(William Lovelace/Daily Express/Getty Images)

L’eredità di Margaret Thatcher

Si dimise oggi, trent'anni fa, da prima ministra del Regno Unito: ma per certi versi rimane ancora molto influente

(William Lovelace/Daily Express/Getty Images)

Trent’anni fa oggi, l’allora prima ministra britannica Margaret Thatcher – la prima donna ad aver ricoperto quella carica – si dimise per lasciare l’incarico al suo collega di partito John Major. Thatcher era ormai logorata da undici anni di governo e in rotta col proprio partito, che poco prima delle dimissioni le aveva esplicitamente tolto il proprio appoggio.

Nonostante la brusca interruzione del suo mandato, negli anni successivi Thatcher divenne una delle leader politiche più rispettate al mondo: soprattutto in quanto donna, dato che allora – ancora più di oggi – la politica era dominata dagli uomini. Thatcher è stata persino ritratta in maniera piuttosto benevola nell’ultima stagione di The Crown, la popolare serie di Netflix sulla monarchia britannica, in cui è interpretata da Gillian Anderson.

Eppure, negli ultimi anni, la sua figura è diventata sempre più controversa, tanto che in queste settimane nella sua cittadina natale – Grantham, un piccolo paese nel Lincolnshire – ci si chiede se meriti o meno una statua. Diversi osservatori infatti la considerano responsabile di alcune tendenze visibili ancora oggi sia nel Partito Conservatore britannico, che ha guidato per più di quindici anni, sia nel dibattito politico del paese.

Thatcher promosse fra le altre cose un minore ruolo dello stato nella vita economica del Regno Unito, l’allentamento delle regole e delle norme burocratiche per favorire le aziende, la chiusura di molte miniere di carbone – improduttive o quasi – da cui dipendeva la vita di moltissime cittadine, e in diverse occasioni dimostrò ostilità contro i sindacati, il progetto di integrazione europea, le minoranze etniche che vivevano nel Regno Unito.

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Già nel 2003 uno dei suoi biografi, il commentatore politico del Guardian Hugo Young, descrisse il suo mandato in termini molto poco lusinghieri: «ciò che accadde all’inizio degli anni Ottanta a causa dell’indifferenza e della mancanza di buon senso di Thatcher», scrisse Young, «sconvolse le vite di milioni di persone che persero il lavoro. Portò a rivolte di cui nessuno sentiva il bisogno. E in maniera più insidiosa, legittimò un sentimento di crudeltà tollerata. L’individualismo materialista veniva considerato una virtù e anzi il motore del successo del paese».

Naturalmente Thatcher non fece solamente cose biasimevoli. Negli anni del suo mandato il Regno Unito diventò un paese dinamico e pieno di opportunità per chi poteva coglierle: la City di Londra diventò la capitale finanziaria d’Europa, le privatizzazioni allargarono il settore privato, il PIL raddoppiò nel giro di dieci anni, e Thatcher prese misure impopolari ma ambiziose come il Football Spectators Act, il primo vero tentativo di riformare il tifo organizzato nel calcio, e l’Accordo anglo-irlandese, che qualche anno più tardi fu la base per gli accordi di pace del Good Friday. Alla sua popolarità contribuì anche la vittoria del Regno Unito nella breve ma sanguinosa guerra contro l’Argentina per il controllo delle isole Falkland, nel 1982.

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Alcune delle misure che prese si rivelarono poco lungimiranti soprattutto nel lungo periodo. Le privatizzazioni nel settore dei trasporti e della sanità, per esempio, a lungo andare hanno creato delle situazioni di quasi-monopolio senza aumentare la qualità né abbassare i costi. La legge del 1980 che permise agli inquilini che abitavano nelle case popolari di acquistarle a basso prezzo aumentò la sicurezza finanziaria ma a lungo termine ha fatto crescere i prezzi di acquisto e affitto delle case, soprattutto nelle grandi città, rendendo la vita molto più complicata per le generazioni successive.

E la chiusura delle miniere di carbone, benché inevitabile, fu gestita senza una vera transizione, e molte cittadine che dipendevano dai lavori garantiti dalla miniera finirono improvvisamente sul lastrico. Paradossalmente la chiusura delle miniere e il progressivo arretramento dello stato dalla vita pubblica provocò una sensazione di abbandono che secondo alcune analisi spinse gli abitanti di molte di queste cittadine a votare a favore dell’uscita dall’Unione Europea nel referendum del 2016 su Brexit.

A proposito di Europa, diversi scienziati politici attribuiscono proprio a Thatcher la legittimazione di un sentimento euroscettico all’interno del Partito Conservatore, che fino a quel momento era stato persino più filoeuropeo dei Laburisti.

Secondo molti, il declino di Thatcher iniziò anche a causa delle discussioni sull’Europa, una questione tradizionalmente molto spinosa della politica britannica. In una delle sue frasi più celebri, pronunciata di ritorno da un vertice europeo a Roma, Margaret Thatcher attaccò duramente gli altri leader europei rifiutando qualsiasi tentativo di aumentare il potere della Comunità Economica Europea, l’antenata dell’Unione Europea, che per Thatcher doveva limitarsi a un enorme mercato unico senza dogane o altre limitazioni al commercio.

«Il presidente della Commissione, il signor Delors, ha detto a una conferenza stampa l’altro giorno di volere che il Parlamento Europeo sia l’organo democratico della Comunità, che la Commissione sia l’organo esecutivo e che il Consiglio dei ministri sia il Senato. No. No. No», disse Thatcher. La sua netta opposizione a una maggiore integrazione europea finì per spaccare anche lo stesso partito conservatore: nel 1989 il ministro dell’Economia del suo governo si dimise, e l’anno seguente fu la volta del ministro degli Esteri nonché vice primo ministro, Geoffrey Howe.

In più occasioni pubbliche, inoltre, Thatcher sdoganò anche una certa ostilità per le minoranze etniche, tanto che oggi ci si chiede se abbia favorito l’ascesa di alcuni partiti di estrema destra. Nel gennaio del 1978, quando era la leader dell’opposizione, diede una intervista televisiva molto ripresa in seguito in cui disse che «la gente è davvero preoccupata che questo paese venga invaso da persone con una cultura diversa». Durante il suo mandato Thatcher fu notoriamente restia a condannare il regime dell’apartheid in vigore in Sudafrica, e si oppose alle sanzioni chieste dalla Comunità Economica Europea.

Poco dopo la sua morte l’allora ministro degli Esteri australiano Bob Carr raccontò che Thatcher in una conversazione privata lo aveva avvertito che l’Australia «sarebbe stata presa d’assalto dai migranti, se noi europei ne avessimo fatti entrare troppi», e che il paese rischiava di diventare «come le Figi, dove ora comandano i migranti indiani».

Thatcher è diventata una figura controversa anche a Grantham, che comunque durante i suoi anni da prima ministra frequentò pochissimo. Di recente il New York Times ha intervistato una ventina di persone chiedendo un parere sulla nuova statua. La maggior parte di loro era a favore, ma più per ragioni di turismo che di stima nei confronti dell’ex prima ministra.