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  • Lunedì 14 settembre 2026

Alti e bassi di Gianmarco Tamberi

Ora siamo agli alti: ha saltato la stessa misura con cui cinque anni fa vinse l’oro olimpico

Gianmarco Tamberi il 13 settembre al World Athletics Ultimate Championship di Budapest, in Ungheria (AP Photo/Matthias Schrader)
Gianmarco Tamberi il 13 settembre al World Athletics Ultimate Championship di Budapest, in Ungheria (AP Photo/Matthias Schrader)
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Quando faranno un libro, un documentario o una serie sull’intera carriera di Gianmarco Tamberi sarà difficile decidere da dove iniziare. In oltre dieci anni di gare ai massimi livelli ha avuto momenti – e salti – altissimi ed esaltanti, e altri sportivamente drammatici, spesso accentuati dall’intensità e dal protagonismo con cui si racconta.

Questo è uno dei momenti alti. Domenica sera all’Ultimate Championship, il nuovo e intrigante evento dell’atletica mondiale, Tamberi ha vinto una gara a cui nemmeno avrebbe dovuto partecipare. Lo ha fatto superando un’asticella messa a 2,37 metri: una misura che non superava dal 2024 e con cui nel 2021 vinse l’oro olimpico.

I 2,37 metri saltati da Tamberi sono la miglior misura mondiale stagionale. Sono notevoli soprattutto per un atleta di 34 anni, in una disciplina logorante come il salto in alto, dove nessun saltatore ha mai vinto l’oro olimpico più di una volta. «Ho dimostrato a me stesso che sono al livello dei miei migliori anni», ha detto Tamberi.

In tutto il 2025 – anno in cui aveva prima fatto pensare di essere vicino al ritiro per poi andare al Festival di Sanremo a dire di puntare alle Olimpiadi del 2028 – Tamberi non era mai andato oltre i 2,20 metri, una misura che già superava con relativa facilità nel 2011, a 19 anni. Un mese fa, dopo delle qualificazioni sottotono agli Europei, aveva detto: «Era meglio se stavo a casa, così non ha senso. Questa roba qua non va bene». Poi ha vinto l’oro agli Europei, saltando 2,32 metri.

Nel 2016, all’Herculis di Montecarlo, ci fu una prima notevolissima occorrenza di alti e bassi di Tamberi. Prima saltò quella che ancora oggi resta la sua migliore misura di sempre: 2,39 metri. In quella stagione Tamberi aveva vinto i suoi primi Europei e i suoi primi Mondiali indoor, cosa che insieme a quel salto lo rendeva strafavorito per le imminenti Olimpiadi di Rio de Janeiro. Ed era già un personaggio; magari non simpatico a tutti, ma un personaggio, di quelli di cui lo sport ha sempre tanto bisogno. Quel giorno l’ingresso allo stadio era gratis per chi si fosse presentato con una barba a metà che richiamasse quella con cui lui già allora era solito presentarsi alle gare.

Dopo quel 2,39, quando già era certo vincitore, Tamberi provò a superare l’asticella messa a 2,41 metri, per migliorarsi ancora e avvicinarsi un altro po’ ai 2,45 metri del record mondiale. Al secondo tentativo rimediò una lesione del legamento deltoideo della caviglia. Capirete bene cosa significò, per uno che di lavoro deve saltare, farsi male alla caviglia: niente Olimpiadi, ovviamente (ma ci andò lo stesso da spettatore e commentatore, anche in quel caso attirando attenzioni e opinioni); e poi un recupero difficile e lungo, di quelli con in mezzo un paio di delicate operazioni chirurgiche.

Ne uscì bene, però. Dal 2018 Tamberi tornò a superare i 2,30 metri almeno una volta l’anno e nel 2021, alle Olimpiadi di Tokyo, successe quello che è difficile dimenticare: pur non presentandosi come grande favorito vinse l’oro; ex aequo con il suo principale avversario e pochi minuti prima che Marcell Jacobs vincesse l’oro nei 100 metri.

Tamberi nel 2021 a Tokyo (AP Photo/David Goldman)

Da allora seguirono altri anni di vittorie – Tamberi ha vinto tutto quello che si può vincere nell’atletica: Olimpiadi, Mondiali, Mondiali indoor, Europei, Europei indoor, Diamond League e, da ieri, Ultimate Championship – e, nel 2024, nuovi problemi.

Tamberi arrivò alle Olimpiadi di Parigi da favorito, come campione in carica e dopo aver vinto l’oro agli Europei di Roma superando l’asticella messa a 2,37 metri. Fu pure scelto come portabandiera. Perse la fede nuziale nella Senna e gareggiò dopo che la sua presenza era stata messa molto in dubbio – anzitutto da lui stesso – per via di una colica renale. Gareggiò pur avendo «vomitato sangue» poco prima e arrivò in finale, ma finì undicesimo: nonostante i problemi fisici, fu tra i migliori saltatori al mondo, ma lontano dal replicare l’oro di Tokyo.

Fu uno di quei casi in cui il personaggio e il suo racconto sembrarono prendere il sopravvento sull’atleta e sullo sport. Tamberi si raccontò, come aveva fatto nelle settimane prima della gara, sui social e nelle interviste. Molti ne analizzarono la comunicazione e perfino il fisico, che appariva oltremodo asciutto.

Lui stesso, in effetti, aveva detto: «Nella settimana della competizione arrivo a bere un solo bicchiere d’acqua al giorno». Sul Corriere della Sera Marco Bonarrigo parlò di «un accanimento più feroce del solito» con cui Tamberi aveva «massacrato il suo corpo», e non mancò chi – senza elementi o competenze mediche per poterlo fare – associò la colica di Tamberi alla sua dieta estrema, o anche solo a un intenso stato di ansia.

«Non accetto il fallimento, mi fa troppo male», disse intervistato da Rivista Undici, ammettendo che il salto in alto è per lui un’ossessione:

«Il mio pensiero è rivolto costantemente al salto in alto. Non dico 24 ore al giorno perché a un certo punto vado a dormire, ma per il resto il mio cervello torna sempre alla preparazione tecnica, alla preparazione atletica, ai video dei salti che guardo prima di andare a letto e che poi ripasso nella mia mente prima di addormentarmi. La mia vita è un continuo rimanere dentro la bolla, in ogni scelta della mia giornata penso al salto in alto, a cosa posso fare per rendere meglio in gara».

Non è necessariamente una passione, peraltro. «A dire la verità a me il salto in alto non piace», disse a Sportweek già nel 2016, prima di quei salti di Montecarlo. «Detta così è un po’ forte, lo so, ma lo faccio perché sono bravo, non perché lo amo».

E rieccoci al 2025. Per Tamberi è iniziato con una storia criptica su Instagram – «Forse è giunto il momento di prendere quella decisione…» – e con le conseguenti ovvie speculazioni di siti e giornali su un suo possibile ritiro. È proseguito con Tamberi che, sul palco di Sanremo, ospite insieme a Jovanotti, dice di puntare alle Olimpiadi di Los Angeles del 2028, pur con sole cinque gare fatte e nessun salto oltre i 2,20 metri.

Il 2026 di Tamberi è stato un anno di «così non ha senso», ma anche di «sono certo di avere nelle gambe misure importanti». Un anno in cui Tamberi è stato, di nuovo, tra i migliori atleti italiani, vincitore del suo quarto oro europeo e, il 13 settembre, della gara dell’Ultimate Championship, il nuovo evento su cui l’atletica leggera punta molto. Non avrebbe nemmeno dovuto partecipare, in quanto non era tra i migliori otto altisti della stagione e nemmeno detentore di un titolo olimpico o mondiale. È stato invitato apposta, per quel che rappresenta per l’atletica, e per la storia recente del salto in alto.

È arrivato vicino a migliorare quel suo salto del 2016, di nuovo provando a superare i 2,41 metri. Non ce l’ha fatta, ma ha attirato l’attenzione di un intero stadio, come due giorni prima aveva fatto Armand Duplantis.

Tamberi continua a puntare, ora di nuovo da possibile favorito, ai Mondiali del 2027 e alle Olimpiadi del 2028. Ma anche, ha detto, ai Mondiali del 2029 se, come è possibile, dovessero essere a Roma: «Sarebbe stupendo chiudere la mia carriera lì, in casa» (ogni libro, serie o documentario su di lui ha ancora tanti finali possibili e molto diversi).

Tamberi può pensare di puntarci perché, pur tra infortuni e personalismi, da oltre un decennio è tra i migliori atleti della sua disciplina, e lo è pur senza doti fisiche eccezionali, perlomeno se paragonate a quelle di altri colleghi. «A livello di forza, di velocità e di reattività sento di essere molto indietro rispetto ai miei avversari» dice lui. Vince grazie a una forza mentale non comune (se ne parla come di un agonista incredibile, un «animale da gara»), grazie a una dedizione monacale (a volte pure eccessiva) e a una tecnica eccellente. I suoi salti, specie quando tutto torna e funziona al meglio, sono pulitissimi, essenziali e perfino raffinati.

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