Come funziona la NFL
Perché il campionato di football americano dura così poco? Com'è organizzato? E perché seguirlo prima di gennaio?
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Nella notte tra mercoledì e giovedì è cominciata la NFL, il campionato statunitense di football americano. Negli ultimi anni è sempre più popolare anche fuori dagli Stati Uniti, tanto che in questa stagione avrà partite a Melbourne, Parigi, Madrid, Londra, Città del Messico e Rio de Janeiro. Per chi è abituato ad altri sport e altri campionati, però, la NFL può sembrare un po’ strana: non ci sono retrocessioni né promozioni, ogni squadra non gioca contro tutte le altre e il torneo dura poco più di cinque mesi, da inizio settembre a metà febbraio, quando si gioca il Super Bowl, la finale.
Se seguite la NFL questo articolo è da girare a chi non la segue, e vorreste provasse a farlo. Se non la seguite e vorreste provarci, o quantomeno avere le basi per reggere qualche minuto di conversazione sull’argomento, questo articolo è proprio per voi.
Partiamo proprio dalle basi, appunto. Il campionato di NFL, che vuol dire National Football League, è un’enorme lega privata, come la NBA o l’Eurolega nel basket. Vi partecipano 32 squadre divise in due conference da 16 squadre ciascuna, la American Football Conference (AFC) e la National Football Conference (NFC). L’appartenenza a una conference piuttosto che all’altra non dipende da motivi geografici, ma storici: AFC e NFC sono state per decenni due campionati distinti, fino alla loro unione nel 1970.
Le conference sono a loro volta organizzate in quattro divisioni territoriali, le division appunto: la Nord, la Sud, la Est e la Ovest. Esiste quindi la AFC North, la NFC South, la NFC East e così via. Queste sì seguono principi geografici, più o meno: le due squadre del Texas sono infatti una nella NFC East e una nella AFC South.
In termini sportivi anziché geografici basta sapere che nella prima fase della stagione, quella prima dei playoff, c’è una classifica per ogni division, ma anche una per ogni conference. Le classifiche non sono in base ai punti, come nel calcio, ma per vittorie; e in caso di parità, si guardano gli scontri diretti.
Il campionato inizia con la regular season, che dura di solito da inizio settembre a inizio gennaio e serve per determinare – in base alle posizioni nelle varie classifiche – chi andrà e chi non andrà ai playoff, le fasi finali, quelle a eliminazione diretta. Durante la regular season ognuna delle 32 squadre gioca 17 partite in 18 settimane (una è di pausa). Queste partite compongono il cosiddetto “calendario” di ogni squadra, che viene determinato da un algoritmo e poi definito da un piccolo gruppo di dirigenti.
Ogni squadra gioca sei partite contro le squadre della propria divisione, tre in casa e tre in trasferta. Quattro partite, invece, sono contro squadre di una divisione della propria conference e altre quattro contro squadre di una divisione dell’altra conference. Le restanti tre partite dipendono dalla posizione ottenuta l’anno precedente nella propria divisione e nella propria conference: sono due contro squadre della propria conference e una contro una dell’altra conference, che ha ottenuto la stessa posizione.
Come si può intuire, se una squadra si trova in una conference molto forte, e l’anno precedente è andata bene, avrà probabilmente una regular season più difficile. E poi ci sono da considerare i viaggi, che negli ultimi anni sono diventati anche intercontinentali.
Per chi segue il calcio o il basket, 17 partite possono sembrare pochissime (una forte squadra europea di calcio gioca anche oltre 60 partite l’anno, una squadra di basket NBA anche 100, playoff compresi). Il football americano però è uno sport fisicamente molto logorante, oltre che pericoloso. È inoltre estremamente tattico, in cui ogni giocatore deve imparare decine, se non centinaia, di schemi e tattiche, tutte raccolte in un librone chiamato playbook. Era proprio un librone, un vero librone che poteva arrivare anche a 800 pagine. Poi sono arrivati i tablet, e tutto si è digitalizzato.

Ken Dorsey e Cedrick Wilson dei San Francisco 49ers consultano il playbook della loro squadra. In NFL ogni squadra ne ha uno diverso, segreto, in cui ci sono scritte non solo formazioni e tattiche, ma anche parole in codice, numeri e segnali usati per comunicare in campo senza farsi capire dagli avversari, 26 settembre 2004 (Michael Zagaris/Getty Images)
Ma non ci sono solo ragioni sportive. La NFL vuole che le partite siano poche. In questo modo ognuna acquista fin da subito una grande rilevanza, anche economica.
Tutto questo per dire che vale la pena iniziare a seguire la NFL dalla regular season perché quella è già una parte determinante del campionato. Ogni sconfitta può pesare parecchio e fare la differenza tra qualificarsi ai playoff o restarne fuori.
Ai playoff si qualificano 14 squadre: 7 della AFC e 7 della NFC. Ciascun gruppo è composto dalle 4 vincitrici di ogni divisione (tra le quali una è anche la vincitrice della rispettiva conference) più le migliori 3 fra le restanti squadre di ogni conference.
Ed eccoci ai playoff. Iniziano a gennaio e si parte con gli ottavi di finale, ma le due vincitrici delle conference sono già automaticamente qualificate per i quarti (altro motivo per cui è molto importante fare bene durante la regular season).
– Leggi anche: Le regole del football americano in dieci minuti
In Italia la NFL si può seguire su DAZN, e in parte su Netflix. Non per forza bisogna fare le ore piccole: la domenica buona parte delle partite di campionato inizia alle 19 o alle 22:25 italiane. Su Netflix, poi, ci sono un po’ di cose che permettono anche a chi ne sa poco di avvicinarsi alle dinamiche o a certe vecchie storie del campionato, come la recente e apprezzata serie sui fortissimi Dallas Cowboys dei primi anni Novanta, o il documentario sulla bella storia dell’ex quarterback dei Denver Broncos, John Elway. Sul football americano sono stati fatti anche alcuni dei migliori film sportivi di sempre, come Ogni maledetta domenica, con Al Pacino.
Un modo facile per iniziare a seguire la NFL (ma questo consiglio vale per qualsiasi sport) è scegliere una squadra e seguire quella. Si può andare a simpatia in base a nome, logo o città; o appassionarsi a qualche storia, tramite le sopracitate serie, o con qualche articolo che ne parla.
Qualche proposta veloce. Volete tifare una squadra molto forte e con un sacco di pressione addosso? I Los Angeles Rams sono quella che fa per voi: si dice che quest’anno qualsiasi risultato diverso dalla vittoria della NFL sarà un fallimento per loro, e intanto hanno perso la prima partita. Preferite partire dai campioni in carica? O magari da una delle due squadre in qualche modo – e da poco – legate all’Italia? O meglio tifare una squadra che non vince mai, come i Buffalo Bills?
– Guarda ora sul canale YouTube di Da Costa a Costa: La maledizione di Buffalo



