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  • Venerdì 11 settembre 2026

AfD non rinnega il suo estremismo, e funziona

Il partito tedesco vince proprio rivendicando le sue posizioni di destra più radicali, e altri in tutta Europa stanno prendendo nota

La leader di AfD Alice Weidel, 7 settembre 2026 (AP Photo/Ebrahim Noroozi)
La leader di AfD Alice Weidel, 7 settembre 2026  (AP Photo/Ebrahim Noroozi)
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Per anni, nel tentativo di arrivare al potere, l’estrema destra ha preso la strada della moderazione. Marine Le Pen, leader del Rassemblement National francese, da oltre un decennio porta avanti un processo di dédiabolisation, “de-demonizzazione”, per presentare il partito come una forza moderata e capace di governare un grande paese europeo. Più di recente in Italia Giorgia Meloni ha spostato il suo governo su posizioni atlantiste in politica estera e fiscalmente responsabili in economia, rinnegando parte dell’eredità storica del suo partito, Fratelli d’Italia: in Europa si è parlato di “melonizzazione” per identificare una o un leader radicale che si modera quando cerca di raggiungere il potere.

Ma come ha notato Politico, la recente vittoria del partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) nella regione tedesca della Sassonia-Anhalt mostra un altro possibile percorso per l’estrema destra: vincere rimanendo radicale, e anzi proprio intensificando l’estremismo delle proprie posizioni.

La storia dell’AfD è particolare, perché nasce come partito relativamente moderato (fu fondato nel 2013 da un gruppo di economisti liberali euroscettici che chiedevano l’uscita della Germania dall’euro) che si è radicalizzato nel tempo, spostando le sue priorità politiche. Da un certo punto di vista la sua traiettoria è quindi stata contraria rispetto a quelle del Rassemblement National e di Fratelli d’Italia. Oggi però AfD è un partito molto più estremista rispetto a questi due, e ad altri simili.

La festa di AfD dopo i risultati delle elezioni in Sassonia-Anhalt con il leader locale Ulrich Siegmund (a sinistra) e la leader nazionale Alice Weidel (al centro), 6 settembre 2026 (AP Photo/Matthias Schrader)

AfD ha subìto alcuni scandali che avrebbero provocato grossi ripensamenti in molti partiti. Per esempio all’inizio del 2024 il sito di informazione Correctiv rivelò che alcuni suoi importanti membri avevano partecipato a una riunione segreta a Potsdam per discutere un piano di espulsioni su larga scala di persone di origine straniera. Quel piano parlava di “remigrazione”, una parola allora poco diffusa tra il pubblico e che oggi è invece uno degli slogan dell’estrema destra.

La reazione dell’opinione pubblica tedesca fu molto ampia, e per settimane ci furono grandi manifestazioni contro AfD e i suoi progetti di espulsioni di massa.

La dirigenza di AfD fu inizialmente un po’ spiazzata dalle manifestazioni, ma in poco tempo decise che anziché rinnegare era meglio rivendicare. Nel 2025 la “remigrazione” è entrata nel programma ufficiale del partito. Tra i partecipanti alla riunione segreta di Potsdam c’era anche Ulrich Siegmund, il leader di AfD in Sassonia-Anhalt e grande vincitore delle elezioni recenti.

Questo pattern di rivendicazione delle proprie posizioni più estremiste si è ripetuto anche quando vari esponenti di AfD hanno usato pubblicamente espressioni e slogan che erano riferimenti chiari e nostalgici al periodo del nazismo. Ufficialmente AfD rifiuta la definizione di partito neonazista, ma negli anni molti suoi dirigenti hanno portato avanti una campagna per sminuire e normalizzare i crimini commessi dal paese durante quel periodo.

Una manifestazione contro AfD in Germania, novembre 2025 (AP Photo/Martin Meissner)

Una manifestazione contro AfD in Germania, novembre 2025 (AP Photo/Martin Meissner)

Ha probabilmente contribuito a consolidare questo atteggiamento anche il fatto che il resto della politica tedesca ha sempre avuto un atteggiamento ostile nei confronti di AfD. In Germania i partiti hanno preso un impegno a non collaborare con AfD e a escluderla dalle cariche nelle istituzioni: questo concetto è reso in italiano con l’espressione “cordone sanitario” contro l’estrema destra, mentre in tedesco si parla di Brandmauer, letteralmente “muro tagliafuoco”.

Questa ostracizzazione non ha dato ad AfD incentivi per moderarsi, e soprattutto ha alimentato una retorica vittimista secondo cui sarebbe l’unico partito ad avere il coraggio di andare contro l’establishment. Più le posizioni di AfD diventavano estremiste, più l’atteggiamento degli altri partiti si inaspriva, e più la dirigenza poteva dire: ci boicottano per le nostre posizioni scomode.

C’è poi un altro elemento, legato all’offerta elettorale. Negli ultimi dieci anni in Europa tutta la politica si è molto spostata a destra, e attualmente gli unici governi europei davvero di centrosinistra sono quello (indebolito) del Socialista Pedro Sánchez in Spagna e del Laburista Andy Burnham nel Regno Unito. In questo contesto è abbastanza naturale che l’offerta politica tenda a destra, e che nascano nuovi partiti di destra ed estrema destra. E siccome la strada della moderazione è già stata presa dai partiti che c’erano prima, la fetta del mercato elettorale ancora scoperta è quella dell’estremismo.

È quello che è successo in Francia con l’esperimento politico di Éric Zemmour, che nel 2022 si presentò alle elezioni con un partito, Reconquête, più a destra di Marine Le Pen, ma fallì. In Portogallo il partito di estrema destra Chega (che già di suo è abbastanza una novità politica) è stato affiancato ancora più a destra dal partito Reconquista. Lo stesso vale nel Regno Unito per Reform UK (il partito populista e sovranista di Nigel Farage) e Restore Britain (ancora più a destra di Farage). In Spagna il partito Se Acabó La Fiesta, con posizioni più estreme di quelle già radicali dell’estrema destra di Vox, alle elezioni europee del 2024 prese quasi il 5 per cento, anche se da allora è un po’ sparito.

In Italia sta succedendo con Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, che si pone come il vero custode della destra estrema contro la relativa moderazione di Giorgia Meloni e della sua coalizione.

Ciascuna di queste forze politiche ha una storia differente, ma più o meno tutte vedono nella rivendicazione degli estremismi – e non nella loro moderazione – la strada da intraprendere per il successo. Anche per questo quasi tutti i partiti citati hanno esultato per la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt: «E ora continuate a chiamarci estremisti», ha scritto sui social Vannacci. «Se la metà della popolazione sta con AfD le accuse di estremismo, per definizione, evaporano e svaniscono».