“Coyote vs. Acme” alla fine ce l’ha fatta
Il film era pronto già nel 2023 ma la Warner decise di non distribuirlo, ed è parte del motivo per cui oggi sta avendo successo
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Il film Coyote vs. Acme è uscito al cinema a fine agosto ma era già pronto da tre anni. A novembre del 2023, dopo un cambio di gestione interno all’azienda, la Warner decise però di non farlo uscire. Gli autori protestarono al punto che dopo qualche giorno cambiò idea e permise loro di trovare qualcuno disposto ad acquistarlo e distribuirlo nei cinema.
Se fosse rimasta della sua idea iniziale la Warner avrebbe forse perso qualche soldo in più però non avrebbe corso il rischio che il film, a quel punto distribuito da un’altra società, si rivelasse un successo. Che è quello che è successo ora che il film è uscito.
Oltre alle insistenti proteste degli autori, a far cambiare idea allo studio contribuì anche la mobilitazione online di un grosso numero di appassionati di cartoni Looney Tunes. È un tipo di attivismo che sta avendo un ruolo sempre maggiore nel successo o meno dei film al cinema.
La storia di Coyote vs. Acme prende spunto da un articolo satirico di Ian Frazier uscito sul New Yorker nel 1990, in cui si ipotizzava che l’unica possibile strada rimasta al personaggio di Willy il Coyote, dopo decenni di tentativi di catturare Beep Beep, fosse di fare causa alla Acme. È la società fittizia il cui nome compare su tutti gli oggetti, tecnologici e non, usati nel cartone. L’articolo sosteneva che in fondo fosse colpa della loro merce difettosa se Coyote non era mai riuscito a catturare Beep Beep.
Quando nel 2023 decise di non far più uscire il film, la Warner aveva già speso 70 milioni di dollari. La produzione di Coyote vs. Acme era stata approvata da una gestione precedente, e quella nuova, guidata dal CEO David Zaslav, aveva deciso un cambio di strategia per tutto lo studio, che aveva un grosso debito da sanare: la Warner non avrebbe più fatto film pensati per la piattaforma di streaming HBO Max, come era in origine Coyote vs. Acme.
Il film allora sarebbe dovuto uscire al cinema ma le prime proiezioni di test andarono male, lasciando pensare che non sarebbe piaciuto. Siccome c’era già stato un film legato al mondo dei Looney Tunes che si era rivelato un grosso insuccesso, Space Jam: New Legends, la Warner preferì archiviarlo e minimizzare le perdite e il danno al marchio Looney Tunes.
A questa decisione contribuì in maniera determinante lo sciopero di sceneggiatori e attori hollywoodiani che in quel momento era finito da pochi mesi. Gli studios erano stati messi in difficoltà e la cosa li aveva spinti ad archiviare diversi film, già approvati e in corso di produzione oppure finiti. È una mossa frequente in questi casi: invece che spendere altri soldi in promozione (almeno 40 o 50 milioni di dollari per un film da 70 milioni) per avere magari un insuccesso, non si fa uscire il film e si beneficia di uno storno fiscale. Il film diventa una perdita contabile, quindi il reddito imponibile della società si riduce e a fine anno si pagano meno tasse. Il risparmio sulle tasse stimato in quel caso era di 30 milioni di dollari. È successo a vari altri film di Warner, il più noto dei quali è Batgirl.
Il caso di Coyote vs. Acme fu però da subito diverso. Autori e appassionati fecero diventare il film e la decisione di Warner un grosso caso online. Looney Tunes è infatti una proprietà intellettuale che esiste da quasi 100 anni ed è molto amata, da persone di età anche molto diverse. A questo si aggiungeva che lo spunto di trama di Frazier aveva generato una grande curiosità negli Stati Uniti anche in chi non era fan appassionato dei Looney Tunes. Oggi quella mobilitazione viene considerata l’inizio della campagna di marketing del film.
Warner ci mise sette giorni a cambiare idea e venderlo. Se lo aggiudicò la Ketchup Entertainment, una società molto piccola che lo pagò 50 milioni di dollari. La Warner quindi incassò i soldi della vendita ma non beneficiò dello storno fiscale.
La Ketchup Entertainment ha usato tutta questa storia per promuovere il film. Lo slogan della campagna, «Il film che la ACME non vuole farvi vedere», suggeriva l’idea che la Acme, cioè la grande azienda stereotipo della multinazionale spietata, fosse la Warner. Alla prima del film di fronte al cinema un gruppo di persone ha festeggiato l’uscita del film con gli stessi modi di chi protesta contro un’azienda.
Al suo primo weekend in sala negli Stati Uniti il film è arrivato secondo al box office, dietro a Spider-Man: Brand New Day, che è il maggior incasso dell’anno e il terzo maggiore della storia del cinema. È un risultato molto importante se si considera che è stato distribuito da una società piccola con un investimento pubblicitario moderato. In Italia invece è stato subito primo al box office. In totale al momento ha incassato 67 milioni di dollari in tutto il mondo. Queste cifre sarebbero state un fallimento per la Warner, che è più grande e ha altre ambizioni, ma avrebbe anche investito in promozione il quintuplo, arrivando quindi a risultati migliori.
Nell’industria del cinema stanno diventando più frequenti i casi come questo, in cui una grossa mobilitazione dal basso riesce a ottenere di far cambiare idea alle grandi aziende di distribuzione. Altri casi di successo erano stati quelli del film di supereroi con protagonisti africani Black Panther, o della commedia sentimentale con protagonisti asiatici Crazy Rich Asians, entrambi del 2018. E anche il successo del film cristiano-complottista Sound of Freedom del 2023 venne dal medesimo tipo di mobilitazione.



