Il gasolio non era mai costato così tanto, la benzina ci va vicina
Da un mese i prezzi non fanno che salire, e intanto il governo deve decidere che fare con lo sconto sulle accise
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Il monitoraggio settimanale del ministero dell’Ambiente sui carburanti, che esce ogni martedì, mostra che i prezzi di benzina e gasolio sono aumentati ancora e che sono arrivati a livelli mai raggiunti dall’inizio della guerra in Medio Oriente. Nell’ultima settimana la benzina è arrivata a costare in media 2,084 euro al litro e il gasolio 2,191, cioè rispettivamente il 25 e il 27 per cento in più di prima dell’inizio della guerra. Come se non bastasse a rendere l’idea di quanto sia già grave la situazione così, i dati mostrano anche che il prezzo del gasolio non è mai stato così alto da quando si registrano le serie storiche, dal 2005, e ha superato anche i massimi toccati nelle prime settimane di guerra in Ucraina. La benzina invece non ha ancora superato i massimi di allora, quando arrivò a costare quasi 2,2 euro al litro.
Come si vede dal grafico, i prezzi attuali sono persino superiori rispetto a quelli raggiunti nelle prime settimane di guerra, quando c’erano ancora attacchi consistenti tra Stati Uniti, Israele e Iran, e tra Iran e paesi del Golfo. Oggi questi attacchi sono diminuiti molto, eppure la situazione è ancora complicata: i negoziati tra Iran e Stati Uniti sono fermi e lo stretto di Hormuz, tra l’Iran e l’Oman, resta chiuso per volere sia degli Stati Uniti che dell’Iran. Da Hormuz in tempi normali passava un quinto di tutto il petrolio commerciato al mondo, che ora è in gran parte bloccato.
Come se la situazione non fosse già abbastanza problematica, si è aggiunta in questi giorni la nuova crisi provocata dagli Houthi, una milizia sciita alleata dell’Iran che governa buona parte dello Yemen e che ha ormai ottenuto il pieno controllo dello stretto di Bab el Mandeb, tra lo Yemen e il Gibuti. Da questo stretto passava una parte del petrolio che l’Arabia Saudita era riuscita a dirottare da Hormuz tramite il cosiddetto oleodotto Est-Ovest, che per giunta è stato attaccato nei giorni scorsi e quindi chiuso.
Insomma, la situazione per il mercato del petrolio è forse persino peggiore rispetto all’inizio della guerra. Come conseguenza il prezzo del petrolio è tornato a superare i 100 dollari al barile, mentre prima della guerra ne costava circa 70; un rincaro che si trasmette a catena sui prezzi dei carburanti alla pompa.
Da marzo il governo italiano ha cercato di contenere gli aumenti introducendo temporanei e variabili sconti sulle accise, cioè le imposte di importo fisso su ogni litro di carburante. È una misura che ha garantito uno sconto molto piccolo ai consumatori (al massimo di 24 centesimi al litro) rispetto a quanto è costata nel suo complesso: circa 2 miliardi di euro in quasi sette mesi, che per avere un termine di paragone sono circa la metà di quanto l’Italia ha dato di aiuti all’Ucraina per difendersi dall’invasione russa in quattro anni e mezzo.
Lo sconto sulle accise ha però un forte e irresistibile valore politico per il governo: è facilmente comprensibile e molto popolare tra chi usa l’auto per spostarsi, ed è in linea con una storica battaglia di Meloni, che quando era all’opposizione chiedeva di ridurre strutturalmente le accise, anche con modi scomposti e caricaturali. È per una questione soprattutto politica che il governo non sa bene come smettere di finanziare il provvedimento e continua a rinnovarlo di volta in volta.
Attualmente è in vigore fino a giovedì 17 settembre uno sconto sulle accise del gasolio di 17 centesimi al litro, tra riduzione delle accise e conseguente calo dell’IVA (che è calcolata sul prezzo complessivo, accise incluse). Lo sconto sulle accise sulla benzina è terminato a inizio luglio, e da allora viene pagata a prezzo pieno: il governo ha deciso di concentrare le risorse sulla riduzione delle accise del gasolio perché è il carburante impiegato nei trasporti e in molti processi industriali e agricoli, mentre la benzina serve perlopiù per i veicoli privati. Sono i rincari del gasolio che rischiano di far salire il prezzo anche di molti altri beni di consumo, e quindi l’inflazione.
In questi giorni il governo deve decidere cosa fare con la misura in scadenza: se rinnovarla passivamente come fatto finora, più probabile, o se proporre qualcosa di alternativo.
A inizio settembre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti avevano fatto intendere che il governo puntava a introdurre misure più mirate e rivolte alle fasce più povere della popolazione. E questo per correggere innanzitutto l’iniquità dello sconto sulle accise, che favorisce qualsiasi consumatore indipendentemente dal suo reddito (e anzi in termini assoluti dà un beneficio maggiore a chi ha un’auto di grossa cilindrata, che tende a consumare di più).
Da tempo si parla di un bonus carburante per chi ha un reddito basso, una misura che però è abbastanza complicata da attuare perché serve individuare un canale con cui far arrivare i soldi (un credito d’imposta? un voucher?). Negli ultimi giorni è emerso che il governo starebbe studiando l’ipotesi di uno sconto sul bollo auto, che però non sarebbe percepito prima del prossimo anno, visto che gran parte delle persone dovrebbe aver già provveduto al pagamento del bollo di quest’anno.
– Leggi anche: Perché dobbiamo preoccuparci più del prezzo del gasolio che di quello della benzina



