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  • Giovedì 10 settembre 2026

L’intelligence spagnola aveva avvertito di un possibile ingresso di massa a Ceuta

Lo mostrano alcuni documenti desecretati: il giorno prima dell’arrivo di decine di migliaia di persone erano stati segnalati appelli sui social

Persone migranti nell'exclave spagnola di Ceuta, il 2 settembre (AP Photo/Francis González)
Persone migranti nell'exclave spagnola di Ceuta, il 2 settembre (AP Photo/Francis González)
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Il 29 luglio, il giorno prima dell’ingresso decine di migliaia di persone migranti a Ceuta dal Marocco, l’intelligence della Spagna aveva avvertito le autorità spagnole e marocchine della possibilità che i migranti provassero a superare in massa il confine tra il Marocco e l’enclave spagnola. Lo mostrano alcuni documenti diffusi mercoledì dal governo spagnolo.

Il Centro nazionale d’intelligence spagnolo (CNI), cioè i servizi segreti del paese, aveva segnalato alla delegazione locale del governo e alla Guardia Civil (un corpo militare con funzioni di polizia) la presenza sui social di gruppi che stavano organizzando un tentativo di ingresso per il giorno successivo.

Alle 13:52 del 29 luglio un agente del CNI aveva scritto su WhatsApp al capo di gabinetto del delegato del governo a Ceuta (il rappresentante del governo centrale nelle città e nelle regioni): «Sui social c’è un appello per un assalto alla barriera e dal mare domani alle 20». L’agente aveva aggiunto che due gruppi coinvolti nella diffusione dell’appello avevano complessivamente circa 180mila iscritti: il numero si riferiva solo agli iscritti ai gruppi e non alle persone che si prevedeva avrebbero tentato di entrare a Ceuta.

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Poche ore dopo, alle 18:26, il CNI inviò anche una nota informativa urgente ai servizi di intelligence marocchini. Nella nota si diceva che era in corso la pianificazione di diverse «convocazioni» per entrare a Ceuta sia a nuoto sia attraverso la barriera, approfittando delle celebrazioni della Festa del trono in Marocco (il 30 luglio era festa nazionale per il 27esimo anniversario dell’ascesa al trono di re Mohammed VI).

Il 30 e il 31 luglio decine di migliaia di persone arrivarono a Ceuta, in quella che è diventata una delle più gravi crisi migratorie nella storia recente della città (e non è chiaro quante di queste siano rimaste nella città).

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Già nelle ricostruzioni immediatamente successive al 30 luglio era stato molto chiaro che l’ingresso di massa a Ceuta era stato preceduto da una serie di messaggi circolati online in Marocco, secondo cui il confine con la Spagna era aperto e sarebbe bastato attraversarlo per poter restare in Europa.

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez (del Partito Socialista) ha commentato sostenendo che gli avvisi disponibili non permettessero di prevedere la dimensione della crisi, e sottolineando che l’agenzia non aveva inviato alcuna allerta formale all’esercito, alla polizia o al ministero della Difesa. I documenti dell’intelligence mostrano che, almeno il giorno prima, il CNI aveva ricevuto e trasmesso un’informazione piuttosto specifica: non un generico aumento degli arrivi, ma un appello a tentare l’ingresso a Ceuta in un momento preciso e sfruttando una circostanza precisa.

Secondo Sánchez e il governo però si trattava di un annuncio come molti altri, tanto che era stato effettuato via WhatsApp a un amministratore locale, senza coinvolgere i ministri o l’ufficio di Sánchez stesso, e non attraverso i canali ufficiali. Sánchez dice che fu una decisione «comprensibile» da parte dei servizi segreti, perché le informazioni a disposizione non permettevano di ipotizzare una crisi come quella avvenuta.

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