Cosa è successo in un mese di controlli alla frontiera tra Italia e Spagna

Sono state respinte solo 8 persone di nazionalità marocchina, quasi certamente non provenienti da Ceuta, tra molta propaganda

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ospite della trasmissione L’aria che tira su La7 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ospite della trasmissione L’aria che tira su La7 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
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Fonti del ministero dell’Interno hanno diffuso alcuni numeri sui controlli fatti nell’ultimo mese sulle persone provenienti dalla Spagna. I controlli erano stati introdotti il 1° agosto e sarebbero dovuti terminare a fine mese, ma il governo italiano li ha prorogati per altri 15 giorni, sebbene i dati non sembrino mostrare una particolare necessità o efficacia rispetto a quello che era l’obiettivo iniziale, cioè fermare persone migranti potenzialmente pericolose in arrivo dal Marocco, in particolare quelle passate prima attraverso l’exclave spagnola di Ceuta e poi attraverso la Spagna.

Il ministero ha fatto sapere che dal 1° al 31 agosto sono state monitorate circa 500mila persone consultando le liste dei passeggeri di voli e traghetti. Significa che i dati dei passeggeri venivano incrociati con quelli contenuti in banche dati sulla sicurezza per intercettare persone potenzialmente pericolose. 180mila persone provenienti dalla Spagna sono state identificate al momento del loro ingresso in Italia: in pratica hanno dovuto mostrare la loro carta d’identità se erano passeggeri europei, o sono stati sottoposti a controlli più approfonditi se venivano da paesi esterni all’Unione Europea. In questi casi i controlli sono stati soprattutto a campione.

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Tra le persone identificate, quelle respinte alla frontiera sono state solo 31, per la maggior parte cittadini sudamericani che hanno fatto scalo in Spagna e stavano raggiungendo l’Italia senza visto o documenti validi. Le persone arrestate invece sono state 6.

Soltanto 8 dei passeggeri in arrivo dalla Spagna e respinti erano cittadini marocchini: anche se non è stato detto ufficialmente dal ministero è quasi impossibile che fossero passati prima da Ceuta, che già di suo impone controlli molto rigorosi sulle persone che entrano ed escono dall’exclave, comprese quelle che attraversando il confine marocchino vogliono raggiungere l’Europa continentale. Nelle ultime settimane il governo spagnolo e la Commissione europea hanno detto più volte che nessuna delle migliaia di persone migranti arrivate a Ceuta dal Marocco durante la crisi migratoria di inizio agosto è riuscita a raggiungere la Spagna.

Il governo italiano aveva introdotto i controlli dopo che tra il 30 e il 31 luglio oltre 70mila persone migranti erano entrate irregolarmente a Ceuta attraversando il confine con il Marocco, con la compiacenza delle autorità marocchine. I giornali e i politici l’avevano definita una «sospensione del trattato di Schengen», cioè quello sulla libera circolazione delle persone tra gli stati dell’Unione Europea. In realtà non c’era stata una sospensione, ma era stata applicata una delle misure previste dal trattato stesso, che consente «il ripristino del controllo alle frontiere interne […] in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna».

Fin dall’inizio era stato chiaro che il governo italiano avesse introdotto questi controlli soprattutto per questioni di politica interna: per mostrarsi risoluto nei confronti dell’immigrazione irregolare in giorni in cui moltissime persone si erano accorte di quello che stava succedendo a Ceuta. Alcuni politici di opposizione suggerivano l’idea senza fondamento secondo cui molti immigrati irregolari potevano arrivare prima in Europa e poi in Italia: a farlo era in particolare Futuro Nazionale, il partito di estrema destra di Roberto Vannacci che fa opposizione al governo di Meloni con argomenti che tradizionalmente sono stati usati nelle campagne elettorali proprio dalla destra.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è rimasto vago sulle motivazioni che hanno portato il governo a prorogare i controlli, nonostante le rassicurazioni europee e nonostante dai dati non emerga una situazione emergenziale. Ha detto che la decisione è stata presa sulla base di «un’analisi fatta dagli specialisti che si riuniscono nel Comitato di analisi della sicurezza delle frontiere», i quali hanno valutato che la situazione a Ceuta non sia cambiata rispetto a quando i controlli erano stati introdotti.

Le motivazioni ufficiali, quindi, restano le stesse dell’inizio, esplicitate in un’intervista al Corriere della Sera dal ministro degli Esteri Antonio Tajani: «la ragione è la prevenzione del terrorismo e il contrasto all’immigrazione irregolare». È una motivazione di cui erano già stati messi in risalto i limiti e le contraddizioni: l’Italia non condivide confini con la Spagna, quasi tutte le persone migranti arrivate a Ceuta durante la crisi migratoria erano tornate indietro nelle prime 24 ore e Ceuta fa già controlli molto serrati.

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Lo stesso Piantedosi, tra l’altro, ha detto che la proroga è stata solo di 15 giorni perché, per quanto permangano alcuni pericoli, «è apprezzabile lo sforzo che sta facendo il governo spagnolo con l’Unione Europea per creare il giusto superamento della situazione che si è creata».

I controlli di frontiera introdotti dalla Spagna nei confronti dei cittadini provenienti dall’Italia sono stati su una scala molto ridotta rispetto ai controlli italiani: dall’8 al 22 agosto i voli controllati sono stati 1.066 per un totale di 12.337 persone identificate.