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  • Giovedì 10 settembre 2026

I giovani ciclisti sanno bene dov’è la Lunigiana

Perché ci corrono la più importante corsa a tappe della categoria juniores

di Michele Pelacci, da La Spezia

L'italiano Lorenzo Mark Finn batte il francese Paul Seixas in volata nella quarta tappa del Giro della Lunigiana, il 7 settembre 2024 (Duz Image/Michele Bertoloni)
L'italiano Lorenzo Mark Finn batte il francese Paul Seixas in volata nella quarta tappa del Giro della Lunigiana, il 7 settembre 2024 (Duz Image/Michele Bertoloni)
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Quando Tadej Pogačar e Remco Evenepoel vinsero il Giro della Lunigiana, rispettivamente nel 2016 e nel 2018, avevano 18 e 17 anni. Oggi sono due dei ciclisti più forti al mondo (Pogačar forse il più forte di sempre). Le loro vittorie al Giro della Lunigiana – una corsa a tappe giovanile, tra le province di La Spezia e Massa-Carrara – furono però tra i primi momenti in cui chi si interessava di ciclismo giovanile iniziò a conoscerli davvero. Vincere lì voleva dire – e ancora vuol dire – avere un grande potenziale. Quest’anno si corre la 50esima edizione della corsa, la cui ultima tappa sarà sabato 12 settembre. E come sempre c’è chi spera di scovarci un nuovo Pogačar.

“Il Lunigiana”, com’è spesso abbreviato, è diventato l’evento più importante per i ciclisti di 17 e 18 anni in Italia, e uno dei più prestigiosi al mondo. Si definisce «la corsa dei futuri campioni». Con buone ragioni: nelle prime cinque posizioni dell’ultimo Tour de France c’erano quattro vincitori del Giro della Lunigiana: Pogačar, Evenepoel, Paul Seixas e Lenny Martinez. Qualcuno lo chiama addirittura “il Tour de France del ciclismo giovanile”, sebbene il Tour una sua versione giovanile ce l’abbia già: si chiama Tour de l’Avenir ed è per Under 23, la categoria dopo gli juniores.

Pur essendo una corsa giovanile, in molte cose il Lunigiana sembra una corsa a tappe per professionisti: organizzarla costa oltre 100mila euro, dice Lucio Petacchi, direttore e organizzatore della corsa; ha 10 ore di diretta ed è seguita anche da una motocronaca. È divisa in cinque tappe (quest’anno la prima è stata annullata per maltempo) e richiede un tipo di sforzo prolungato, giorno dopo giorno, a cui molti juniores non sono abituati.

L’UCI, l’unione ciclistica internazionale, impone un limite di 400 chilometri totali per le corse a tappe juniores. Il Lunigiana di quest’anno era lungo (prima della cancellazione della prima tappa) 399,9 chilometri. E come probabilmente sa chi sa dov’è – e come è fatta – la Lunigiana, c’è anche molta salita.

Il Giro della Lunigiana sta guadagnando importanza anche perché la categoria Under 23 è sempre meno importante nel ciclismo. Un tempo era raro che un corridore poco più che ventenne vincesse nel ciclismo professionistico, uno sport di fatica e di esperienza. Da qualche anno è molto più comune: a volte i corridori sono richiesti dalle squadre World Tour (la Serie A del ciclismo) quando sono ancora minorenni.

Alla presentazione delle squadre maschili, martedì 8 settembre a Lerici, in provincia di La Spezia, c’erano molti procuratori, osservatori e addetti ai lavori del World Tour. Se esiste un nuovo Pogačar, o qualcuno che possa avvicinarsi a lui, è molto probabile che passi dal Lunigiana.

Un possibile nuovo Pogačar in Lunigiana ci andò nel 2024. Quell’anno il 17enne francese Paul Seixas vinse la corsa battendo avversari più esperti, per poi saltare del tutto la categoria Under 23 e diventare un credibile avversario – oltre che un possibile erede – di Pogačar.

Seixas contro l’italiano Lorenzo Mark Finn al Lunigiana del 2024: le strade non dimenticano.

Il Lunigiana «ha un albo d’oro migliore di quello del Giro d’Italia», scherzano due giovani volontari mentre montano il palco delle presentazioni a Lerici. Esiste di certo da meno tempo – niente Coppi e niente Bartali, per intenderci – ma tra i suoi vincitori ci sono Vincenzo Nibali, Damiano Cunego, Danilo Di Luca e Gilberto Simoni (tutti vincitori del Giro d’Italia). Se si sommano le vittorie da professionista di chi da ragazzo è finito sul podio finale del Lunigiana, si arriva a oltre mille vittorie totali.

Oltre che per i nomi di chi l’ha vinto, il Lunigiana si fa notare anche per una particolarità. I corridori italiani ci gareggiano non con la propria squadra, ma divisi per regione (o provincia autonoma), e ogni regione convoca i suoi migliori atleti.

Alcuni ciclisti di Lazio, Sicilia e Piemonte prima della presentazione, l’8 settembre a Lerici (Michele Pelacci/il Post)

Oltre a 17 rappresentative regionali italiane, tra i 174 ciclisti quest’anno al Lunigiana ci sono quelli di 12 squadre nazionali, tra cui Belgio, Colombia, Kazakistan, Messico e Lettonia. Nel Belgio c’è il campione in carica: Seff Van Kerckhove, che nel 2025 divenne il primo corridore al primo anno della categoria juniores a vincere il Lunigiana.

Dopo tre anni con un vincitore francese, tra i giovani corridori più attesi di questa edizione ci sono Patrik Pezzo Rosola (Veneto), Brandon Fedrizzi (Bolzano) ed Enrico Balliana (Sardegna). Tanti italiani sono anche in competizione tra loro per una convocazione ai Mondiali, che saranno a fine mese in Canada: finora sono uscite solo le pre-convocazioni, e andare forte al Lunigiana è un bel modo per mettersi in mostra.

Remco Evenepoel al Lunigiana nel 2018: aveva smesso col calcio da poco più di un anno (era stato capitano di alcune nazionali giovanili belghe)

Oltre a chi corre, al Lunigiana maschile ci sono circa 300 persone. Sono giudici di corsa, accompagnatori, cronometristi, medici, personale del cambio ruote, fotografi, giornalisti, interpreti, ospiti, autisti e volontari. Molti di loro sono lì come volontari: la corsa rientra delle spese grazie agli sponsor, ma non riesce a mettere granché da parte.

Nonostante sia una corsa con lunghi tratti sul lungomare ligure, molto affollato anche nelle ultime settimane d’estate, Petacchi dice che molti comuni sono interessati a ospitare una partenza o un arrivo del Lunigiana, che da cinque anni ha anche una corsa femminile in due tappe. Negli ultimi anni la corsa, che talvolta esce dalle province più prettamente associate all’area della Lunigiana, è partita da piazza De Ferrari a Genova o dai pressi della grotta Byron di Portovenere. Quest’anno arriverà per la prima volta a Riomaggiore, nelle Cinque Terre.

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