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  • Venerdì 4 settembre 2026

La Siria ha iniziato a distruggere le armi chimiche dell’era di Assad

Sostanze letali come il gas nervino furono usate contro la popolazione durante la guerra civile

Una fossa comune dove vennero seppellite le persone uccise nell'attacco con gas sarin su Damasco, nel 2013, scattata a dicembre 2024 (AP Photo/Hussein Malla)
Una fossa comune dove vennero seppellite le persone uccise nell'attacco con gas sarin su Damasco, nel 2013, scattata a dicembre 2024 (AP Photo/Hussein Malla)

La Siria ha iniziato a distruggere ciò che resta del programma di armi chimiche di Bashar al Assad, il brutale dittatore deposto a dicembre del 2024 dopo 24 anni al potere. Lo hanno riferito le Nazioni Unite, con cui il governo del presidente Ahmed al Sharaa sta collaborando per la bonifica.

I resti del programma erano stati individuati a maggio. Includono materie prime e munizioni simili a quelle che Assad utilizzò contro la popolazione siriana durante la guerra civile, cominciata nel 2011 e conclusasi nel 2024 quando un’inaspettata offensiva di gruppi armati guidati da al Sharaa conquistò la capitale Damasco. Sono stati trovati anche un impianto e varie sostanze usate per la produzione.

Il mese scorso l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche aveva inviato una squadra in Siria per verificarne la distruzione, confermata venerdì. Ha detto che sono state distrutte 42 bombe. All’inizio di quest’anno le autorità siriane avevano arrestato 18 persone, sospettate di aver collaborato con il regime di Assad nel programma per lo sviluppo delle armi chimiche. Tra loro ci sono funzionari militari, politici e figure più tecniche.

La distruzione è diventata più urgente anche a causa degli attacchi israeliani in Siria, frequenti nel 2025, perché aumentano il rischio che i siti vengano danneggiati e che vengano perse prove utili a ricostruire il programma di armi chimiche di Assad. Durante il suo discorso alle Nazioni Unite, il rappresentante siriano Ibrahim Olabi ha accusato Israele di aver messo a rischio la stessa missione internazionale e la squadra che era andata sul posto per le ricerche.

Il regime che Bashar al Assad ereditò nel 2000 dal padre Hafez fu uno dei più violenti e corrotti della storia recente.

L’uso che fece delle armi chimiche è stato confermato da varie indagini internazionali in almeno tre occasioni durante la guerra civile: nel 2013, quando fece lanciare missili contenenti l’agente nervino sarin sui sobborghi di Damasco; nel 2017, durante un attacco aereo vicino a Idlib; nel 2018, a Douma (in quel caso venne accertato l’utilizzo di cloro). Gli agenti nervini sono sostanze altamente tossiche che possono portare alla morte in pochi minuti, se inalate o se entrano in contatto con la pelle.

Una commemorazione dell’attacco del 2013 nei sobborghi di Damasco, in Siria, 21 agosto 2026 (Photo by Izz Aldien Alqasem/Anadolu via Getty Images)

In seguito al primo attacco e alle forti pressioni internazionali, nel 2013 Assad firmò la Convenzione sulle armi chimiche e promise che se ne sarebbe sbarazzato. Non lo fece, e altri attacchi seguirono.

Le armi chimiche furono soltanto uno degli strumenti di repressione del regime.

Assad fece arrestare, torturare e uccidere decine di migliaia di oppositori. Gli arrestati venivano trasferiti nell’enorme sistema carcerario del regime, usato per terrorizzare la popolazione. Molte persone sono scomparse, molte altre sono state ritrovate dopo la fine della dittatura in grosse fosse comuni. Durante la guerra civile, assieme agli alleati russi e iraniani, assediò le città in mano ai ribelli e affamò la popolazione. Si stima che in 13 anni sia stato ucciso circa mezzo milione di persone.

Bashar al Assad è stato condannato a morte ad agosto di quest’anno per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Attualmente è in Russia, dove vive con la sua famiglia sotto la protezione di Vladimir Putin, storico alleato.