Non c’è mai stato un videogioco come Grand Theft Auto VI

Lo sappiamo già prima che esca: non ci sono paragoni per il tempo e i soldi necessari a svilupparlo, per le ambizioni e per l'attesa

(Rockstar Games)
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Il 19 novembre uscirà Grand Theft Auto VI, uno dei videogiochi più attesi e ambiziosi di sempre: si stima che decine di milioni di persone lo compreranno nel primo anno, e interpreteranno i protagonisti Lucia e Jason, due rapinatori che vivono in una versione fittizia ma credibile di Miami e della Florida del Sud di questi anni. L’uscita di GTA VI è un evento che non ha eguali nel settore videoludico, e in generale ne ha pochi nell’industria dell’intrattenimento: monopolizzerà le attenzioni e le discussioni di tantissime persone, che per anni esploreranno le enormi possibilità offerte dal “mondo aperto” in cui è ambientato. Per costruire tutto questo però è servita una quantità di soldi e di tempo colossale.

“Mondo aperto” significa che ci si può spostare ovunque in una enorme mappa e fare più o meno quello che si vuole. C’è una storia principale, da completare interpretando i protagonisti durante i loro colpi e le loro varie vicissitudini, e poi c’è tutto il resto: esplorando e interagendo con la città e i personaggi si possono commettere abbastanza crimini da mobilitare l’esercito contro di sé ma anche passare delle ore seduti in un taxi a osservare la città dal finestrino.

Nel capitolo precedente, uscito nel 2013, tra le altre cose si poteva giocare a tennis, a golf e lanciarsi con il paracadute. Non si sa ancora a che livello si spingeranno le possibilità offerte da GTA VI, ma dalle anticipazioni si è visto per esempio che si potrà giocare a basket, andare a pesca o allenarsi in palestra.

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La serie Grand Theft Auto è nata nel 1997 e negli ultimi vent’anni è diventata straordinariamente influente e di successo. Lo studio che se ne occupa, Rockstar Games, ha sede a Edimburgo, in Scozia, e da almeno otto anni è al lavoro su Grand Theft Auto VI. L’episodio precedente è stato il secondo videogioco di maggior successo di sempre, preceduto solo da Minecraft (che però costa molto meno ed è disponibile per più sistemi di gioco, oltre che per smartphone e tablet). La curiosità e l’attesa suscitate da Grand Theft Auto VI sono tali che la presentazione delle prime sequenze di gioco, mostrata per alcune ore in esclusiva da Netflix, è stata vista in oltre 30 milioni di case e per alcuni giorni è diventato il contenuto più richiesto in 87 paesi. Per il Washington Post «Grand Theft Auto VI è il più grande evento pop nei media di quest’anno, se non del decennio».

Tra tutti i tipi di videogiochi esistenti, la serie Grand Theft Auto appartiene a quello più complesso e costoso da realizzare, e anche in un periodo storico in cui i tempi per creare un videogioco si sono molto allungati il nuovo capitolo è un’eccezione. Le fasi preliminari di studio sono cominciate intorno al 2018, l’anno in cui Rockstar Games ha completato il suo videogioco precedente (Red Dead Redemption 2) e la produzione vera e propria è partita nel 2020.

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In quegli stessi anni Rockstar Games ha dovuto anche ripensare la propria cultura aziendale, accusata di essere simile a quella di una confraternita in cui regnava un machismo tossico e di imporre ritmi di lavoro insostenibili.

Per capire quanto siano dilatati i tempi di Rockstar Games e di Grand Theft Auto VI: nel 2020 sono state lanciate PlayStation 5 di Sony e Xbox Series X|S di Microsoft, che entro un paio d’anni verranno sostituite dalle console di prossima generazione. Probabilmente nessuna altra serie di videogiochi può permettersi di non uscire con un nuovo prodotto per la maggior parte del tempo di vita di una generazione di console, senza essere sostituita da altre nell’immaginario collettivo e perdendo una parte significativa del proprio pubblico. Le prenotazioni di Grand Theft Auto VI, invece, stanno andando molto bene e secondo i dati della società d’analisi Sensor Tower stanno per raggiungere quota 5 milioni.

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Un periodo di sviluppo molto lungo fa anche lievitare i costi, e in un mercato che non se la passa proprio bene per la maggior parte degli studi e degli editori sarebbe un problema. Strauss Zelnick, l’amministratore delegato di Take-Two Interactive, l’editore statunitense del gioco, ha scherzato dicendo che Grand Theft Auto VI ha «un budget illimitato», a sottolineare la fiducia nei suoi creatori e soprattutto nella capacità del videogioco di raggiungere velocemente il pareggio quando sarà disponibile.

Come è abitudine nel settore, nemmeno Take-Two Interactive rende pubblici i costi di sviluppo dei suoi videogiochi. Per Business Insider il budget di Grand Theft Auto VI potrebbe aggirarsi tra 1 e 1,5 miliardi di dollari, molto di più dei 700 milioni di dollari di Call of Duty: Black Ops Cold War di Activision, uno dei pochi videogiochi di altissimo profilo di cui è noto il costo (la stima include anche le spese di promozione pubblicitaria).

Rockstar Games realizza pochi videogiochi, ma da tempo ognuno dimostra un’ambizione tale da essere difficilmente paragonabile a quelli della concorrenza. Red Dead Redemption 2 nel 2018 aveva applicato il sistema di gioco di Grand Theft Auto agli Stati Uniti di fine Ottocento, quando la crescente urbanizzazione stava cancellando il mondo di cowboy e rapinatori di diligenze. In quel caso l’attenzione al dettaglio fu per certi versi maniacale e allo stesso livello, se non superiore, a quella di videogiochi di dimensioni molto più ridotte, in cui cioè bisogna occuparsi di molti meno eventi e possibilità (che quindi richiedono molti meno sforzi creativi e tecnici alle persone che ci lavorano).

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Secondo Dazed, che è tra le poche testate internazionali ad aver parlato con i responsabili di Grand Theft Auto VI, il numero di persone coinvolte nel progetto è raddoppiato rispetto a Red Dead Redemption 2 mentre il mondo di gioco è grande due volte quello di Grand Theft Auto V. Sono misurazioni difficili da valutare quando un videogioco non è ancora uscito, ma il tempo speso da Rockstar Games sul gioco è talmente tanto, e le sue capacità così riconosciute, da renderle credibili.

Lo sforzo fatto da Rockstar Games è già in parte evidente dalle sequenze di gioco mostrate a fine agosto. Digital Foundry, il più autorevole sito dedicato all’analisi tecnica dei videogiochi, ritiene che per qualità delle animazioni, fotografia e livello di dettaglio Grand Theft Auto VI sia «un passo in avanti non solo rispetto a GTA V, ma a ogni videogioco di questa generazione». Non è una cosa da poco: per le loro dimensioni e i tanti eventi da calcolare, di solito i giochi a mondo aperto hanno un colpo d’occhio suggestivo, ma non garantiscono lo stesso livello di dettaglio e di raffinatezza di altri.

Anche se non ci sono conferme, è sensato ipotizzare che la maggior parte delle undici sedi di Rockstar Games sia al lavoro su Grand Theft Auto VI (all’episodio precedente avevano partecipato in sette). L’intera sede di Los Angeles di Rockstar Games è responsabile della creazione dei personaggi e degli ambienti di contorno. In giochi simili i personaggi non giocanti, cioè quelli che non possono essere controllati da chi gioca e che non fanno parte della trama principale, sono innumerevoli, perché servono a dare l’illusione che il mondo virtuale sia molto popolato. Sono ovviamente molto meno curati e convincenti rispetto ai protagonisti e in molti casi vengono creati automaticamente da dei software, limitandosi a rispettare alcune indicazioni di fondo date dai progettisti del videogioco. Tutto il contrario di quanto accadrà in Grand Theft Auto VI in cui, dice Rockstar Games, ogni personaggio e ogni ambiente sono stati curati artigianalmente.

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Le interazioni con altri personaggi sono praticamente infinite, e per farsi un’idea per GTA V erano state registrate circa 160mila battute diverse. Per Red Dead Redemption 2 erano state addirittura 500mila, e ci si aspetta che GTA VI ne avrà almeno altrettante.

I giochi a mondo aperto come Grand Theft Auto sono andati molto forte per quasi un decennio, ma il loro sviluppo richiede molte persone, molti anni e budget significativi. È un modello che negli ultimi anni non funziona più così bene, perché l’aumento dei costi è stato tale che per recuperarli è necessario vendere molti milioni di copie e i tempi di sviluppo sono così lunghi da occupare per molti anni interi studi (che non possono occuparsi di altro). Per questo l’atteggiamento ancora più ambizioso di Rockstar Games con Grand Theft Auto VI è a suo modo sorprendente e unico, nonostante sia coerente con la storia dello studio e della serie. Keza MacDonald del Guardian ha detto che Grand Theft Auto VI è «l’esempio definitivo degli eccessi dello sviluppo su grandissima scala e di ciò che si può ottenere con un simile modello».

Jillian Carr è una stilista di Miami che dal 2023 ha collaborato con Rockstar Games per creare non solo vestiti e accessori a disposizione degli abitanti del mondo di Grand Theft Auto VI, ma un sistema che alterna mode e tendenze con il passare del tempo. Per Carr è stata «un’esperienza e un privilegio irripetibili». «Il nostro obiettivo è creare una cultura viva e credibile», ha spiegato Stuart Petri, uno dei responsabili di Grand Theft Auto VI.

Qualcosa di simile accade con altre parti dell’enorme sistema di gioco di Grand Theft Auto VI: i televisori trasmettono contenuti creati appositamente da uno studio esterno, tra cui una serie animata simile a I Griffin. Attraverso i loro telefoni i protagonisti possono scorrere il feed di un social network in cui sono gli altri personaggi, o i comprimari, a pubblicare post, immagini e filmati. Le gare in auto o in moto già mostrate nella presentazione di fine agosto somigliano parecchio a videogiochi di guida, che non devono certo occuparsi di creare e gestire un mondo virtuale fuori dagli autodromi.

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Per anni i ricercatori di Rockstar Games hanno vissuto a Miami, accompagnando le forze di polizia durante le loro operazioni, assistendo alle corse negli ippodromi, parlando con i proprietari di club notturni e poligoni di tiro privati. In alcuni casi persone particolarmente rispettate nei differenti quartieri sono state assunte come consulenti: «chiunque di abbastanza noto o influente si rendesse disponibile», ha detto lo sceneggiatore Michael Wiafe. Jamie-Lee Lloyd, direttrice artistica dei personaggi di Grand Theft Auto VI, ha spiegato che l’esperienza in prima persona a Miami e nella Florida del Sud ha permesso a Rockstar Games di capire quelle che definisce «le identità che vogliamo rappresentare, pur filtrandole attraverso la tipica lente di GTA e delle storie che vogliamo raccontare».

Il gioco sarà disponibile il 19 novembre, dopo che la data di lancio è stata rimandata per due volte (inizialmente venne annunciato per l’autunno del 2025). Diversamente da quanto accade per la maggior parte dei videogiochi ad altissimo budget realizzati da editori che non sono proprietari di una piattaforma (come Sony, Microsoft e Nintendo con PlayStation, Xbox e Switch), non sarà disponibile per pc. Questo dovrebbe teoricamente rendere più complesso per Rockstar Games rientrare dell’enorme investimento fatto, ma secondo la società di analisi Newzoo Grand Theft Auto VI potrebbe comunque incassare tra i 3,3 e i 5,2 miliardi di dollari solo nella settimana di lancio. Ci sono volute tre settimane perché Odissea, il nuovo film del regista Christopher Nolan, raggiungesse un miliardo di dollari.

Un simile risultato, che è stato calcolato sulla base delle prenotazioni e delle vendite degli episodi precedenti, sarebbe ancora più significativo perché Grand Theft Auto VI sarà disponibile solo in formato digitale. Anche acquistando l’edizione confezionata in un negozio non si otterrà che un codice per accedere al download. È una scelta in linea con le abitudini dei videogiocatori, ma che rischia comunque di escludere una parte di pubblico, perché elimina il mercato delle copie fisiche usate.

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Nessuna stima di incassi al momento tiene in considerazione quelli della modalità di gioco online, che comunque non sarà disponibile al lancio. Ancora nel 2026, a tredici anni dall’uscita, un furto di dati a Rockstar ha rivelato che gli incassi attraverso l’acquisto di elementi di gioco aggiuntivi per le partite online a GTA V ammontavano a circa 1,3 milioni di dollari al giorno.

Nei giorni precedenti all’anteprima di Grand Theft Auto VI su Netflix un gruppo di hacker, che potrebbe anche essere una sola persona, ha diffuso senza autorizzazione filmati di gioco apparentemente registrati da una versione trafugata. Ha detto di averlo fatto per rivendicare i diritti dei videogiocatori che «ogni anno ottengono sempre meno per quello che pagano», riferendosi proprio all’assenza di un disco nella confezione di Grand Theft Auto VI. Non è la prima volta che simili sabotaggi colpiscono Grand Theft Auto VI: il primo trailer venne pubblicato in anticipo, perché già distribuito illegalmente da un gruppo di hacker alcune ore prima di quanto previsto da Rockstar Games. Per quanto il trafugamento di filmati o dei codici sorgente dei videogiochi non sia una novità, la notorietà e l’attesa generata da Grand Theft Auto VI hanno reso gli attacchi più frequenti e dalle conseguenze più profonde.

Il New York Times ha paragonato l’uscita di Grand Theft Auto VI a quella di un nuovo disco di Beyoncé o un nuovo film di Martin Scorsese: «uno di quei rari momenti monoculturali in un mondo frammentato».

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