanti delle forze dell’ordine e del personale sanitario, quelli delle due squadre coinvolte e gli arbitri definiscono nei dettagli tutto l’evento, dall’irrigazione del campo al grado di rischio dell’incontro. Le competizioni europee, del resto, hanno spesso requisiti molto più rigidi rispetto ai campionati nazionali.

(Riccardo Trabattoni/il Post)
Il giorno di una partita, a San Siro lavorano circa 2mila persone. Le più importanti, o quantomeno le più attese, cioè i calciatori, arrivano con il pullman della propria squadra nel piano sotterraneo. È nel primo corridoio che attraversano una volta arrivati, quello lì sotto, che si preparano i bambini che entrano poi in campo con loro all’inizio della partita.

I cartelloni del Milan vengono sostituiti di volta in volta con quelli dell’Inter, a seconda di chi gioca a San Siro. Cambiarli per tutto lo stadio è un lavoraccio, e quando ci sono pochi giorni di pausa tra una partita e l’altra lo si fa anche di notte (Riccardo Trabattoni/il Post)
Sia il Milan che l’Inter hanno un proprio spogliatoio personalizzato, ma da quando c’è stata la pandemia sono stati resi comunicanti e la squadra che gioca in casa li utilizza entrambi. I calciatori di solito si mettono in quello del proprio club, mentre lo staff si sposta tutto nell’altro. Vuol dire che durante un derby dove l’Inter gioca “in casa”, i calciatori del Milan devono andare in un’altro spogliatoio ancora, anonimo, che è quello della squadra ospite.

(Riccardo Trabattoni/il Post)

(Riccardo Trabattoni/il Post)
Lo spogliatoio degli arbitri è invece al piano superiore, al termine di un lungo corridoio che fino a qualche tempo fa usavano anche per riscaldarsi (ora lo fanno in campo).

Il corridoio in questione (Riccardo Trabattoni/il Post)
Ma torniamo al piano terra. Di fronte agli spogliatoi dei calciatori “di casa” c’è un’altra saletta, meno nota ma altrettanto importante. È lì infatti che si ritrovano i dirigenti di una squadra prima e dopo una partita. Non c’è niente di che, in verità: una macchina da caffè, un paio di tavoli e qualche poltrona, oltre che una televisione da cui vedere qualche partita o qualche intervista. La stanza viene anche usata per farci brevi riunioni.
Il corridoio per entrare in campo, a due passi dagli spogliatoi, è illuminato da sottili strisce di LED, che cambiano colore a seconda che stia giocando in casa il Milan (rosso) o l’Inter (blu).
Durante i derby, questo dettaglio non viene sempre visto di buon occhio dai giocatori della squadra “ospite”. Nel 2022, dopo aver vinto un derby, l’ex calciatore del Milan Samuel Castillejo si avvicinò al quadro elettrico del tunnel e cambiò le luci del corridoio da blu a rosso.
Oggi quel quadro elettrico è chiuso a chiave. E il tunnel è molto più suggestivo.

(Riccardo Trabattoni/il Post)
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