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  • Lunedì 14 settembre 2026

La prima grande gara di bodybuilding, con Arthur Conan Doyle

A Londra, 125 anni fa: lui faceva il giudice, non il concorrente

Arthur Conan Doyle, lo scultore Charles Lawes, e il culturista Eugen Sandow durante la “Great Competition”, 14 settembre 1901 (The Family Encyclopaedia of Health)
Arthur Conan Doyle, lo scultore Charles Lawes, e il culturista Eugen Sandow durante la “Great Competition”, 14 settembre 1901 (The Family Encyclopaedia of Health)
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Il 14 settembre 1901, alla Royal Albert Hall di Londra – una delle sale da concerto più rinomate al mondo – Arthur Conan Doyle, ideatore del personaggio di Sherlock Holmes, stava assegnando voti a uomini molto muscolosi, vestiti con calzamaglia e pelli di leopardo, davanti a 15mila spettatori. Era uno dei due giudici della “Great Competition”, la prima grande gara di bodybuilding della storia: un progetto ambiziosissimo per l’epoca, organizzato nel giro di tre anni e portato a termine nonostante una guerra.

L’ideatore e organizzatore di quella gara fu il tedesco Eugen Sandow, considerato il padre del bodybuilding – o culturismo, come si chiamava fino a un po’ di anni fa in Italia quella disciplina che punta a sviluppare la massima definizione muscolare possibile, secondo criteri di proporzione e simmetria.

Sandow era nato nel 1867 e raccontava di essere ossessionato dall’avere un corpo molto muscoloso e in salute fin da quando, a 10 anni, era rimasto impressionato da alcune statue di marmo che aveva visto in Italia. Qualche anno dopo si unì a un circo per evitare il servizio militare, e iniziò a fare spettacoli di forza, all’epoca piuttosto popolari, in cui sollevava cavalli e spezzava delle catene. Verso la fine del secolo era ormai popolarissimo, non solo per i suoi spettacoli ma anche per il suo aspetto. Era diventato, insomma, una sorta di sex symbol.

Sandow fu molto bravo a capitalizzare questa sua notorietà. Brevettò un modello di manubri per fare pesi, aprì una palestra a Londra, dove lui stesso faceva da personal trainer, e iniziò a pubblicare una rivista mensile di fitness, ricca di consigli su come raggiungere una forma fisica come la sua. Quando poi organizzò la “Great Competition”, lo fece soprattutto con l’obiettivo di vendere più copie della rivista: la sola iscrizione all’evento, infatti, richiedeva l’acquisto di sei numeri, da cui ritagliare appositi coupon. Un evento del genere, inoltre, avrebbe potuto spingere ancora più persone a comprare i suoi libri o seguire i suoi corsi.

Una pagina della rivista di Sandow (Wellcome Collection/Wikimedia)

La “Great Competition” fu un progetto enorme. Le candidature furono aperte nel 1898: chi voleva partecipare doveva inviare foto del proprio corpo con le relative misure, oltre che quei sei coupon. Poi furono organizzate gare di qualificazione in 54 contee del Regno Unito, che furono particolarmente seguite dai giornali locali, ognuno dei quali faceva il tifo per gli atleti della propria zona. Nel frattempo, a Londra, Sandow pubblicizzava sui giornali l’evento finale, che si sarebbe dovuto tenere alla Royal Albert Hall nel 1900.

Nell’ottobre del 1899 però lo scoppio della seconda guerra anglo-boera, che contrappose il Regno Unito e i coloni di origine nederlandese nel moderno Sudafrica, stravolse i piani di Sandow. Molti dei circa 150 atleti qualificati dovettero arruolarsi e qualcuno morì in combattimento. Alla fine, solo 60 persone riuscirono a competere nel settembre del 1901, ma fu comunque un evento molto partecipato. Fu sempre merito di Sandow, che nel frattempo l’aveva trasformato in un evento di beneficenza: l’intero ricavato andò infatti al fondo per le vedove e i feriti del conflitto.

Oltre a portare migliaia di persone a vedere una gara di una disciplina di fatto inesistente, Sandow riuscì anche ad avere come giudice uno dei più famosi scrittori viventi, Arthur Conan Doyle, appunto. I due si conoscevano da tempo perché Doyle era un tipo molto sportivo: giocava a calcio, sciava, era nella stessa squadra di cricket di James Matthew Barrie (l’autore di Peter Pan) e ovviamente aveva seguito un corso di Sandow.

Arthur Conan Doyle, in primo piano con la mazza, mentre gioca a cricket in un’illustrazione d’epoca (Culture Club/Getty Images)

Oltre a Conan Doyle, a fare da giudice c’era uno scultore, Charles Lawes, mentre Sandow sarebbe intervenuto solo in caso di disaccordo tra i due. La gara non premiava le dimensioni dei muscoli, bensì la simmetria, la proporzione del corpo (ispirata alle antiche statue greche e romane), la salute della pelle e il benessere generale. I concorrenti dovevano indossare tutti pelli di leopardo e calzamaglie nere, utili a evitare accuse di oscenità.

Un giornale di allora descrisse così il comportamento dei partecipanti di fronte ai giudici:

I concorrenti facevano un respiro profondo, per inalare una grande quantità d’aria. Il torace si espandeva grazie al sollevamento delle costole, mentre allo stesso tempo si verificava un’energica contrazione dei muscoli addominali. I volti degli uomini si arrossavano e le vene della fronte e del collo si gonfiavano.

Dopo che i 12 finalisti furono selezionati, ci fu un intervallo durante il quale lo stesso Sandow si esibì in un’apprezzata routine di pose e prove di forza. Una cosa del genere:

Ci furono poi le ultime valutazioni, e Sandow si mise in ginocchio per studiare meglio le gambe dei partecipanti. A vincere la gara fu infine William Lang Murray, un operaio tessile di Nottingham, che nel tempo libero giocava a calcio e che fu apprezzato soprattutto per le sue gambe, ritenute decisamente più muscolose di quelle degli altri partecipanti. Fu premiato con una statuetta d’oro ispirata a Sandow (che, lo avrete capito, era un po’ megalomane). Un giornale dell’epoca racconta che fu annunciato che l’evento sarebbe diventato annuale, con l’obiettivo di «contribuire al perfezionamento della razza britannica».

Anche al secondo e al terzo classificato furono date statuette, d’argento e di bronzo. Quest’ultima è stata l’ispirazione per il trofeo del concorso di bodybuilding oggi più famoso al mondo, quello di Mr. Olympia.

Tornando al 1901, nella sua autobiografia Doyle scrisse che per i giudici e per i vincitori quella serata non finì con le premiazioni:

Dopo l’evento, Sandow aveva invitato i vincitori dei premi, i giudici e una ristretta cerchia di ospiti a una cena tardiva, sontuosa, con champagne che scorreva a fiumi. Quando finimmo, era ormai mattina presto.

Nelle righe successive Doyle racconta che si trovò per le strade di Londra a parlare con Murray, scoprendo che era molto povero e non aveva un posto dove andare. Dato che gli sembrò «una cosa mostruosa» lasciarlo girare alle tre di notte con una statua dorata, «alla mercé di una qualsiasi banda di malintenzionati», gli propose di tornare con lui all’hotel dove alloggiava:

Non riuscimmo a trovare una carrozza, e mi parve più grottesco di qualsiasi fantasia londinese di Stevenson il fatto di aggirarmi alle tre del mattino in compagnia di uno sconosciuto che portava tra le braccia una grande statua d’oro raffigurante una figura nuda. Quando finalmente arrivammo in albergo, dissi al portiere di notte di procurargli una stanza, aggiungendo: «Mi raccomando, sia gentile con lui, perché è stato appena proclamato l’uomo più forte d’Inghilterra».