Stavolta il terremoto ai Campi Flegrei ha fatto danni grossi
Ci sono centinaia di edifici sgomberati, e un mese dopo la scossa molte persone dormono ancora in macchina o sui lettini vicino al lungomare
di Angelo Mastrandrea, foto di Mauro Pagnano
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A Pozzuoli, una cittadina di 82mila abitanti a nordovest di Napoli, il terremoto del 31 luglio ha provocato più danni del solito. La città è abituata a convivere con le scosse provocate dal bradisismo, cioè dal sollevamento o abbassamento del suolo dovuto all’attività vulcanica nel sottosuolo: in genere sono di bassa intensità, fanno pochi danni e l’emergenza dura al massimo qualche giorno. Questa volta invece va avanti da più di un mese e durerà ancora a lungo.

Il centro storico di Pozzuoli con la rocca del rione Terra. Il quartiere fu interamente evacuato nel 1970 a causa dei danni e del sollevamento del suolo provocati dalla crisi bradisismica di quegli anni. Era stato appena ristrutturato e ora è stato richiuso. (Mauro Pagnano per il Post)
La scossa è stata più forte delle precedenti e ha finito di rovinare edifici già danneggiati dalle precedenti scosse, o ha reso di nuovo inagibili palazzi appena ristrutturati. Sono state sfollate 4mila persone, molte più degli altri terremoti. In passato c’erano stati sgomberi più contenuti, al massimo di 1.500 persone, come fu il 20 maggio 2024. La maggior parte è ospite di amici e parenti, perché gli affitti sono molto costosi e il contributo statale di 200 euro a persona, più eventuali bonus per anziani, bambini e persone disabili, non è sufficiente a pagarli. Molti dormono ancora per strada. Basta farsi un giro di notte sul lungomare Sandro Pertini per vedere auto parcheggiate con intere famiglie all’interno, e persone addormentate su lettini, sedie e sdraio prese dai lidi, e sistemate sotto gazebo allestiti dalla Protezione Civile.

Gruppi di famiglie sfollate trascorrono la serata sul lungomare Sandro Pertini, sotto i gazebo della Protezione Civile, prima di mettersi a dormire nelle auto o sui lettini allestiti all’aperto. (Mauro Pagnano per il Post)

Un uomo dorme su un lettino da spiaggia sul lungomare Sandro Pertini. Lo stabile in cui risiedeva è tra gli edifici evacuati dopo il terremoto del 31 luglio. (Mauro Pagnano per il Post)
Un mese dopo il terremoto sono ancora chiuse la guardia medica, le poste, diversi negozi, alcune banche e 19 chiese: le opere che si trovavano all’interno sono state trasferite e le cerimonie sono state spostate in altri comuni o si svolgono all’aperto. Il mercato all’ingrosso del pesce è aperto solo parzialmente perché è crollata la copertura, rifatta da pochi anni. Sono stati sgomberati la gran parte dei palazzi costruiti dall’Olivetti negli anni Settanta per gli operai della vicina fabbrica e molti edifici del rione Cappuccini, a ridosso della centrale via Napoli.

La facciata di un edificio lesionato ed evacuato all’inizio di via Napoli a Pozzuoli. (Mauro Pagnano per il Post)

Una messa all’aperto della parrocchia di Santa Maria alle Grazie in Piazza della Repubblica, a Pozzuoli. (Mauro Pagnano per il Post)
È stato chiuso di nuovo pure il rione Terra, il quartiere più antico della città, scavato nel tufo e a ridosso del mare: all’interno sono inagibili l’ex municipio, il duomo costruito su un antico tempio romano e il palazzo Migliaresi, che ospitava eventi culturali e mostre.
Il rione si trova nella zona di massima deformazione della cosiddetta caldera, cioè la conca vulcanica: da quando nel 2005 cominciò la nuova fase bradisismica si è alzato di un metro e 70 centimetri, e continua a sollevarsi di un centimetro al mese. Era stato appena ristrutturato con fondi europei, regionali e statali per farne un albergo diffuso per i turisti e per ospitare le squadre della Coppa America, la più antica e importante competizione velistica mondiale, che si svolgerà a settembre del 2027 nella vicina Bagnoli ed è considerata un’occasione per la città, sia per mettersi in mostra che per risollevare l’economia. Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha stimato un indotto per la città di un miliardo e mezzo di euro.

Un ingresso del rione Terra, chiuso al pubblico dopo il terremoto del 31 luglio. Sullo sfondo, la piazza interna con palazzo Migliaresi, recentemente ristrutturato e inagibile dopo il terremoto del 31 luglio. (Mauro Pagnano per il Post)

Salvatore Corsaro, 84 anni, testimone di tre crisi bradisismiche nell’area flegrea. Fu uno degli abitanti del rione Terra evacuati nel 1970, fu sfollato una seconda volta dal centro storico nel 1983 e ora è di nuovo “terremotato”. Nel tempo libero raccontava la storia del rione Terra ai turisti, che però ora non ci sono più. (Mauro Pagnano per il Post)
Il terremoto avvenuto alle 19:46 del 31 luglio è stato il più forte degli ultimi quarant’anni nei Campi Flegrei: la scossa ha raggiunto una magnitudo di 4.7 ed è avvenuta a una profondità di appena tre chilometri. Per questo è stata avvertita in maniera più forte. Secondo gli esperti è stato l’apice di un nuovo bradisismo. Dal 20 maggio 2024 ci sono stati cinque terremoti di intensità superiore ai 4 gradi di magnitudo. Il sollevamento del suolo è visibile a occhio nudo nella darsena, rimasta con pochissima acqua e senza collegamento al mare perché da gennaio 2005 il suolo si è alzato di 30 centimetri.

La rocca del rione Terra vista dalla darsena. (Mauro Pagnano per il Post)

Barche da pesca in secca e bloccate sul fondale emerso della darsena, ai piedi della rocca del rione Terra. Il progressivo sollevamento del suolo causato dal bradisismo – che ha raggiunto un innalzamento complessivo di circa 170 centimetri dal 2005 a oggi – ha provocato il totale prosciugamento dello specchio d’acqua portuale, favorendo la crescita di vegetazione spontanea e canneti intorno agli scafi. (Mauro Pagnano per il Post)
Per le strade del centro storico, attorno al porto e sul lungomare, non si vedono turisti. I traghetti per Ischia e Procida sono pieni, ma pochissimi si fermano in città. Di sera non c’è più movimento, e i commercianti rimasti aperti dicono di essere in difficoltà. «Non viene più nessuno, hanno tutti paura delle scosse, se prosegue così il mio lavoro rischia di finire», dice Lucia Zacco, che ha un negozio di abbigliamento vicino al porto aperto dal 1964. Anche lei è stata sfollata dalla sua abitazione, che aveva appena ristrutturato dopo la scossa del 20 maggio 2024. Il comune l’ha sistemata in un hotel a Casavatore, un comune a nord di Napoli: ogni sera chiude il negozio e se ne torna a dormire lì.

Una manifestazione degli sfollati da Pozzuoli a Bagnoli, il 26 agosto. La mobilitazione, promossa dal Comitato Emergenza Campi Flegrei, chiedeva al governo e alla Regione Campania il riconoscimento dello stato di emergenza e tutele per le migliaia di persone sgomberate. (Mauro Pagnano per il Post)

Lucia Zacco, commerciante e sfollata, alla manifestazione del 26 agosto. (Mauro Pagnano per il Post)
Poco più di un centinaio di persone sono state sistemate in hotel della provincia e 53 al Palatrincone, un palazzetto dello sport adibito a dormitorio dalla Protezione Civile. Si trova a Monterusciello, il quartiere costruito per ospitare gli sfollati del bradisismo del 1983, su una collina a una decina di chilometri di distanza.
Via Napoli, che costeggia il mare, è stata una delle zone più colpite dal terremoto, anche perché molte case sono state costruite sotto un costone di tufo che in parte è franato. Tra loro ci sono persone anziane, coppie giovani con bambini, famiglie intere con nonni e nipoti. Mangiano quasi ogni giorno pizze e panini, perché la Protezione Civile non porta più pasti, e utilizzano i bagni dei bar o l’unico bagno pubblico che c’è sul lungomare.

Due donne anziane dirette al tendone della Protezione Civile allestito a Monterusciello per distribuire generi di prima necessità agli sfollati. (Mauro Pagnano per il Post)

I resti del macellum romano a Pozzuoli, noto come Tempio di Serapide. L’edificio è considerato il principale indicatore empirico del bradisismo nell’area flegrea: i fori lasciati dai molluschi marini sulle tre colonne centrali testimoniano le fasi storiche di sommersione e riemersione del suolo nel corso dei secoli. (Mauro Pagnano per il Post)
Le persone preferiscono rimanere lì piuttosto che fare la spola con qualche albergo della provincia o andare a dormire al Palatrincone. Qualcuno ha forzato i sigilli ed è rientrato di nascosto nelle case pericolanti, nonostante le ordinanze di sgombero. Altri ci tornano solo durante la giornata o per andare a recuperare qualcosa. Molti non hanno l’auto o sono impiegati con lavori part-time e sottopagati, spesso in nero, che rischiano di perdere se si spostano troppo lontano.
«Chiedono fino a 1.700 euro al mese per un appartamento, molti non vogliono cani e bambini, c’è una grande speculazione», dice Teresa Furno, che da un mese dorme per strada con la figlia che ha 21 anni e una disabilità psicologica. Furno lavora part-time in un ristorante. Il comune ha fatto sapere che farà da garante con i proprietari e che sta studiando bonus e sgravi fiscali per chi affitta le case agli sfollati.

Teresa Furno all’interno dell’automobile in cui dorme, parcheggiata sul lungomare Sandro Pertini. (Mauro Pagnano per il Post)

L’esterno del palazzetto dello sport “Alfonso Trincone” di Monterusciello, adibito a centro di prima accoglienza. La struttura ha ospitato una parte delle 4mila persone sfollate. Man mano che hanno trovato una sistemazione sono andate via. (Mauro Pagnano per il Post)
Al Palatrincone i letti sono stati sistemati sul campo di gioco e sono state attrezzate per dormire anche alcune stanze. Ci sono medici che controllano le persone più anziane e chi ne ha bisogno, e vengono forniti pasti caldi. A un mese dal terremoto, sono rimaste a dormire lì 53 persone che ancora non hanno trovato una sistemazione.
Tra loro c’è Mario Carusiello, un cantante quasi novantenne molto noto a Pozzuoli, che nel 1983 scrisse una canzone sul bradisismo. Vincenzo Affinito e sua moglie Maria abitavano nel rione Cappuccini e dicono di essere stati sgomberati perché il palazzo confinante con il loro è pericolante per via di un piano sopraelevato che lo ha squilibrato. Lucia D’Angiò viveva in affitto vicino al Tempio di Serapide, quello con le colonne simbolo del bradisismo. La sera del terremoto è rientrata in casa per soccorrere il suo cane Marek, che ha chiamato così in onore dell’ex centrocampista del Napoli Marek Hamsik. Dice che ha deciso di andarsene definitivamente da Pozzuoli perché non ce la fa più a vivere con la paura delle scosse.

Lucia D’Angiò con Marek davanti al Palatrincone a Monterusciello, dove va a dormire tutte le notti. (Mauro Pagnano per Il Post)

L’ingresso di una casa popolare dove vivevano alcune famiglie che ora dormono sul lungomare di Pozzuoli. (Mauro Pagnano per il Post)
Secondo le cifre comunicate dalla prefettura di Napoli, dal 31 luglio a Pozzuoli ci sono state 480 ordinanze di sgombero e i vigili del fuoco hanno dichiarato inagibili 217 edifici. La Regione Campania ha stanziato 7 milioni di euro per l’emergenza. Se vogliono tornare nelle case i proprietari devono metterle in sicurezza a proprie spese, e non sempre vogliono o possono. Per ristrutturarle invece possono chiedere il sostegno dello Stato. In un decreto legge approvato dal governo il 7 agosto, dopo l’ultimo terremoto, il contributo è stato aumentato dal 50 per cento fino al 70 per cento.
A Pozzuoli però tutti temono il precedente del 2024. Le 1.500 persone sfollate dopo quel terremoto non hanno ancora visto un centesimo. Chi poteva ha risistemato le abitazioni a proprie spese, gli altri stanno ancora aspettando. «Ho speso 60mila euro di tasca mia per poter rientrare in casa», dice Luciano Marini, un architetto sfollato nel 2024.
La metà delle domande presentate dopo il terremoto del 2024 è stata respinta, perché durante le perizie sono stati trovati interventi abusivi di cui spesso i proprietari non erano neppure consapevoli. C’è chi ha comprato un appartamento in un palazzo dove sono stati aggiunti uno o due piani abusivi o dove una finestra, un muro o una veranda erano stati costruiti o spostati senza autorizzazione. Laura Iovinelli, del Comitato Emergenza Campi Flegrei, fu sfollata nel 2024 e non ha ricevuto il finanziamento pubblico per un tramezzo abusivo. Dice di aver comprato l’appartamento negli anni Novanta senza sapere di questa modifica e che dagli atti è emerso che l’ampliamento era stato fatto decenni prima. Ora vive da alcuni parenti con sua sorella.

Laura Iovinelli al megafono alla testa del corteo del 26 agosto. (Mauro Pagnano per il Post)
«Le persone non chiamano i vigili del fuoco perché temono di non poter più tornare in casa per anni», spiega Ciro di Francia, del comitato Pozzuoli Sicura. «Le ordinanze di sgombero scaricano le responsabilità sui proprietari, che per poter rientrare devono mettere in sicurezza l’abitazione a proprie spese, oppure hanno paura di non ricevere i fondi per la ristrutturazione perché hanno commesso un piccolo abuso edilizio». Il risultato è che non esiste un censimento del rischio per tutti gli edifici cittadini, e nei vicoli del centro storico si alternano palazzi sgomberati ad altri abitati.



