Salvini rincorre Vannacci anche sulla Russia

Ha incontrato gli imprenditori italiani che lavorano nel paese, e poi ha parlato con due media russi con toni assai concilianti

Matteo Salvini al simulatore di volo, durante l’inaugurazione del nuovo terminal dell’aeroporto Roma Urbe, Roma, 8 luglio 2026 (Roberto Monaldo/LaPresse)
Matteo Salvini al simulatore di volo, durante l’inaugurazione del nuovo terminal dell’aeroporto Roma Urbe, Roma, 8 luglio 2026 (Roberto Monaldo/LaPresse)
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Lunedì il ministro dei Trasporti e segretario della Lega Matteo Salvini ha incontrato a Milano un gruppo di imprenditori italiani che lavorano in Russia. Fanno parte di GIM Unimpresa, un’associazione che riunisce le aziende italiane in Russia. La Lega ha fatto sapere che l’obiettivo dell’incontro era ascoltare le loro esigenze e i problemi che stanno affrontando per via delle sanzioni imposte alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.

Salvini ne ha poi parlato con l’agenzia russa TASS e con la testata russa Vesti, dicendo delle cose assai concilianti nei confronti del regime di Vladimir Putin. Non è una novità, da anni la Lega è uno dei partiti italiani più filorussi. Nei primi mesi dopo l’inizio della guerra in Ucraina Salvini era uno dei pochi politici italiani a sostenere che le sanzioni contro la Russia fossero dannose per le economie occidentali e andassero quindi tolte.

In un comunicato diffuso dalla Lega dopo l’incontro si dice che le imprese italiane in Russia sono circa 300. Salvini ha auspicato la fine della guerra al più presto, «con una ripresa del dialogo diretto fra Ucraina e Russia, nonché il massimo impegno per tutelare le imprese italiane e i relativi posti di lavoro». Ha poi definito come punitiva e ulteriore danno per l’economia italiana un’eventuale scelta di bloccare il rilascio dei visti turistici per l’Italia e per l’Europa.

Parlando con la TASS, tra le varie cose, Salvini ha insistito sul fatto che la guerra vada risolta su un piano diplomatico, e «non inviando le armi». È una posizione che fino a poco tempo fa era in netto contrasto con quella del resto del governo italiano, che fino a novembre del 2025 aveva inviato puntualmente armi all’Ucraina. Negli ultimi tempi però anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva fatto del sostegno politico e militare all’Ucraina un obiettivo inequivocabile della sua politica estera, ha iniziato a cambiare atteggiamento.

Una delle ragioni principali di questo cambiamento è Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, un partito di destra radicale apertamente ostile al sostegno militare in Ucraina, e ancora più filorusso della Lega. Vannacci fino a febbraio era proprio vicesegretario della Lega, mentre ora sta erodendo il consenso di un po’ tutti i partiti di governo, soprattutto Lega e Fratelli d’Italia. L’incontro di Salvini con gli imprenditori va visto anche nell’ottica di questa rivalità con Futuro Nazionale.

Salvini ha poi detto che l’Italia ha cercato sempre di mostrarsi più cauta e moderata rispetto ad altri paesi europei, riguardo ai rapporti con la Russia. Come già fatto più volte in passato, compresa l’assemblea generale di GIM a luglio, Salvini ha aperto alla possibilità di comprare di nuovo il gas naturale dalla Russia una volta che la guerra sarà finita.

Secondo Vesti, Salvini si è anche detto contrario alla rottura dei rapporti con la Russia e favorevole, una volta finita la guerra, a riprendere i «legami commerciali, sportivi, accademici e culturali» con il paese.

Nessun esponente del governo per ora ha commentato pubblicamente le dichiarazioni di Salvini. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, leader di Forza Italia, ha detto che «dobbiamo continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto», rispondendo a una domanda sugli aiuti italiani all’Ucraina che però non faceva riferimento diretto a Salvini.

Le cose che dice Salvini – l’importanza della diplomazia, le critiche all’Unione Europea per non essere abbastanza determinata a portare avanti i negoziati – sono sostanzialmente le stesse di Giuseppe Conte, il leader del Movimento 5 Stelle, un altro partito scettico sull’invio di armi all’Ucraina. Ma le posizioni di Salvini e di Conte si basano su una premessa inconsistente, cioè che esista davvero lo spazio per un negoziato alla pari tra Russia e Ucraina, e che Putin ci partecipi senza imporre condizioni vessatorie e inaccettabili per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.