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  • Lunedì 7 settembre 2026

L’invenzione del Sun

La storia di come un quotidiano in crisi diventò uno dei tabloid più famigerati al mondo, raccontata nel film “Ink” di Danny Boyle

Un corriere trasporta una pila di copie del giornale
Un corriere trasporta una pila di copie del Sun in un supermercato di Slough, in Inghilterra, il 26 febbraio 2012 (Simon Dawson/Bloomberg/Getty Images)
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Il primo film proiettato alla Mostra del cinema di Venezia, mercoledì, era anche uno dei più attesi: Ink di Danny Boyle. È uno dei registi inglesi più famosi al mondo, apprezzato per il suo stile estetico e per il suo interesse per la cultura pop. In Ink (“inchiostro”) racconta la storia dei primi grandi successi commerciali del giornale inglese Sun, oggi uno dei più conosciuti tabloid scandalistici e populisti, e per lungo tempo il più venduto quotidiano britannico.

È per il grande successo del Sun e del suo concorrente, il Daily Mirror, se la parola tabloid è oggi comunemente associata soprattutto a uno stile giornalistico, oltre che a un formato. Ma tra gli anni Sessanta e Settanta, nel periodo raccontato nel film, indicava perlopiù un tipo di quotidiano fatto di pagine più piccole, e quindi più facile da trasportare rispetto a quelli a “lenzuolo”.

Passare dal formato largo al tabloid fu una delle prime decisioni prese dal nuovo proprietario del Sun, verso la fine del 1969. Lui era l’australiano Rupert Murdoch, all’epoca 38enne e già da un anno proprietario del settimanale inglese News of the World. Oggi, che di anni ne ha 95, è l’imprenditore a capo di News Corp, uno dei più potenti e influenti gruppi di media al mondo, molti dei quali condividono posizioni conservatrici o ultraconservatrici e approcci sensazionalistici, spregiudicati e opportunisti. Ne fanno parte, tra gli altri, il canale televisivo Fox News e centinaia di giornali statunitensi, britannici e australiani, tra cui il New York Post, il Times e il Sun, appunto.

Quando Murdoch acquisì News of the World e Sun, alla fine degli anni Sessanta, quella fu la prima espansione del suo nascente impero mediatico fuori dall’Australia e dalla Nuova Zelanda. Il Sun esisteva da pochi anni: era un giornale rivolto alla classe media benestante britannica, erede del fallito Daily Herald e vicino al partito Laburista, in forte ascesa dopo oltre un decennio di Conservatori al governo.

«Il pubblico britannico ritiene che sia giunto il momento di un nuovo giornale, adatto all’epoca in cui viviamo. Ecco perché oggi il Sun sorge splendente», c’era scritto sulla prima pagina della prima edizione, pubblicata il 15 settembre 1964.

La prima pagina della prima edizione del Sun, il 15 settembre 1964

La prima pagina della prima edizione del Sun, il 15 settembre 1964 (Central Press/Getty Images)

Il giornale non aveva avuto però il successo sperato, ed era anzi in grave crisi economica: secondo alcune stime dell’epoca, al momento dell’arrivo di Murdoch perdeva circa 3 milioni di sterline all’anno (oggi sarebbero circa 50 milioni di euro, facendo una stima aggiustata per l’inflazione).

L’editore, il gruppo International Publishing Corporation, era già proprietario del Daily Mirror, all’epoca il giornale di gran lunga più venduto e popolare nel paese. Quando aveva rilevato il Daily Herald e aveva fondato il Sun voleva attirare un pubblico diverso, più selezionato rispetto a quello del Daily Mirror, in modo da non creare concorrenza interna. Venderlo a Murdoch nel 1969 fu una scelta motivata dal fatto che il giornale era in perdita, ma con il senno di poi fu un grande errore strategico.

Murdoch assunse come direttore Larry Lamb, un giovane giornalista che si era fatto le ossa in un altro giornale noto per l’approccio sensazionalistico, il Daily Mail. Nel film di Boyle c’è una piccola licenza narrativa: il personaggio di Lamb viene dal Daily Mirror, il giornale rivale del Sun, ed è risentito con i suoi ex colleghi e il suo ex editore perché li considera responsabili di non aver riconosciuto in lui un talento particolare, che Murdoch invece fiuta.

Larry Lamb e Rupert Murdoch seduti a un tavolo

L’allora direttore del Sun Larry Lamb e il proprietario Rupert Murdoch, durante una conferenza stampa a Londra, il 25 ottobre 1969 (Gary Weaser/Keystone/Hulton Archive/Getty Images)

A parte questa licenza, i fatti veri non andarono diversamente da quanto raccontato nel film. Murdoch trasformò il giornale prima di tutto nell’aspetto, replicando il formato, l’impaginazione e l’uso del colore del Daily Mirror. Nel giro di un anno, sotto la direzione di Lamb, il Sun raddoppiò le vendite. E il motivo è che era un giornale dei suoi tempi molto più di quanto lo fosse mai stato prima dell’arrivo di Murdoch, nel bene e nel male, come scrisse nel 2024 su The Conversation il professore di storia britannica moderna Adrian Bingham.

Dopo la prima settimana di pubblicazioni dell’era Murdoch, il Sun pubblicò un editoriale che celebrava apertamente i cambiamenti sociali degli anni Sessanta e la fine dei tabù. C’era scritto: «La società tollerante non è un’opinione. È un dato di fatto. Chi finge che gli standard di ieri siano quelli di oggi, per non parlare di quelli di domani, vive nella menzogna».

Nella prima edizione in formato tabloid, uscita il 17 novembre 1969, lo scoop in prima pagina era un caso di doping in cui era coinvolto un allenatore di cavalli da corsa. Alla fine dell’anno successivo, nel 1970, il giornale introdusse la pratica di pubblicare ogni giorno in terza pagina la foto di una modella nuda: un’abitudine mantenuta per decenni e dismessa soltanto nel 2015. Secondo Bingham «il Sun reinventò il modello del tabloid e divenne l’espressione più influente della cultura popolare britannica della stampa».

Il nuovo approccio era basato molto sulla cronaca scandalistica e su argomenti e contenuti degradanti, populisti e sessisti. E questo permise infine al giornale di superare la tiratura del Daily Mirror nel 1978 e diventare il quotidiano più venduto nel Regno Unito.

Negli anni Ottanta, sotto la nuova direzione di Kelvin MacKenzie, il giornale mantenne lo stesso approccio e incrementò la pubblicazione di contenuti nazionalisti e sottilmente razzisti. Sostenne apertamente le politiche della prima ministra Margaret Thatcher: l’ostilità verso i sindacati, l’allentamento delle regole per le aziende, e la guerra sanguinosa contro l’Argentina per il controllo delle isole Falkland. Anche per questo, Thatcher e il suo staff lo apprezzavano molto e lo citavano spesso.

Alcune copie del Sun in vendita in un supermercato

Alcune copie del Sun in vendita in un supermercato a Slough, in Inghilterra, il 26 febbraio 2012 (Simon Dawson/Bloomberg/Getty Images)

Il Sun si distinse anche per la sua tempestiva complicità con la televisione, di cui si occupava molto, pubblicando guide e approfondimenti. Gli altri giornali non lo facevano perché la consideravano un medium rivale: per Murdoch cominciava invece a essere un’altra fonte di enorme successo. Furono proprio i guadagni ottenuti attraverso i suoi giornali inglesi a favorire i suoi investimenti nell’acquisizione di grandi gruppi come Twentieth Century Fox (1985) e nella fondazione di nuove emittenti televisive come BSkyB (1990).

Gli anni Ottanta furono anche quelli dei primi grossi problemi e scandali per il giornale. Il Sun stigmatizzò le vittime dell’AIDS, per esempio, e pubblicò affermazioni false sul conto di diversi personaggi famosi, tra i quali il cantante Elton John, a cui dovette poi versare un risarcimento. Dopo la strage dello stadio Hillsborough nel 1989, in cui morirono 96 spettatori, rivolse inoltre accuse fuorvianti e infondate ai tifosi del Liverpool, che reagirono con uno dei più noti e duraturi boicottaggi di un giornale di sempre.

Secondo diversi analisti e critici dei media, il Sun perse la sua influenza sulla cultura e sulla politica britanniche tra gli anni Novanta e Duemila. Fu un effetto della più generale crisi dei giornali, ma anche di un progressivo cambiamento delle sensibilità e dei gusti del pubblico, sempre più frammentati.