Meta ha patteggiato un risarcimento di 18 miliardi di dollari per chiudere un enorme processo

Era accusata di aver usato Instagram e Facebook per creare dipendenza, e rischiava di dover pagare molti più soldi

Uno striscione esposto dagli attivisti fuori dall'aula in cui si è svolto il processo, con i nomi e le età di persone che secondo loro sono morte a causa dei social media, il 18 agosto 2026 (AP Photo/Noah Berger)
Uno striscione esposto dagli attivisti fuori dall'aula in cui si è svolto il processo, con i nomi e le età di persone che secondo loro sono morte a causa dei social media, il 18 agosto 2026 (AP Photo/Noah Berger)
Caricamento player

Meta, l’azienda che possiede Instagram e Facebook, si è accordata con 29 stati statunitensi per pagare fino a 18 miliardi di dollari (15,45 miliardi di euro) di risarcimenti e chiudere così un processo in cui era accusata di aver progettato volontariamente le sue piattaforme social in modo che creassero dipendenza e di aver violato la privacy degli utenti minorenni. I pagamenti saranno distribuiti su 10 anni.

Era una delle cause più grosse fra le molte che l’azienda ha affrontato negli ultimi anni riguardo al funzionamento dei suoi prodotti: Meta aveva detto che il risarcimento richiesto poteva arrivare circa fino a 1.400 miliardi di dollari (circa 1.200 miliardi di euro), quasi quanto il valore complessivo delle azioni di Meta quotate in borsa. I procuratori avevano ridimensionato l’entità del risarcimento, ipotizzandone uno da 200 miliardi di dollari (171 miliardi di euro). Le fasi preliminari del processo erano iniziate pochi giorni fa.

Meta aveva respinto le accuse. L’accordo non prevede un’ammissione di colpevolezza, e dovrà essere approvato dal tribunale. L’azienda ha anche accettato di imporre di default dei limiti giornalieri all’utilizzo delle proprie app da parte degli adolescenti, un blocco sulla loro attività durante la notte e limitare le notifiche che ricevono durante le ore scolastiche. Queste impostazioni sarebbero modificabili solo con l’autorizzazione dei genitori. Si è impegnata anche a rafforzare il sistema di verifica dell’età per impedire ai bambini di vedere contenuti inappropriati e ad aumentare in generale gli strumenti di supervisione a disposizione dei genitori.

Gli stati ricorrenti ritenevano che i dirigenti di Meta fossero al corrente dei potenziali danni causati dagli algoritmi dei loro social network e che non abbiano fatto abbastanza per limitarli, anteponendo i risultati economici al benessere degli utenti. L’azienda è accusata inoltre di aver raccolto dati su utenti minorenni, anche di 13 anni, senza il consenso dei genitori, in violazione della legge federale.

Sono ancora aperte molte altre cause contro l’azienda, tutte accomunate dalla tattica utilizzata dall’accusa, che prende spunto da quella usata negli anni Novanta contro le principali società produttrici di sigarette. Anche loro furono accusate di aver ignorato gli effetti negativi dei loro prodotti, pur essendone al corrente. Le società di sigarette dovettero risarcire alcuni clienti per centinaia di miliardi di dollari e accettarono di modificare le pratiche di marketing per aumentare la protezione e la consapevolezza dei consumatori.

– Leggi anche: Il primo processo per stabilire se i social media creano dipendenza

La difesa di Meta sosteneva invece che non esistessero prove scientifiche della dipendenza creata dai social network, e che quindi le argomentazioni dell’accusa non fossero sufficientemente fondate. Faceva anche riferimento a una norma federale degli Stati Uniti che la solleva dalla responsabilità dei contenuti che pubblicano gli utenti.

Il risarcimento previsto dall’accordo prevede il pagamento di 17,6 miliardi di dollari a 48 stati federati, al distretto di Washington, a Porto Rico e alcuni altri territori statunitensi, e di altri 459 milioni di dollari specificatamente per accuse di violazione della privacy legate al caso Cambridge Analytica, un’azienda di consulenza britannica finita al centro di un grosso scandalo negli anni scorsi per il modo in cui aveva gestito i dati degli utenti di Facebook.

A marzo una giuria popolare di Los Angeles aveva condannato Meta e Google a risarcire con 6 milioni di dollari una donna che aveva accusato le due società di aver contribuito alla sua dipendenza dai social, sviluppata durante l’infanzia e sfociata in ansia, depressione e problemi legati all’immagine e alla percezione del proprio corpo.

A inizio agosto invece un tribunale del New Mexico aveva imposto a Meta il pagamento di una multa da 567 milioni di dollari (quasi 500 milioni di euro), per non aver avvertito correttamente gli utenti dei pericoli che i minori corrono sulle sue piattaforme, soprattutto riguardo ai predatori sessuali online e all’esposizione a materiale sessualmente esplicito. La sanzione si era aggiunta a quella da 375 milioni di dollari (325 milioni di euro) che sempre il tribunale del New Mexico le aveva inflitto a marzo di quest’anno.