Cosa ci fa LeBron James a una gara di barche elettriche in Angola
È tra i proprietari di una delle squadre dell'E1, il campionato che prova a proporsi come un'alternativa alla Formula 1: però elettrica e acquatica
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Negli ultimi giorni il giocatore di basket LeBron James e l’attore Will Smith sono stati a Luanda, in Angola, per assistere a una gara di piccole barche elettriche. Entrambi sono tra i proprietari di una delle squadre del campionato E1, il circuito internazionale di gare che prova a fare su acqua, e senza motori termici, quello che la Formula 1 fa su asfalto. O meglio, quello che sempre su asfalto prova a fare la Formula E, che è il corrispettivo della Formula 1, ma solo con motori elettrici. Nelle acque del porto di Luanda c’è stata la quinta tappa del campionato, vinta dalla squadra di Tom Brady, fortissimo ex giocatore di football americano.
Oltre a James, Smith e Brady, tra i proprietari di alcune delle 10 squadre ci sono il dj Steve Aoki, l’ex tennista Rafael Nadal, l’ex calciatore Didier Drogba e il giocatore di cricket Virat Kohli: probabilmente non lo conoscete, o non ricordate di conoscerlo, ma su Instagram ha 271 milioni di follower. Ognuno di loro ha speso almeno due milioni di euro per avere una squadra, oltre a circa un milione all’anno per farla gareggiare.
Le gare di E1 durano meno di dieci minuti ciascuna e si svolgono in una ristretta porzione di mare o lago, in un circuito da percorrere più volte e segnalato da boe colorate. In questa stagione restano ancora due gare, che saranno a metà novembre a Miami, negli Stati Uniti. Funzionano un po’ come quelle di Formula 1: ci sono le qualifiche e la gran parte dei punti si fa posizionandosi tra i primi posti in gara, ma qualche punticino si può ottenere anche grazie al tempo più veloce sul giro fatto in qualifica o durante la gara.
La prima edizione del campionato E1 fu nel 2024: cominciò a Jeddah, in Arabia Saudita, e due gare su cinque furono in Italia, a Venezia e sul lago di Como. Quest’anno il campionato ha sette gare, compresa una nelle acque del Principato di Monaco.

Un momento di una gara di E1 (da E1 Series su YouTube)
I mezzi su cui si gareggia in E1 sono barche con motore elettrico chiamate RaceBird. Sono lunghe 7 metri e mezzo, raggiungono una velocità di circa 100 chilometri orari e hanno appendici mobili in carbonio (in gergo hydrofoils) che, secondo un approccio molto in voga nelle imbarcazioni da gara degli ultimi anni, permettono di volare sull’acqua.
I RaceBird delle varie squadre sono tutti uguali nelle caratteristiche tecniche (cambia solo la livrea esterna) e le loro prime versioni furono testate per la prima volta sull’acqua nel 2022 sul Po, nel comune di Monticelli d’Ongina, in provincia di Piacenza.
Va da sé che se i RaceBird sono tutti uguali per caratteristiche, conta molto chi li guida, e come le auto di Formula 1 anche i RaceBird sono monoposto. In ogni squadra di E1 ci sono un uomo e una donna, che si alternano tra round di qualifiche e gara durante il weekend (uomini e donne possono gareggiare gli uni contro le altre, senza distinzione). Per regolamento solo uno dei due può arrivare dalla motonautica, cioè da gare sull’acqua con imbarcazioni a motore. In genere l’altro pilota arriva quindi dalle gare minori dell’automobilismo, con la conseguente difficoltà di doversi adattare al nuovo contesto.

Un momento della gara E1 di Luanda, in Angola (Malcolm Griffiths/Getty Images)
Oltre alla E1, nella motonautica c’è già un altro campionato che punta ad affermarsi come la “Formula 1 del mare”, richiamandone l’idea di velocità, esclusività e ricerca ingegneristica, e sperando di replicarne il successo economico: è il circuito di gare F1H20, un nome che si spiega da solo. In F1H20 le gare sono con motori termici, non elettrici. Sempre in acqua poi, ma in questo caso senza motori, c’è il circuito SailGP, spesso presentato a sua volta come “Formula 1 della vela”.
In un contesto in cui ancora si deve capire se e quanto è possibile replicare il successo delle gare su strada, la E1 ha quindi già molta competizione. Ma anche fondi cospicui. Il principale finanziatore del campionato è PIF, il controverso fondo sovrano dell’Arabia Saudita, che è anche tra gli sponsor principali della Formula E.
Attraverso PIF l’Arabia Saudita sta spendendo miliardi di euro nello sport, con conseguenti accuse di sportwashing. In questo caso l’idea è di fare soldi con un nuovo sport, peraltro puntando su gare che si presentano come più sostenibili rispetto a quelle che prevedono motori non elettrici. Con una prospettiva decisamente a lungo termine: E1 ha ottenuto di poter organizzare fino al 2047 gare tra imbarcazioni elettriche per conto della UIM, la federazione internazionale della motonautica.
Più che dalle gare in sé, la maggior parte dell’impatto ambientale di campionati come questo viene dalla logistica e dagli spostamenti. Secondo i suoi stessi report sulla sostenibilità, per tutti i suoi spostamenti nel 2025 il campionato E1 ha emesso oltre 4mila tonnellate di anidride carbonica, il principale dei gas serra, più del doppio di quelle del 2024.
Highlights della gara sul lago di Como, dell’aprile del 2026.
Soprattutto mancano, almeno per ora, gli spettatori. La E1 è trasmessa gratuitamente su YouTube: non è molto seguita, ma talvolta certi suoi video sui social media riescono a uscire dalla bolla di chi solitamente si interessa di motonautica. Anche dal vivo sono comunque gare poco seguite, perché costa tantissimo andarle a vedere. I biglietti per una delle due gare di Miami costano 950 dollari, circa 820 euro: compresi nell’esperienza ci sono «cocktail esclusivi» e «stuzzichini gourmet».
Eppure, sempre per ora, continua a esserci interesse da parte di famosi ex sportivi, almeno in termini di presenza e investimenti. L’ingegnere italiano Rodi Basso, che nel 2020 ideò il campionato E1 con l’imprenditore spagnolo Alejandro Agag, ha detto al Financial Times che gli investitori ci mettono i soldi – e talvolta il loro nome – perché, molto semplicemente, è «un buon investimento». Prima dell’E1 Basso aveva lavorato in Formula 1 per Ferrari e McLaren, mentre Agag è tuttora presidente della Formula E.



