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  • Domenica 13 settembre 2026

Da 25 anni a Ceuta c’è sempre lui a governare

Il presidente Juan Jesús Vivas Lara, di centrodestra, ha sfruttato la crisi migratoria per diventare ancora più popolare, alle spese del primo ministro Sánchez

di Valerio Clari, da Ceuta

(Antonio Sempere/ JNA Press)
(Antonio Sempere/ JNA Press)
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Juan Jesús Vivas Lara è popolarissimo a Ceuta, una delle due exclavi spagnole in Marocco. È il presidente della città autonoma, una figura molto più rilevante di un sindaco, per poteri e giurisdizione. Vivas governa da 25 anni e ancora oggi quando cammina per strada viene fermato ogni due passi: stringe mani, abbraccia persone, bacia sulla testa i bambini. L’impressione di molti a Ceuta è che se si votasse ora vincerebbe facile, probabilmente con la maggioranza assoluta.

Le elezioni locali sono previste per l’anno prossimo e Vivas potrà ricandidarsi.

In una manifestazione che si è tenuta a Ceuta il 2 settembre, molto critica verso il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez (dei Socialisti, di sinistra) e molto favorevole verso Vivas (dei Popolari, di centrodestra), c’era uno striscione che apriva il corteo e che mostrava Vivas ritratto come Superman. Era una rappresentazione non troppo fedele alla realtà: Vivas ha 73 anni e negli ultimi anni il suo fisico è stato debilitato da un tumore, che gli ha fatto perdere parecchio peso, e da qualche problema cardiaco.

Juan Jesús Vivas Lara come Superman in uno striscione durante la manifestazione del 2 settembre 2026, da un video su YouTube

Vivas rimane però popolarissimo, anche dopo l’ultima grossa crisi migratoria che ha colpito l’exclave spagnola a fine luglio, quando oltre 70mila persone straniere sono entrate dal Marocco superando le barriere di confine o a nuoto senza avere i documenti in regola per farlo.

Nelle ultime settimane Vivas ha gestito la crisi ponendosi sempre in netto contrasto con le politiche di Sánchez: per esempio si è opposto all’uso dei centri sportivi per ospitare i migranti che erano rimasti a Ceuta dopo gli ingressi di massa, molti dei quali sono ancora lì in situazioni assai precarie. Nel farlo ha usato toni anche molto duri, per certi versi inusuali, visto che è sempre stato considerato un moderato, un mediatore e, in fondo, un burocrate.

Vivas è stato spalleggiato dalle opposizioni spagnole, e in particolare da Alberto Núñez Feijóo, il leader del suo partito a livello nazionale. È riuscito così ad aumentare ulteriormente i suoi consensi fra gli abitanti di Ceuta, dove Sánchez è così impopolare che è facile incrociare un po’ ovunque adesivi e cartelli che lo ritraggono come un ricercato, con l’accusa di «tradimento».

Un cartello contro Pedro Sánchez nella zona del porto di Ceuta, il 2 settembre 2026 (Valerio Clari/ Il Post)

Vivas diventò presidente la prima volta nel 2001, proprio grazie al fatto di essere considerato un moderato. Emerse come possibile leader del Partito Popolare quando il governo locale, guidato dal partito GIL, cadde per una serie di scandali di corruzione. GIL sta per Gruppo indipendente liberale, fondato dall’industriale Jesús Gil y Gil, una specie di emulo di Silvio Berlusconi: il partito non esiste più dal 2005.

Alle elezioni del 2003 fu confermato come candidato del Partito Popolare, che per la prima volta ottenne la maggioranza assoluta a Ceuta, con 19 seggi su 25. Da allora Vivas ha vinto altre cinque elezioni. A partire dal 2019 non ha più ottenuto la maggioranza per governare da solo, ma ha saputo fare accordi estemporanei pescando fra i partiti locali rappresentativi della comunità musulmana, ottenendo a volte l’appoggio dei Socialisti, ed escludendo sempre un accordo con Vox, partito di estrema destra.

Juan Jesús Vivas Lara, a destra, con il leader del Partito Popolare Alberto Núñez Feijóo, a Ceuta, il 2 settembre 2026 (Valerio Clari/ Il Post)

Vivas ha costruito così 25 anni di governo con ampi consensi, anche superiori a quelli del partito che rappresenta: un primato assoluto se si considera Ceuta al pari di una Comunità autonoma spagnola, e di una durata con pochi rivali anche fra i sindaci di città delle stesse dimensioni.

Juan Jesús Vivas Lara il 6 agosto 2026 a Palma di Maiorca, Spagna (Carlos Alvarez/Getty Images)

In oltre vent’anni di governo Vivas è diventato anche la garanzia di un sistema politico ed economico basato molto sulle sovvenzioni statali, sui finanziamenti provenienti dalla penisola, sugli impieghi pubblici e sulle case popolari a canone concordato. Attualmente sono in corso alcune inchieste in cui l’accusa sostiene che ci sia stata una distribuzione in forma clientelare di posti di lavoro e abitazioni. Vivas e i suoi collaboratori più stretti non sono coinvolti, ma il suo governo è quello che garantisce il perpetuarsi dello status quo nell’exclave.

Ceuta ha poco più di 80mila abitanti. Non ci sono fabbriche, il turismo è quasi assente, la rilevanza del commercio e della condizione di “porto franco” sono in costante diminuzione. Il 46 per cento degli abitanti in età lavorativa ha un impiego statale, a cui si aggiungono 3.000 militari.

Gli unici altri settori economici sono quelli dei servizi di base: bar, piccoli negozi, ristorazione, manutenzione tecnica. La città è sempre fra le peggiori della Spagna per reddito medio, occupazione, qualità della vita, funzionamento dei servizi pubblici, e ha i valori più alti di dispersione scolastica, esclusione sociale e disparità. Le differenze sono grandi fra i residenti del centro, occidentale e cristiano, e quelli delle periferie, musulmani e spesso di discendenze marocchine.

Nonostante questo, soprattutto negli ultimi anni Vivas è stato considerato dalle comunità musulmane più povere come un argine contro il diffondersi delle idee radicali di estrema destra rappresentate da Vox. I media spagnoli descrivono Vivas come genuinamente interessato alla coesione e alla convivenza delle diverse comunità di Ceuta. In questi giorni ripete spesso lo slogan «Se Ceuta affonda, affonda la Spagna». Mercoledì è stato ricevuto al Parlamento europeo di Bruxelles e lo slogan si è trasformato, con l’aggiunta di «e affonda l’Europa».

A Ceuta si sentono tutti orgogliosamente spagnoli, europei e difensori di un avamposto accerchiato: la retorica di Vivas ha intercettato questo sentimento e lui ne è diventato l’apprezzato portavoce.

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