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  • Giovedì 3 settembre 2026

Si sa ancora poco sulla famiglia trovata morta a Pietralata

L'ipotesi delle indagini è che i genitori si siano uccisi con la figlia perché sopraffatti dai problemi legati alla sua disabilità

Carabinieri e polizia mortuaria davanti all'appartamento della famiglia nel quartiere Pietralata, a Roma (ANSA/Riccardo Antimiani)
Carabinieri e polizia mortuaria davanti all'appartamento della famiglia nel quartiere Pietralata, a Roma (ANSA/Riccardo Antimiani)

Lunedì Luca Abbasciano e Valentina Pambianco, un uomo e una donna di 42 e 41 anni, e la loro figlia di 5 anni sono stati trovati morti con ferite da arma da fuoco nella loro casa di Pietralata, un quartiere nella zona est di Roma. Anche il cane della famiglia è stato trovato morto. L’ipotesi delle indagini è che uno dei coniugi abbia ucciso gli altri familiari per poi togliersi la vita.

Chi indaga sta anche cercando di capire se nella vicenda possano aver avuto un ruolo le difficoltà nel gestire la bambina, che fin dalla nascita aveva una grave disabilità. Negli scorsi giorni sono state diffuse molte informazioni dettagliate sulla vita e sulle abitudini della famiglia, in alcuni casi superflue ai fini della cronaca essenziale dei fatti e in parte apertamente smentite da amici e conoscenti della coppia. Le indagini sono ancora in corso e per il momento i punti fermi sono pochi.

Restano da verificare, per esempio, molti dettagli sui tempi e sulle modalità delle morti. I corpi sono stati trovati lunedì, dopo che alcuni parenti hanno chiesto aiuto perché non riuscivano a mettersi in contatto con la coppia, ma è probabile che fossero lì già da alcune ore, se non giorni. Un’amica di famiglia, che ha chiesto di rimanere anonima, ha raccontato sui social di aver sentito Pambianco venerdì, di averle poi mandato un messaggio rimasto senza risposta e di averle scritto nei giorni successivi un altro messaggio che non è risultato nemmeno consegnato.

Non è chiaro quale dei due coniugi abbia eventualmente sparato, né se l’abbia fatto dopo essersi accordato con l’altro. L’arma usata è una pistola Glock legalmente detenuta da Abbasciano. Nell’appartamento gli investigatori hanno trovato diversi biglietti d’addio che sembrano firmati da entrambi e che descrivono la fatica e l’incapacità di continuare a occuparsi da soli di una bambina con disabilità. I messaggi sembrerebbero corroborare l’ipotesi di un gesto concordato, ma gli investigatori non escludono che i biglietti possano essere stati scritti e firmati da una sola persona.

Informazioni più solide potrebbero arrivare dagli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria: l’autopsia sui tre corpi prevista per giovedì e la prova dello stub, un esame medico legale che serve a rilevare residui di polvere da sparo sulla pelle e sui vestiti di una persona per capire se abbia utilizzato un’arma da fuoco. I carabinieri hanno anche sequestrato i computer e i telefoni della coppia.

Altri approfondimenti riguardano invece i conti bancari della famiglia: gli inquirenti stanno cercando di capire se la coppia si trovasse in difficoltà economica e se questa possa essere stata una motivazione ulteriore per un eventuale gesto omicida e suicida. Amici e parenti hanno raccontato che per la disabilità della bambina la famiglia avrebbe usufruito di cure sperimentali per le quali si sarebbe rivolta alla NeuroCytonix, una clinica in Messico che utilizza il cosiddetto Cytotron, un macchinario progettato da un medico indiano e proposto per il trattamento di molti tipi diversi di malattie tra cui l’artrite reumatoide, il cancro e la paralisi cerebrale.

È un trattamento molto costoso, ma la comunità scientifica internazionale non ne ha mai riconosciuto l’efficacia e non ha mai ricevuto l’approvazione di nessuna autorità regolatoria, specialmente in Europa o negli Stati Uniti, dove vigono regole più severe che altrove. Le famiglie che vi ricorrono sono spinte soprattutto da una speranza di miglioramento per i propri familiari, magari persuase da contenuti letti online o da altre persone che sostengono di averne tratto benefici, e spesso pagano le grosse spese mediche grazie a raccolte fondi su piattaforme di crowdfunding.

La stessa donna che ha raccontato sui social dei messaggi mandati a Pambianco ha detto di aver conosciuto la coppia di Pietralata perché anche lei si era rivolta alla NeuroCytonix per far seguire la figlia con disabilità. Ha spiegato che un ciclo di trattamento con Cytotron in Messico costa tra i 60mila e i 70mila euro, tra viaggi aerei, vitto e alloggio per diverse settimane, assicurazioni e spese mediche. Ha detto che solo alla clinica vanno versati per il trattamento 37mila dollari (circa 32mila euro).

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Dove chiedere aiutoSe sei in una situazione di emergenza, chiama il numero 112. Se tu o qualcuno che conosci ha dei pensieri suicidi, puoi chiamare il Telefono Amico allo 02 2327 2327 tutti i giorni dalle 9 alle 24, oppure via WhatsApp dalle 18 alle 21 al 324 0117252Puoi anche chiamare l’associazione Samaritans al numero 06 77208977, tutti i giorni dalle 13 alle 22.